L'acqua un bene prezioso

Dr. Emanuele Orsi - Agronomo


L'acqua è stata considerata per anni un bene di scarso valore in quanto ritenuta di fatto inesauribile e di nessun costo reale.

A conferma di ciò possiamo tranquillamente affermare che nessuna azienda agricola si è mai veramente preoccupata di fare un uso accorto e tecnicamente corretto di questo elemento, anche quando, come accade per le aziende ricadenti in comprensori di irrigazione, gestiti da consorzi di bonifica, l'acqua viene di fatta pagata sulla base di specifici parametri economici.

Solo in paesi aridi le si è dato un valore considerandola di fatto un fattore di produzione con un costo proprio e un proprio rendimento monetario.

Ad esempio, nella realtà israelita, l'acqua d'irrigazione è sempre stata considerata un elemento fondamentale di produzione di cui tenere conto sia del costo d'utilizzo sia del ricavo marginale sia deriva dal suo impiego.

Tali concetti, pur non essendo estranei alla nostra coltura, non hanno mai trovato un'applicazione estesa, in quanto il concetto che l'acqua fosse un bene privo di costo monetario ha fatto aggio su ogni altra considerazione.

Solo negli ultimi anni le aziende più avanzate si sono cominciate a confrontare con i costi di gestione relativi all'irrigazione in funzione delle spese e degli ammortamenti relativi alle opere d'adduzione e distribuzione delle acque ma, nessuna, ha mai dato un valore all'acqua in se e per se.

Attualmente, anche a seguito d'iniziative legislative in sede C.E.E, ed alle susseguenti leggi nazionali da queste derivate, tale concetto di bene inesauribile e di scarso valore è in fase di superamento a favore di una valutazione dell'acqua come di una risorsa limitata di cui fare un uso corretto al fine di non dissipare un bene che è considerato patrimonio di tutti.

In questa nuova ottica e nella ipotesi che, in un tempo non troppo lontano, l'acqua avrà un suo costo, è opportuno per le aziende agricole, soprattutto quelle che per la loro specializzazione colturale utilizzino grandi volumi d'acqua, un ripensamento sui modi d'utilizzo dell'acqua irrigua individuando metodi d'irrigazione e d'utilizzazione che riducano al minimo gli sprechi di questa risorsa.

Senza addentrarci in eccessivi tecnicismi riteniamo di poter affermare che le possibili strade che possono essere seguite siano le seguenti:

A) RECUPERO DELLE ACQUE E LORO RIUTILIZZO

La possibilità di recuperare l'acqua usata per l'irrigazione e di riutilizzarla successivamente è una pratica già molto diffusa nelle aziende vivaistiche.

In pratica tutte le aziende la cui disponibilità di acqua di falda è inferiore alle necessità irrigue attuano il recupero delle acque in bacini posti a valle dell'impianto di irrigazione al fine di evitare ogni inutile dispersione di un bene che per loro è limitato e quindi prezioso.

Per contro le aziende poste in aree con ampia disponibilità di acqua di falda non attuano, salvo casi particolare, nessuna opera di risparmio idrico mediante recupero delle acque distribuite in eccesso.

Questo diverso comportamento trae origine da tre fattori principali che possono essere così enunciati:

a) la ampia disponibilità di acqua di falda costituisce un disincentivo al recupero delle acque

b) l'opinione diffusa, anche se infondata, che il riutilizzo delle acque possa essere una fonte di potenziale dannosità per le piante, in quanto veicolo di malattie

c) lo sviluppo di popolazioni algali nelle vasche di recupero delle acque costituisce un elemento di alterazione del buon funzionamento degli impianti irrigui.

Esaminiamoli brevemente.

Per quanto attiene al punto a) è di assoluta evidenza che chi dispone di acqua di falda di buona qualità avrà poco o nessun interesse a assumersi i costi del recupero. Per quanto utilitaristico e sostanzialmente egoistico, questo modo di pensare ha una sua logica che fino ad oggi era difficile da negare.

Al momento attuale però con l'entrata in vigore del D.L. 152/1999 e della successiva integrazione del D.L. n° 258/2000, tale posizione deve essere rivista e ciò in quanto dette leggi pur non modificando la possibilità di emungere acqua di falda per fini irrigui pongono limiti alla possibilità che le acque utilizzate a fini irrigui possano essere scaricate in corsi d'acqua superficiali.

