Visita ai vivai americani di Florida, Tennessee e California
a cura di Francesco Vignoli


Ogni anno Maurizio Lapponi, uno dei titolari della Lambo, organizza una gita importante riservata a vivaisti e giardinieri accomunati oltre che dalla passione per il verde, anche da quella dei viaggi alla scoperta delle realtà vivaistiche di paesi lontani non tralasciando ovviamente di riservare qualche giorno ad escursioni turistiche dato che in quei paesi non capita l'occasione di tornarci poi tanto spesso. Negli anni scorsi sono state mete di questi viaggi la Cina, l'Oregon, l'Australia, la Nuova Zelanda, il Sud Africa.

Questo anno la gita che si è svolta a cavallo fra la fine di giugno e i primi giorni di luglio comprendeva tre stati del sud degli Stati Uniti, Florida, Tennessee e California. Tre stati con realtà diverse fra di loro per clima, prospettive e problemi di mercato. Hanno partecipato 20 persone e sono stati visitati una quindicina di vivai e Garden Center statunitensi, in questo attraversamento, letteralmente Coast to Coast, c'è stata anche la possibilità di visitare da turisti Miami, le zone paludose della Florida, Orlando, Nashville, Las Vegas, il Gran Canyon e attraversando in auto il 'Deserto della morte' e le Montagne Rocciose è stato toccato San Francisco per concludere il viaggio a Los Angeles.

La prima tappa è stata la Florida, Miami ci ha accolto col suo caldo umido, un po' troppo forte per le nostre abitudini, vivendo in quel clima alcuni giorni, si capisce come si possa accumulare quell'immensa energia che scatena quegli uragani che negli ultimi anni hanno devastato queste regioni. Sono stati proprio questi uragani che hanno messo fortemente in crisi il vivaismo e la floricoltura della zona. Il passaggio di un uragano riporta un azienda al punto zero e l'unica difesa è un assicurazione che tuttavia non ripaga del mancato guadagno, della perdita di mercato ecc. Inoltre dopo questi avvenimenti le quote assicurative sono andate alle stelle per cui anche questa strada è poco praticabile nonostante che il governo dello stato della Florida si offra di contribuire al pagamento delle quote assicurative.

Nelle zone del sud, vicino al mare, se non ci fosse il pericolo uragani, il clima permetterebbe la coltivazione di essenze tropicali a cielo aperto, senza l'uso di serre. Via via che ci si addentra nell'interno il pericolo uragani si attenua ma si perdono contemporaneamente le condizioni di clima tropicali, il clima è sempre caldo e gli inverni sono miti ma qui, un vento del nord può far abbassare la temperatura vicino allo zero sia pure per pochi giorni e le coltivazioni di tipo tropicale rimangono in quel caso danneggiate.

In Tennessee il clima è ancora caldo ma comunque più continentale, questa regione è molto verde, caratterizzata da grandi spazi di terreno leggermente ondulato e apparentemente poco coltivato, le fattorie sono rare e il terreno libero da coltivazioni è caratterizzato da boschi radi e grandi prati solo in parte adibiti al pascolo. Questa situazione porta ad un costo del terreno agricolo decisamente irrisorio per i nostri parametri. Se l'informazione era giusta, nel Tennessee si possono comprare lotti di terreno mediamente ciascuno della superficie di 200/250 ettari al prezzo di 250.000 dollari (Circa 0.70 Euro al metro quadro).

A Morrison abbiamo visitato un vivaio interessante, Heather Farms Nursery dove l'anziano proprietario, un simpatico americano Doc ci ha accompagnato a vedere due dei suoi cinque vivai. Sono corpi staccati di circa 200 ettari ciascuno, ognuno organizzato con un direttore responsabile e proprio personale dove producono prevalentemente piante in contenitori a sacco (Root Control Bag). Tutte le piante sono tutorate con un sistema da loro brevettato (alquanto laborioso in verità) l'irrigazione è a goccia con acqua prelevata da pozzi. Questo sistema dei sacchi, secondo il proprietario, è il migliore perché le radici non girano nel contenitore, la movimentazione è agevole per i manici di cui sono provvisti e il carico sui camion è facilitato per la morbidezza dell'involucro tanto che si può caricare senza l'uso di paglia o cartone il 30% delle piante in più. Questo è molto importante in un mercato dove le distanze di consegna sono nell'ordine di migliaia di chilometri.

