Valutazione della prova dimostrativa del nuovo sistema di irrigazione per contenitori Aquamat System

Paolo Marzialetti

Premessa

La ditta canadese Soleno Textile Inc. (www.aquamatsystem.com) ha brevettato un nuovo sistema di irrigazione che è anche un sistema completo di coltivazione per le colture in contenitore. E' stato anche illustrato dettagliatamente in un nostro precedente articolo (http://www.cespevi.it/art/aquamat.htm).
E' composto da un telo di polietilene rivoltato ai bordi per contenere l'acqua e da un tappetino di poliestere ad alto potere assorbente (circa 11 litri per m
2) ricoperto da un leggero feltro che impedisce l'evaporazione dell'acqua distribuita. Il tutto è coperto da un telo microforato antialga per la protezione dai raggi ultravioletti. Al suo interno è localizzato un sistema di irrigazione composto da una rete di ali gocciolanti.
Questo sistema, secondo le ricerche condotte in Canada e in Florida, consente di risparmiare oltre il 50% di acqua ed inoltre riduce quasi completamente la dispersione dei reflui nell'ambiente. Accelera notevolmente l'accrescimento delle piante riducendo i cicli produttivi e migliorandone la qualità.
Un ulteriore vantaggio è quello di potersi adattare facilmente per la ristrutturazione di vecchi piazzali vasetteria, potendo essere applicato facilmente senza ulteriori costi di livellamento o impermeabilizzazione, adattandosi anche al vecchio impianto di irrigazione per aspersione. L'unica condizione è che non vi siano pendenze superiori al 3%.
La sua durata dichiarata è notevole, fra i 5 ed i 10 anni. Inoltre, è estremamente flessibile poiché permette la coltivazione di piante in contenitore, anche di varie dimensioni, dal 3 litri fino ai 10 litri (ma pure oltre).

Scopo della prova

L'anno scorso, Sylvain Helie, Product Manager della ditta canadese, era venuto in visita a Pistoia per presentare il prodotto. Oltre al nostro Centro aveva visitato alcune aziende vivaistiche ed aveva avuto modo di esporre direttamente i vantaggi di questa nuova tecnologia.
Dato l'interesse manifestato da molti operatori e tecnici del settore, che hanno chiesto di poterlo vedere installato e funzionante, è stato deciso di allestire un'area sperimentale presso il Centro, simulando la trasformazione di un vecchio piazzale vasetteria.
Recentemente era stata allestita al Centro, dietro l'ex-cabina di fumigazione, un'area provvisoria per la coltura in contenitore, stendendo un telo antialga su una superficie livellata sommariamente e dotata di alcuni irrigatori a battente "Silver", per ospitare delle rimanenze.
L'ipotesi di trasformare il piazzale con il sistema Aquamat, significava testarlo in una delle peggiori situazioni reali che si potesse presentare nella pratica. Infatti l'area è in lieve pendenza, presenta qualche avvallamento ed inoltre è attrezzata con una delle tipologie di impianto di irrigazione più semplici ma anche tra le più diffuse in vivaio.
In pratica, rispetto alla tecnica normale, invece di smantellare il tutto, livellare, rifare il fondo e poi realizzare il nuovo piazzale vasetteria rifacendo anche l'impianto irriguo, sarebbe bastato semplicemente stendere il tappetino Aquamat sopra il vecchio telo antialga e riutilizzare lo stesso impianto di irrigazione.
Se questa trasformazione avesse dato poi i risultati promessi, anche testata in una situazione così difficile, probabilmente sarebbe stato individuato un nuovo sistema per ristrutturare velocemente i vecchi piazzali, ottenendo un parziale ciclo chiuso ed un notevole risparmio di acqua di irrigazione.