Ciò è dovuto al fatto che in base a tali leggi le acque in uscita da una azienda agricola e che vengano scaricate in un corso d'acqua, dovrebbero avere un contenuto di nitrati inferiore a 20 milligrammi per litro e di azoto ammoniacale inferiore a 15 milligrammi.

Tale limite può essere facilmente superato in tutte le coltivazioni intensive.

Pertanto, pur senza avere un carattere di immediatezza, è opportuno che anche le aziende che operino in situazioni di abbondanza di disponibilità idrica valutino con attenzione l'opportunità di migliorare l'utilizzazione dell'acqua.

In alternativa dette aziende potrebbero dotarsi di piccoli impianti di fitodepurazione delle acque tali da consentire un abbattimento del contenuto di azoto sino a livelli minimi, prima che le stesse vengano scaricate in un corso d'acqua esterno all'azienda.

Su tale argomento torneremo più avanti.

Circa il pregiudizio che il recupero delle acque possa essere causa di un incremento delle malattie delle piante possiamo semplicemente affermare che non ci sono mai state evidenze che questa possibilità corrisponda a verità.

Per questo motivo non si ritiene opportuno esaminare oltre questo aspetto.

Al contrario il punto c) costituisce uno dei punti dolenti del processo di recupero delle acque.

E' infatti nozione comune come nelle vasche di accumulo delle acque recuperate lo sviluppo delle alghe verdi raggiunga livelli tali da mettere a dura prova i migliori sistemi di filtraggio delle acque.

A ciò si deve sommare lo sviluppo di popolazioni di alghe brune all'interno dei tubi di irrigazione, con conseguente blocco dei filtri intermedi e, spesse volte, degli ugelli degli impianti a goccia.

Chi opera nel settore vivaistico ben conosce questi problemi.

Se è possibile tenere puliti gli impianti dalle alghe brune mediante tecniche di acidificazione delle acque, il controllo delle alghe verdi nelle vasche risulta altamente problematico.

Infatti vari sono stati i rimedi proposti ma pochi i risultati ottenuti, sia perché molti dei prodotti ad azione alghicida sono tossici anche per le piante sia per la loro scarsa persistenza d'azione che non consente un abbattimento duraturo delle popolazioni algali.

Anche in questo caso però una corretta gestione del recupero delle acque può venire in aiuto per limitare i danni derivati da un eccessivo sviluppo di alghe nei laghi.

Premesso che lo sviluppo algale non è altro che la diretta conseguenza di un accumulo nelle acque recuperate di fertilizzanti azotati e di fosforo derivato dai concimi utilizzati all'interno del vivaio, il loro abbattimento mediante tecniche di fitodepurazione può costituire un grosso contributo alla soluzione di questa problema.

Per ben comprendere quanto sopra affermato dobbiamo prima definire il termine fitodepurazione.

Letteralmente definibile come depurazione mediante l'uso di piante tale pratica si attua facendo scorrere lentamente le acque da depurare in un vasca, opportunamente dimensionata, in cui sono state impiantate delle piante in grado assorbire direttamente dalle loro radici o indirettamente tramite popolazioni di microrganismi che vivono i sugli apparati radicali di tali piante, buona parte degli inquinanti presenti nell'acqua.

Nel caso dell'acqua reflua di impianto di irrigazione la loro azione abbattente sarà indirizzata al fosforo ed all'azoto dilavato dai concimi somministrati alle piante.

In questo modo si ridurrà l'accumulo di nutrienti nelle vasche di recupero diminuendo, lo sviluppo delle alghe verdi.

Deve essere sottolineato come la realizzazione e la gestione di un piccolo impianto di fitodepuraziome sia estremamente semplice e di costo limitato.

Questa tecnica permetterà anche alle aziende che non intendano attuare il recupero delle acque di far rientrare nei limiti di legge il contenuto in azoto nelle acque di scarico del vivaio.

Per inciso vogliamo sottolineare come se un trattamento di fitodepurazione fosse attuato anche alle acque in uscita dai depuratori di acque urbane avremo meno nitrati nei corsi d'acqua e, per logica conseguenza, meno alghe nelle vasche di irrigazione delle aziende che attingono acqua a valle di un depuratore.

