Acqua: bene limitato da tutelare

Dott.ssa Sonia Vignolini


Pratiche attuabili in vivaio per limitare il consumo idrico. 
Effetti dell'irrigazione con acque reflue sulla crescita di arbusti ornamentali.

Negli ultimi anni nella nostra società è emerso con importanza sempre maggiore il problema dell'utilizzazione razionale delle risorse idriche in seguito alla loro carenza. Le cause della scarsità d'acqua sono ravvisabili nella diminuzione delle precipitazioni piovose e concentrazione in pochi mesi, nell'aumento della temperatura media, aggravati dalla generale inefficienza del sistema di trasporto ed utilizzo dell'acqua. L'aumento dei consumi ha interessato ogni settore della nostra società: civile, industriale ed agricolo. Dobbiamo, inoltre, tener presente che la popolazione mondiale stà aumentando con progressione geometrica. Sarà, quindi, necessario far fronte alla crescente domanda alimentare, con un aumento della produttività agricola media, estendendo le superfici colturali irrigue, con inevitabile maggior consumo di acqua.

Anche l'attività vivaistica risente delle difficoltà legate alla carenza idrica. Infatti per molti mesi l'anno e soprattutto in estate-autunno il torrente Ombrone diminuisce di livello o addirittura va in secca, cosicché l'alimentazione della falda diminuisce fortemente, tanto da subire un abbassamento d'oltre 3 metri. Nella realtà del vivaismo possono essere messi in pratica diversi accorgimenti per risparmiare acqua, accorgimenti che non presentano difficoltà o grossi investimenti. Uno di questi è l'adozione di un adeguato sistema di irrigazione che aumenti l'efficienza di distribuzione e di conseguenza ne diminuisca il consumo.

L'irrigazione localizzata, negli ultimi anni si è notevolmente estesa, a scapito del sovrachioma, perchè permette di apportare ad ogni singola pianta il volume di acqua ad essa necessaria e perchè è rilasciata direttamente nel contenitore di allevamento, evitando inutili sprechi fuori dal vaso. Si ritiene, a titolo indicativo, che un impianto a goccia consumi fino a dieci volte di meno rispetto a quello a pioggia.

Sempre all'interno del vivaismo, possono essere attuate altre pratiche per incrementare l'efficienza dell'irrigazione, pratiche volte al contenimento delle perdite. Occorrerebbe, per esempio, che i vivaisti programmassero con più attenzione gli interventi irrigui, sia valutando il fabbisogno di ogni singola specie, per non correre il rischio di apportare troppa acqua, sia facendo uso dei cicli per avere una bagnatura del substrato più omogenea. Per limitare le perdite per evapotraspirazione bisognerebbe irrigare nelle ore più fresche e, dove necessario, ridurre il calore con teli ombreggianti.

Una potenziale soluzione, per utilizzare più efficacemente le risorse idriche, potrebbe essere quella d'impiegare per l'agricoltura "acque reflue" ossia provenienti dal drenaggio degli impianti di depurazione urbani ed industriali. Per valutare questa possibilità nella provincia di Pistoia, la facoltà di Scienze Agrarie ha condotto, nel corso dell'anno 2000, una ricerca presso il vivaio Baldacci. Il lavoro si è preposto di verificare l'utilizzabilità dell'acqua effluente dall'impianto di depurazione di Pistoia, come risorsa idrica alternativa per l'irrigazione di specie ornamentali e valutare eventuali effetti sulla loro crescita.

L'uso in agricoltura dei reflui, permetterà anche di rispettare la Legge Galli del '94 che prevede la destinazione delle acque di maggiore qualità per i bisogni primari della comunità ed in particolare per quello idropotabile. Le acque reflue anche se trattate dagli appositi impianti di depurazione contengono sempre una certa quantità di nutrienti come N, P, K e sostanze organiche che se scaricate in laghi, fiumi o mare provocano il processo di eutrofizzazione. Utilizzando però queste acque nell'irrigazione delle colture si ottiene una specie di "fitodepurazione" che migliora la qualità chimico-biologica dell'acqua prima che sia restituita al ciclo idrologico. Inoltre queste sostanze fertilizzanti svolgono un'azione concimante nei confronti delle colture irrigue, riducendo la necessità d'apportare concimi artificiali.

A Pistoia è presente un impianto di depurazione delle acque reflue urbane. Le acque effluenti annualmente da tale impianto rappresentano quindi una risorsa idrica alternativa che non può essere persa. Allo stato attuale l'impianto centrale di S.Agostino depura annualmente 2.900.000 m3 d'acqua, capaci di colmare circa la metà della richiesta idrica del settore vivaistico. Tale richiesta ammonta infatti, a 5.880.000 m3/anno, come stimato dall'Ing.Gori nel 1998.