Materiali e metodi

Per ospitare la prova è stata modificata l'area del vecchio piazzale precario di circa 260 m2 dividendola in due zone. Una metà è stata lasciata inalterata, e serve da testimone di confronto, l'altra metà è stata allestita con il tappetino oggetto del test. Al fine di rendere indipendenti le due aree è stata sdoppiata l'alimentazione dell'impianto di irrigazione e sono stati montati due contatori per misurare la quantità di acqua erogata nelle due parcelle. In questo primo anno non sono stati allacciati ed impiegati i tubi gocciolanti inseriti dentro al tappetino per ricaricarlo d'acqua, ma sono stati impiegati unicamente gli irrigatori a battente dell'impianto presente.
Per allestire l'area di test sono stati impiegati due rotoli di tappetino Aquamat della misura 2,13 x 30,5 m. Poiché la lunghezza della parcella era di 20 m sono state tagliate due strisce di 10 m da ciascun rotolo (riducendolo a 20 m), che sono state poi aggiuntate, seguendo le istruzioni fornite con il materiale, per formare la terza striscia. Alla fine del mese di Aprile Sylvain Helie è tornato a Pistoia per supervisionare le operazioni di posa in opera del tappetino e verificare che fosse installato correttamente.
Inoltre sono stati reperiti i particolari tipi di vasi per sub-irrigazione, richiesti dal tappetino, presso Pasquini & Bini, una ditta produttrice locale. La differenza sostanziale è che quelli tradizionali hanno i fori di drenaggio laterali alla base della parete del vaso ed il fondo piatto. Quelli per sub-irrigazione hanno una sagoma a croce infossata sul fondo che delimita quattro settori rilevati e presentano una doppia serie di fori: i primi, sui rilievi, che vanno a contatto col tappetino, servono ad assorbire l'acqua per capillarità, i secondi nell'incavo sul fondo, sollevati dal suolo, per drenare l'eccesso.
Questi vasi attualmente vengono prodotti con materie prime di qualità (polipropilene) e sono destinati a produzioni floricole di valore, per cui hanno un costo superiore rispetto ai comuni contenitori da vivaio. Bisogna considerare, tuttavia, che se venissero prodotti con il medesimo materiale plastico (polietilene) ed in quantitativi più elevati il loro costo sarebbe all'incirca il medesimo.
Nel mese di Aprile sono state anche invasate le piante da coltivare sulle parcelle sperimentali, temporaneamente lasciate in serra fino a che non fosse passato il rischio di gelate. Per l'invasatura abbiamo impiegato del terriccio standard composto dal 50% torba bionda e 50% di pomice, concimato con 2 kg/mc di Osmocote 8-9 mesi e 2 kg/mc di Osmocote 12-14 mesi.
Con i vasi speciali per sub-irrigazione sono state invasate 500 Forsythia x intermedia e 200 Ligustrum texanum nel contenitore di 16 cm (2,5 litri), 200 Viburnum tinus e 200 Pyracantha "Navaho" nel contenitore di 18 cm (3,5 litri), 200 Photinia fraseri "Red Robin", 100 Pyracantha "Navaho" e 100 Buxus microphylla "Rotundifolia" nel contenitore di 24 cm (8,5 litri).
In totale 1500 piante, che all'inizio del mese di Maggio sono state disposte nella parcella col tappetino. Nell'altra parcella di controllo a fianco sono state disposte altre 1500 piante delle medesime specie, ma invasate nei contenitori tradizionali di misura e capacità simili (quelli con i fori di drenaggio laterali, normalmente impiegati nei vivai pistoiesi).
Inoltre, nell'area di controllo senza tappetino, sono stati inseriti anche alcuni gruppi con i contenitori da sub-irrigazione, composti da alcune centinaia di piante delle stesse specie, per rendersi conto se il tipo di vaso potesse evidenziare un qualche vantaggio rispetto al contenitore comune.

