Resoconto del Convegno

Agrometeorologia
Vivaismo e Ambiente

Ingresso

Pistoia, 9 Novembre 1996 - Sala Convegni Ce.Spe.Vi.

L’Agrometeorologia, beneficiando anche delle più recenti applicazioni della modellistica e dell’informatica, è in grado di contribuire positivamente allo sviluppo di un’Agricoltura Sostenibile. Mediante modelli agrometeorologici è possibile simulare la crescita delle piante o il loro grado di suscettibilità ad attacchi parassitari o l’insorgere di condizioni di stress per carenze idriche. L’applicazione di tali modelli, congiuntamente con l’impiego di nuove tecniche colturali, può costituire il supporto conoscitivo per una più razionale programmazione di numerosi interventi tecnici, in particolare per quelli che hanno potenziali impatti sull’Ambiente.

Questi alcuni dei temi principali discussi nel convegno AGROMETEOROLOGIA VIVAISMO E AMBIENTE che si è tenuto a Pistoia presso il Centro Sperimentale per il Vivaismo il 9 Novembre scorso. Il convegno, patrocinato dalla Camera di Commercio di Pistoia, è stato organizzato dal Ce.Spe.Vi. in collaborazione con l’Istituto per l’Agrometeorologia e l’Analisi Ambientale applicata all’Agricoltura del CNR.

I lavori sono stati introdotti dall’Assessore Provinciale all’Agricoltura, VALERIO MARCHIONI, che ha richiamato le analogie con alcuni dei temi affrontati dalla Conferenza Provinciale Agraria, tenutasi il giorno precedente. Ha poi tratteggiato diverse problematiche del vivaismo in relazione all’impatto ambientale: un settore peculiare, così importante per la nostra economia, che con le sue produzioni ha dato una positiva impronta all’ambiente della pianura pistoiese.

La prima relazione “Il contributo dell’agrometeorologia” è stata presentata dal Dott GAETANO ZIPOLI, ricercatore dello IATA-CNR, partendo dalla constatazione che il vivaismo, come tutte le attività agricole moderne, ha dei costi in termini ambientali legati agli interventi agronomici. Alcuni dei principali, che hanno un alto rischio potenziale per l’ambiente, sono gli interventi di concimazione, di diserbo e di protezione da patogeni per il rilascio nel terreno e nelle acque di sostanze nocive, inoltre l’irrigazione ed i problemi connessi di competizione per l’uso di questa risorsa ormai sempre più limitata.

Gli errori più frequenti nell’esecuzione degli interventi chimici sono individuabili nell’impostazione prevalentemente basata sull’esperienza personale o la realizzazione affidata a soggetti terzi, il limitato input di tipo conoscitivo e la preferenza di interventi a largo spettro piuttosto che mirati e localizzati.

Anche l’impiego dell’acqua per l’irrigazione appare impostato secondo criteri molto lontani dall’efficienza a causa della programmazione degli interventi irrigui realizzata a calendario e per le dosi di adacquamento “a occhio” o comunque abbastanza indipendentemente dalle reali necessità, oltre che per i sistemi di distribuzione non adeguati e poco efficienti anche in relazione al tipo di substrato utilizzato.

Premesso che nessuno ha già pronta in tasca la soluzione per tutti i problemi, le nuove discipline scientifiche come l’Agrometeorologia e l’Informatica possono svolgere un ruolo di primo piano anche da un punto di vista operativo, mettendo a disposizione del software che aiuti l’agricoltore a compiere, in maniera più razionale ed efficiente, determinate operazioni.

A titolo d’esempio sono stati illustrati due modelli (PLASMO e ETRO) sviluppati nell’ambito di un’ampia collaborazione tra Istituti di Ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IATA, IMAeS) e Il Centro di Studi per l 2'Applicazione dell’Informatica in Agricoltura (CeSIA) dell’Accademia dei Georgofili.

PLASMO è un modello che simula lo sviluppo della vite e il progredire del ciclo biologico della Peronospora in funzione delle condizioni meteorologiche. Il software rappresenta graficamente il livello di rischio e indica una volta raggiunta una soglia predefinita il momento per intervenire con un trattamento.