Infine la California. Questo paese merita veramente l'appellativo di 'sogno' che spesso l'accompagna. Se viaggiando nel resto degli Stati Uniti, molti miti americani si frantumano e confrontando i pro e i contro, tutto sommato vien voglia di restare a vivere in Italia, la California è veramente un posto dove si può sognare di vivere. Una lunga catena di montagne da nord a sud alimenta fiumi che irrigano fertili pianure, il clima è poco piovoso, caldo ma attenuato dai venti freschi dell'oceano pacifico, gli spazi sono ancora grandi ma non con quell'esagerazione che nel resto degli Stati Uniti, appare agli occhi di ogni europeo. In California si può coltivare praticamente di tutto, immensi vigneti si alternano ad uliveti, aranceti, frutteti di ogni tipo, campi di fragole e verdure a perdita d'occhio.

Tra i vivai visitati tre hanno meritato una particolare attenzione. Il nuovo vivaio di Monrovia che è ubicato a Woodlake, a circa metà strada fra San Francisco e Los Angeles. E' un corpo unico di terreno di 1.100 ettari che stanno per essere sistemati tutti a vasetteria. Attualmente sono pronti 450 ettari e il completamento per l'intera superficie è previsto entro 3 anni. Il sistema di irrigazione è ad aspersione, sono coltivati contenitori da 3 a 15 litri in plastica verde di forma allungata tipica di questo vivaio e con il nome del vivaio stampato sui vasi. Un importante settore è dedicato alla riproduzione fatta quasi tutta per talea, questo vivaio, come molti vivai americani, è praticamente autosufficiente per il suo fabbisogno di giovani piante.

Un altro interessante vivaio visitato è Bordiers Nursery Inc. anche questo tutto a vasetteria, questo vivaio ha un contratto importante per la fornitura di tutto il verde e le fioriture per Dinseyland. Qui abbiamo trovato la migliore qualità di materiale vivaistico, quasi vicina agli standard europei. Anche qui l'irrigazione è per aspersione, l'acqua viene prelevata da un canale di irrigazione e pagata a metro cubo, c'è tutto un sistema di recupero dell'acqua in eccesso che si convoglia naturalmente in una vasca. La pompa di recupero è provvista di un contatore perché se il recupero supera una certa quota dell'acqua comprata si usufruisce di una riduzione delle tasse.

Un altro vivaio che ha destato curiosità è stato il Crest Tree Farm, Questo vivaio di 450 ettari che diventeranno 650 l'anno prossimo, produce grandi piante in contenitori in legno usati al posto dei mastelli in plastica, questi contenitori sono del tutto simili alle casse che si usavano nel pistoiese qualche decennio fa con la differenza che gli 'Specchi' non sono inchiodati tra loro ma tenuti insieme da reggette in ferro, la coltivazione è fuori terra e l'irrigazione è a goccia. Le piante vengono coltivate anche per più anni nello stesso contenitore e il cliente finale nel piantare queste piante le deve maneggiare agganciandole per la cassa. Quando questa è sistemata nella buca finale, è sufficiente tagliare le reggette in ferro, la cassa si apre e gli specchi vengono smaltiti senza problemi perché in legno. L'uso di un corrispondente contenitore in plastica comporterebbe che la svasatura della pianta deve essere fatta prima della messa in buca sollevandola dal tronco con possibili danni allo stesso e dopo c'è il problema dello smaltimento del contenitore in plastica, cosa che a differenza del legno, è molto regolamentata.