B) MIGLIORI METODI DI DISTRIBUZIONE DELLE ACQUE IRRIGUE

E' del tutto ovvio che se tutte le aziende sostituissero gli impianti di irrigazione aerei con impianti a goccia il consumo di acqua subirebbe un calo drastico.

Per quanto desiderabile tale situazione è ben lungi dall'essere raggiunta.

In riferimento alla realtà pistoiese possiamo affermare che solo parte degli impianti di vasetteria, in genere i vasi di maggiori dimensioni, sono irrigati con sistemi a basso consumo d'acqua, mentre la restante superficie è irrigata con metodi che determinano una forte dispersione idrica.

Al momento si sta comunque assistendo ad una inversione di tendenza in quanto sono in continuo aumento sia gli impianti a goccia anche su vasetteria di piccole dimensioni sia l'utilizzo di manichette per l'irrigazione di vivai in piena terra.

Inoltre sono in fase di studio delle manichette da utilizzarsi su vasi di piccole dimensioni in grado di garantire una distribuzione dell'acqua paragonabile a quella di un impianto a goccia.

In questo caso risulterebbe possibile posizionare un'ala gocciolante sui vasi con la stessa metodologia con cui la si posiziona su un filare di piante coltivate in terra.

Un altro metodo di irrigazione a basso consumo d'acqua è la sub irrigazione.

Questa tecnica, nota anche come irrigazione a flusso, è ben conosciuta e diffusamente utilizzata nelle coltivazioni di piante da interno allevate su bancali.

Richiede che i vasi siano posti all'interno di platee a tenuta in cui l'acqua possa essere mantenuta ferma per il tempo necessario a far si che il terriccio, attraverso i fori basali del vaso, si imbibisca d'acqua, dopodiché, attraverso una canaletta di scolo l'acqua viene fatta uscire dalla platea e utilizzata per irrigare una seconda platea e così via sino al termine del ciclo irriguo.

Questa metodologia, peraltro sconosciuta nei vivai pistoiesi, oltre a consentire un risparmio d'acqua potrebbe risolvere anche molti dei problemi tecnici legati alla irrigazione sopra chioma.

Preme sottolineare come l'adeguamento di un vivaio a questo particolare metodo irriguo sia relativamente semplice e poco costoso.

C) UTILIZZO DI ACQUA DERIVATE DA IMPIANTI DI DEPURAZIONE

La possibilità di attingere acqua irrigua da fonti diverse dalle falde o dalla pioggia è un modo ulteriore di risparmio idrico.

In proposito sono state condotte varie prove irrigando piante in vaso con acqua derivata direttamente da depuratori senza che si siano mai osservati problemi di crescita delle stesse.

Il già citato D.L. 258/2000 prevede delle normative specifiche per l'impiego di acque reflue a fini irrigui.

I vantaggi di utilizzare per l'irrigazione acque derivate da impianti i depurazione di reflui urbani o industriali possono essere così riassunti:

- risparmio di acqua di qualità da destinarsi all'uso umano

- miglioramento della qualità delle acque reflue dato che il loro utilizzo per fini irrigui può essere paragonato ad una fitodepurazione in quanto le piante potrebbero assorbire i nitrati e il fosforo residuo dal processo depurativi microbiologico e meccanico attuato all'interno del depuratore

- riduzione, come diretta conseguenza di quanto sopra detto, dei quantitativi di fertilizzanti da somministrare alle piante

- certezza della disponibilità di acqua irrigua anche nei periodi estivi in quanto il flusso di acque reflue è quasi costante durante tutto l'arco dell'anno.

Per contro devono essere attentamente valutati due aspetti:

- sanitario per quanto riferibile ai reflui urbani

- di possibili danni alle piante derivati da reflui industriali.

In assoluto possiamo affermare che mentre il rischio sanitario derivato da acque reflue urbane può essere facilmente risolto con specifici trattamenti, il rischio di tossicità derivata da scarichi industriali, anche se depurati, deve essere valutato con estrema attenzione caso per caso.

Da quanto detto appare chiaro come la possibilità di ridurre i consumi d'acqua per fini irrigui sia non solo alla portata di ogni azienda ma, sempre di più, si ponga come una necessità.

Per contro è da ritenere che una attenzione migliore a questo problema possa contribuire non poco a migliorare gli standard produttivi dei vivai pistoiesi dove troppo spesso una gestione superficiale della irrigazione è causa di seri danni alle produzioni.


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