Risultati

Il mese di Maggio, quando è iniziata la prova, è generalmente un periodo abbastanza piovoso nella nostra zona, per cui spesso gli impianti di irrigazione rimangono spenti per parecchi giorni. Pertanto l'area del tappetino, che ha continuato a raccogliere acqua piovana anche quando l'impianto di irrigazione era spento, è stata un po' penalizzata. Le piante inizialmente avevano accumulato un piccolo ritardo di sviluppo rispetto a quelle del controllo, in particolare le essenze che soffrono i ristagni idrici.
Invece, in Giugno e Luglio, con l'arrivo della bella stagione, le piogge scarse e le temperature molto elevate, le cose sono andate molto meglio. In questo periodo di tempo le piante dell'area con il tappetino hanno recuperato notevolmente e si sono riportate alla pari. Tanto che, alla fine, non era visibile alcuna differenza di rilievo tra le due parcelle in prova.
In Agosto la stagione è stata molto perturbata, anche se le precipitazioni non sono state altrettanto rilevanti, ma le temperature sono state abbastanza al di sotto delle medie stagionali, per cui è stata anticipata la ripresa che solitamente si ha dopo la calura estiva a fine Agosto e lo sviluppo delle colture è stato molto favorito.
Questo periodo favorevole è continuato fino a metà Settembre, quando c'è stato un periodo piovoso e sono scese un po' le temperature. Quindi alla fine della prima decade di Ottobre la prova è stata chiusa e sono stati effettuati i rilievi sull'accrescimento delle piante, prima che iniziasse la brutta stagione annunciata.
In Settembre avevamo effettuato anche alcuni controlli per verificare se vi fossero delle differenze di salinità tra le soluzioni circolanti nei contenitori delle due aree. Il fatto che il tappetino costituisca quasi un ciclo chiuso in cui il percolato dei vasi rimane nel tappetino e viene riassorbito, poteva indurre a pensare che ci potesse essere un accumulo di salinità. Tuttavia le misurazioni non hanno evidenziato alcuna differenza di rilievo tra i diversi gruppi di vasi, per cui questi controlli non sono stati approfonditi più di tanto e non vengono riportati.
I rilievi finali sull'accrescimento sono stati soprattutto valutazioni visive e rilievi fotografici in quanto, trattandosi di prove dimostrative, non necessitano dei rilievi quantitativi, magari anche da sottoporre ad analisi statistica, delle prove scientifiche vere e proprie.
Per quanto riguarda la quantità di acqua erogata, inizialmente nel periodo piovoso siamo partiti distribuendo al tappetino solo il 30-40% rispetto al testimone. Poi abbiamo aumentato sensibilmente nel periodo più caldo salendo al 50-60% e quindi calato lievemente nella fase finale. In conclusione, stando alle letture dei contatori effettuate il 9 Ottobre abbiamo 153 mc per la parcella col tappetino e 312 mc per quella di controllo. Pertanto è stato registrato in media un risparmio del 50% di acqua, durante il periodo di oltre 5 mesi dall'inizio di Maggio.
La gestione dell'acqua probabilmente avrebbe potuto essere anche più oculata, ma abbiamo preferito non rischiare di stressare le piante per carenza idrica ed irrigare sempre con un certo margine di sicurezza. Magari il prossimo anno proveremo a cercare il limite inferiore ottimale per limitare ancora di più il consumo globale delle due parcelle.
Altro risultato positivo è stato che, la prova comprendeva contenitori di diverse dimensioni (da 2,5 a 8,5 litri), ebbene le piante del tappetino non hanno mostrato alcun problema a stare tutte assieme nella stessa area con lo stesso regime irriguo. Questo è un fatto che spesso porta i vivaisti a preferire l'irrigazione a pioggia a quella localizzata poiché consente di mettere assieme piante in vaso di varie misure senza grossi problemi (se non quello di dover regolare l'irrigazione su quelle con maggiori esigenze). Pertanto il tappetino, che consente nel contempo un notevole risparmio di acqua, si è dimostrato adatto anche per questa esigenza molto sentita in vivaio.
Venendo a commentare gli accrescimenti delle diverse essenze, come abbiamo detto, da una visione globale esterna delle due parcelle non erano visibili differenze di rilievo. Alcune lievi disformità tra le piante sembravano poi essere dovute più all'effetto di bordo che ad altre cause.
Esaminando poi le singole specie, estraendole dalle parcelle, si potevano notare invece alcune differenze, sia per quanto riguarda l'accrescimento vegetativo che la qualità dell'apparato radicale.
La Forsythia x intermedia coltivata sul tappetino era molto più ramificata ed aveva più vegetazione di quella sul sistema tradizionale. Anche l'apparato radicale era molto più sviluppato ed intricato rispetto all'altro, ma in entrambi i casi fuoriusciva dai fori di drenaggio del fondo. Questa specie ha mostrato di gradire particolarmente l'ambiente molto umido e mantenuto costantemente tale dal tappetino ed è sicuramente quella che ha risposto meglio. Teniamo presente che era anche l'unica pianta a foglia caduca (le altre sono tutte sempreverdi), non sappiamo se questo fatto possa avere influenza.
Per il Ligustrum texanum era esattamente il contrario, anche se non in misura così marcata. Cioè quello coltivato sul tappetino era un po' meno ramificato e con meno vegetazione e l'apparato radicale era meno sviluppato e apparentemente un po' sofferente per il ristagno idrico.
Queste piante erano tutte coltivate nel vaso 16 cm (2,5 litri). Adesso passiamo a quelle nel vaso 18 (3,5 litri).
Il Viburnum tinus è una specie che impieghiamo spesso nelle prove, perchè in genere risponde molto bene. In queste prove non ha evidenziato differenze troppo marcate tra i due trattamenti. Forse quelle del controllo erano lievemente più ramificate ma anche un po' più disformi (probabilmente hanno risentito maggiormente dell'effetto di bordo). Mentre quelle sul tappetino hanno sofferto un po' di ristagno idrico sul fondo del vaso che era poco esplorato dalle radici.
Il Pyracantha "Navaho" era presente sia nel contenitore di 18 (3,5 litri) che di 24 (8,5 litri) e pur non presentando differenze troppo marcate, quello nel vaso più piccolo sembrava essere un po' più vegetato sul tappetino, mentre quello nel vaso più grande sul controllo. Ma si trattava veramente di piccoli particolari difficili da rilevare anche in considerazione della non perfetta uniformità delle piante.
Tra le altre piante nel vaso di 24 la Photinia fraseri "Red Robin" è un'altra specie che non tollera molto il ristagno idrico e sul tappetino il fondo dei contenitori era poco esplorato dalle radici. Anche nella parte aerea si poteva notare un accrescimento lievemente superiore e più uniforme del controllo rispetto al tappetino.
Infine il Buxus microphylla "Rotundifolia" che non presentava differenze troppo marcate della vegetazione (forse un po' più densa nel controllo) ma le radici erano un po' meno sviluppate nei vasi sul tappetino rispetto a quelli del controllo, ed in entrambi i casi localizzate più sul fondo che nella zona superiore del vaso. Probabile che essendo l'ultima fila di bordo a sud e nei contenitori più grandi, in certi periodi temiamo gli sia mancata un po' d'acqua.