Le differenze tra la produzione vivaistica americana e quella europea sono notevoli. Negli USA operano soltanto grandi aziende, le dimensioni del territorio impongono la creazione di una logistica che può essere affrontata solo a grandi dimensioni. Le aziende tuttavia appaiono ai nostri occhi ancora più grandi per l'estensione dei piazzali, per la larghezza delle strade interne anche negli impianti di vasetteria, per gli abbondanti sesti di impianto nelle coltivazioni in piena terra e perchè a differenza del vivaismo europeo organizzato in filiera, quasi ogni azienda è un nucleo autosufficiente organizzato per riprodurre una piantina da una talea e su su nei vari stadi di coltivazione sino a consegnare la pianta pronta ad un cliente distante anche 5.000 chilometri. C'è quindi il reparto per la produzione di semenzali, quello delle talee, quello per la crescita di giovani piante, la produzione di piante pronte e la logistica per la consegna spesso a cura della stessa azienda e non manca mai il reparto per la preparazione dei substrati.

Non c'è negli USA una zona con una concentrazione vivaistica come in Pistoia o in altre realtà europee. Ogni azienda è distante centinaia di chilometri l'una dall'altra e fra di loro non c'è sinergia o osmosi di persone e conoscenze. Ognuna fa un proprio prodotto che nella maggior parte dei casi è marcato e riconoscibile da quello della concorrenza.

La qualità in generale è inferiore agli standard europei, in qualche caso decisamente inferiore. La manodopera è praticamente tutta messicana reclutata col sistema del caporalato, la paga per questi operai è il minimo stabilito dal governo, 7,5 dollari all'ora compreso le tasse cioè meno di 5,5 Euro. L'assicurazione infortuni è fatta con società private di assicurazione col sistema del Bonus/Malus. Più ci sono incidenti e più l'azienda paga, le norme antinfortunistiche sono infatti osservate con molta attenzione.

Da questi dati si vede quindi come un operaio americano costa all'azienda meno che della metà che un suo collega europeo. Un ulteriore vantaggio è che tutta la burocrazia è estremamente semplificata tanto che un operaio può essere assunto e assicurato in pochi minuti.

Nelle coltivazioni di vasetteria è scarsissimo l'uso della torba, sconosciuta la pomice. Si utilizzano miscele di scarti di legno trinciato di varia provenienza mescolati con pale meccaniche in grandi piazzali, il tutto sempre confezionato in azienda.

Un'altra cosa che colpisce è la mancanza di strutture. I capannoni sono inesistenti, gli uffici sono normalmente semplici, delle piccole tettoie sono utilizzate per il pasto degli operai e altre piuttosto esigue per la zona di invasatura. Talvolta anche il parco macchine è lasciato fuori, macchine e trattori non molto moderni in verità, ben verniciati e ingrassati ma lasciati fuori. Sconosciuto anche l'uso delle ceste, si usano in qualche vivaio i carrelli ma spesso il carico viene fatto direttamente nel vivaio con i grossi camion che girano nella vasetteria su strade grandi come una nostra superstrada e che permettono lo scambio di due camion alla volta.

I listini prezzi che ci sono stati forniti riportano prezzi mediamente di un 20/30% più alti che i nostri e i vari dirigenti assicuravano che si tratta di prezzi reali. Alcuni vivai che fanno un prodotto di qualità, asseriscono addirittura di prendere gli ordini dai vari clienti e di metterli in stand by in attesa della conferma che avviene per tutti in autunno. In questo modo possono essere favoriti i clienti migliori in base a una classifica di quantità di acquisto, fedeltà, puntualità nei pagamenti. Alcuni nuovi clienti restano in lista di attesa per alcuni anni prima di essere confermati come clienti. A volte si dubita che sia vero ma se non fosse cosi che America sarebbe?


(foto di Francesco Vignoli)


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