Per raggiungere i livelli di disinfezione richiesti dalla normativa per la riutilizzazione dei reflui nell'irrigazione, la Facoltà di Ingegneria ha realizzato in coda all'impianto centrale un impianto pilota per effettuare tre tipi di trattamenti: filtrazione a doppio stadio, raggi UV e aggiunta di acido peracetico. Successivamente per valutare gli effetti delle acque reflue sulla crescita delle piante ornamentali e quindi la possibilità d'utilizzarle, la Facoltà di Scienze Agrarie ha condotto una prova di campo dalla primavera all'autunno dell'anno passato utilizzando cinque specie: Abutilon "Kentish Belle", Cupressus sempervirens, Myrtus communis, Nerium oleander, Viburnum tinus.

Al fine di mettere a confronto diversi trattamenti, abbiamo suddiviso le specie in sei tesi caratterizzate da un diverso regime idrico, nutrizionale e di disinfezione come riportato nella tabella seguente.

    Tipo acqua Tipo substrato Disinfezione
1° tesi   acqua reflua non fertilizzato filtr.+ UV
2° tesi   acqua reflua non fertilizzato filtr.+ UV + ac.peracetico
3° tesi   acqua reflua Osmocote in copertura filtr.+ UV + ac.peracetico
4° tesi   fertirrigazione Osmocote di fondo filtrazione
5° tesi   fertirrigazione non fertilizzato filtrazione
6° tesi   acqua di falda Osmocote di fondo filtrazione

Durante la stagione sperimentale sono stati eseguiti tre rilievi distruttivi ossia separazione della parte aerea dalle radici ripulite dal substrato e successiva essiccazione in stufa fino a raggiungere un peso costante. Tale peso, espresso in grammi, ha fornito l'accrescimento in termini di sostanza secca. Per ogni rilievo si è anche determinato la distribuzione di biomassa tra chioma e radici, l'area fogliare e l'accrescimento radicale.

Il mirto e il cipresso irrigati con refluo hanno presentato uno sviluppo vegetativo uguale alle piante irrigate con acqua di falda e con acqua fertilizzata. Anche l'apparato radicale e l'area fogliare hanno evidenziato lunghezze ed aree simili, confermando la buona performance dell'acqua reflua. Per queste due specie emerge dunque, un'elevata adattabilità all'irrigazione con acqua reflua. Inoltre, confrontando i vari trattamenti del mirto è emerso che le piante fertirrigate e fertilizzate si sono sviluppate di meno rispetto a tutte le altre. Ciò ci porta ad ipotizzare che questa specie richieda dei livelli nutritivi medio-bassi per ottenere una crescita ottimale.

Nel viburno e nell'abutilon le piante che hanno dato il maggior accrescimento sono state quelle che prevedevano concimazione di fondo. E' però da mettere in evidenza che le piante irrigate con acqua reflua e con fertirrigazione si sono accresciute in ugual misura, segno che i due trattamenti sono del tutto simili.

Infine nel caso dell'oleandro si coglie una scarsa capacità del refluo a mantenere alti livelli di crescita, come si riscontra anche analizzando l'accrescimento radicale e l'area fogliare. L'oleandro è quindi l'unica specie della prova che ha mostrato crescite inferiori nell'irrigazione con refluo.

Un'ulteriore considerazione è stata fatta sull'equilibrio di crescita, ossia nella ripartizione percentuale di sostanza secca fra chioma e radici, considerando nel complesso le tesi con acqua reflua e quelle con acqua di falda fertirrigate e/o fertilizzate. E' emerso che le piante irrigate con refluo presentano una ripartizione chioma/radici più bilanciata, rispetto alle altre che invece presentano un rapporto sbilanciato a favore della chioma. Il miglior equilibrio di crescita delle piante irrigate con refluo è un vantaggio al momento della messa a dimora, quando cioè la presenza di un apparato radicale congruo con la parte aerea, rappresenta un fattore positivo per la sopravvivenza della pianta.

In conclusione, i risultati ottenuti non hanno messo in luce particolari problemi ed anzi emerge una sostanziale validità dell'acqua reflua urbana come risorsa idrica alternativa per l'irrigazione in vivaio. Se in futuro saranno riutilizzate le acque reflue dal depuratore, sarà necessario realizzare una rete di distribuzione che raggiunga i singoli vivai ed un invaso di raccolta per soddisfare i mesi estivi con maggior fabbisogno idrico.


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