Conclusioni

In definitiva uno dei principali obiettivi della prova del tappetino, che era il risparmio del 50% di acqua senza avere una significativa diminuzione della qualità delle piante, è stato sicuramente conseguito. Le piante infatti pur con lievi differenze erano di discreta qualità ed avrebbero potuto essere normalmente commercializzate. Di questo siamo molto soddisfatti.
Per quanto riguarda le lievi differenze evidenziate (talvolta a favore dell'uno o dell'altro sistema) riteniamo che potrebbero essere eliminate con una gestione più oculata della tecnica colturale.
Come succede sempre, quando si introduce una nuova tecnica, c'è bisogno di mettere a punto e rivedere gli altri fattori colturali, rimasti invariati. Pensiamo in particolare al substrato. Infatti ce lo hanno confermato anche dei terricciatori olandesi, durante una visita al Centro. Per i loro clienti che impiegano la sub-irrigazione devono realizzare dei substrati lievemente differenti, per migliorarne l'efficienza.
Noi invece abbiamo utilizzato il comune substrato, impiegato da tutti i vivaisti con la normale irrigazione, per non introdurre un'ulteriore variabile nella prova, che avrebbe reso più difficile la valutazione. Chiaramente però in questo modo non abbiamo messo il tappetino nelle migliori condizioni di efficienza. Utilizzando un substrato studiato appositamente (anche solo variando leggermente le proporzioni di torba e pomice) è probabile che il tappetino potrebbe dare dei risultati ancora migliori.
Pertanto dalla prova è emerso che questo nuovo sistema può essere tecnicamente valido per ristrutturare velocemente dei vecchi piazzali vasetteria, ottenendo un parziale ciclo chiuso ed un notevole risparmio di acqua di irrigazione. Lasciamo invece ogni valutazione economica agli operatori che vorranno introdurlo nelle loro aziende.







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