Il programma ETRO (Evapo-Traspirazione Reale Ottimizzata) effettua la stima del fabbisogno idrico giornaliero per le principali colture mediterranee, tenendo conto degli apporti (precipitazioni, irrigazioni) e delle perdite. Il programma calcola il volume d’adacquamento e stabilisce il momento dell’intervento irriguo in base al continuo aggiornamento del bilancio idrico, permettendo di stimare quando è il momento di intervenire per evitare situazioni di stress alle colture in esame.

I due modelli presentati costituiscono solo un esempio dei possibili risultati raggiungibili applicando l’approccio modellistico proprio dell’Agrometeorologia alla risoluzione di alcuni problemi pratici di tecnica colturale. E’, altresì, ovvio che questi non possono, se non per limitati casi, essere applicati al contesto vivaistico in maniera meccanica; a tale scopo si rende infatti necessario adeguare lo schema alle specifiche, e peculiari, caratteristiche dell’attività vivaistica, dove si deve fare i conti con un numero di specie molto ampio, in età e condizioni di allevamento molto diverse.

Il Prof. PIERO FIORINO, del Dipartimento di Ortoflorofrutticoltura dell’Università di Firenze, ha presentato una relazione dal titolo “Strategie di ricerca per lo sviluppo del vivaismo ornamentale”. In un contesto dove i problemi della conservazione dell’ambiente prendono una giusta collocazione tecnica non si può fare a meno di valutare se l’attività vivaistica ha dei costi ambientali rilevanti, quali siano le cause e quali linee di ricerca più idonee per consentire il normale sviluppo di una attività che oggi rappresenta il 10% del prodotto lordo vendibile del comparto agricolo.

L’attuale strategia che punta ad un uso massiccio e crescente di mezzi e composti chimici non è più perseguibile per incrementare i livelli qualitativi e quantitativi delle produzioni florovivaistiche. Sulla spinta delle nuove normative comunitarie, sono stati previsti incentivi per dimezzare l’impiego di composti chimici in agricoltura e si temono restrizioni molto severe per il loro contenimento, anche per il settore vivaistico, secondo modelli già applicati in altri paesi.

E’ evidente che il modello olandese, ad esempio, è applicabile solo a piccola parte dell’attuale florovivaismo nazionale ed è molto lontano dal “sistema Pistoia” che pertanto necessita di essere ben definito ed ottimizzato.

In chiusura della relazione sono state presentate due indagini, in corso a Pistoia, a dimostrazione di come sia possibile che delle ricerche biologiche possano essere rilevanti per migliorare la crescita e quindi diminuire il peso chimico degli interventi o ridurre i tempi di intervento.

La prima riguarda la nuova tecnica di coltivazione in contenitore, denominata Air-Plant, che mediante l’utilizzazione di un vaso particolare, sospeso su appositi sostegni, consente un uso più razionale dell’acqua e degli elementi nutritivi, favorendo nel contempo lo sviluppo di un’apparato radicale più efficiente.

L’altre indagine, tutt’ora in corso, si riferisce invece all’utilizzazione di acqua d’irrigazione acidificata con anidride carbonica, che dovrebbe consentire uno sviluppo superiore e più rapido delle piante, forse addirittura con la somministrazione di una quantità minore di concimi chimici.

La discussione che ha seguito le relazioni è stata animata da varie richieste ed interventi dei numerosi docenti e ricercatori presenti in sala. Tra questi il Prof. GIAMPIERO MARACCHI che ha lanciato la proposta di costituire una banca dati ambientali. Cioè una serie di informazioni su base scientifica, relative all’ambiente, al territorio ed alle sue utilizzazioni, che dovranno poi essere rese disponibili per programmare gli interventi territoriali da parte delle amministrazioni locali o anche semplici soggetti privati.

La conclusione dei lavori è stata affidata all’Assessore all’Ambiente della Regione Toscana CLAUDIO DEL LUNGO che dopo aver illustrato le problematiche ambientali più pressanti della nostra regione è passato ad esaminare quelle più strettamente correlate con il mondo agricolo. Infine ha messo in evidenza che oltre all’inquinamento chimico, di cui l’agricoltura non è certamente la principale responsabile, attualmente uno dei nodi più difficili da sciogliere è quello della gestione delle risorse idriche e della loro ripartizione tra usi civili, industriali ed agricoli.


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