DILEMMI COLTURALI

Le pratiche colturali appropriate sono necessarie per assicurare la salute delle piante.

di Robert D. Childs, Dr. Ronald F. Kujawsky e Kathleen R. Hickey - University of Massachusetts.

Tradotto e sintetizzato dall’American Nurseryman - 1 Ottobre 1995


In qualità di specialisti nella cura delle piante del programma Extension Landscape & Nursery e Urban Forestry dell’Università del Massachusetts veniamo a contatto con molti più problemi di insetti o patologie associate alle piante legnose di quanto non accada normalmente ad un vivaista o ad un paesaggista. Il nostro ruolo è quello di assistere tempestivamente in campo gli operatori con una accurata diagnosi e una serie di consigli per la migliore risoluzione del problema.

Nei due anni passati abbiamo notato che molti dei casi sottoposti a diagnostica sono direttamente associati con le pratiche colturali.

Questo è vero anche per molte piante con degli evidenti problemi di insetti o crittogamici. Riteniamo infatti che questi problemi avrebbero potuto essere evitati se le piante non fossero state sottoposte a stress per improprie cure colturali; questi stress abbassano le difese naturali delle piante contro insetti e patogeni.

Caratteristiche del terreno

Molto spesso non vengono tenuti in considerazione alcuni aspetti legati al sito di coltivazione, come la struttura e tessitura del terreno, il drenaggio, il pH l’arieggiamento e così via.

La valutazione del suolo può giocare un ruolo fondamentale nella buona riuscita di una coltura. Inoltre, tenete presente che è più facile mettere la coltura nel suolo più adatto che adattare le caratteristiche del terreno alle esigenze della coltura.

In molti casi modificare la tessitura o il drenaggio del terreno è molto costoso mentre influenzare la fertilità del terreno è più accessibile. Aggiustare il livello di pH è molto importante per una coltura, non solo perché la pianta cresce meglio, ma anche perché il pH influenza la disponibilità degli elementi nutritivi. A livelli estremi di pH alcuni elementi diventano indisponibili per le radici della pianta: il Ferro ad esempio, a livelli troppo elevati di pH, si complessa con il Calcio. Questo provoca le caratteristiche clorosi da ferro-deficienza in molte specie acidofile, ma in molti casi il ferro c’è, solo che non è assorbibile per il pH troppo elevato.

Per evitare questi problemi controllate sempre il pH del terreno che andate ad impiantare, in relazione alle esigenze della coltura che dovrà accogliere.

Un’altra importante caratteristica è la disponibilità di acqua e come l’acqua si muove nel profilo del terreno.

Recentemente abbiamo visitato un vivaio dove dei coleotteri xilofagi avevano devastato alcuni filari di Betula papyrifera. Ad un esame più approfondito abbiamo appurato che le betule dei filari posti sul terreno più elevato avevano sofferto la siccità in estate e solo le piante stressate erano state attaccate dall’insetto. Infatti questo insetto non riuscirebbe a completare il suo ciclo, sotto la pressione della linfa, nel legno di una pianta vigorosa ed in buona salute.

Un’altro tipo di stress da evitare è il ristagno idrico nel terreno che produce asfissia radicale ed oltre ai vari marciumi, può provocare l’insediamento di varie patologie in seguito all’indebolimento della pianta.

Infine non ci soffermiamo sui noti problemi dovuti ad eccessi di concimazione, che provocano una elevazione del livello della salinità, oppure l’incorporazione di compost o sostanze organiche non sufficientemente fermentate, che possono provocare due opposti problemi: clorosi per “fame d’azoto” che viene consumato tutto dai microorganismi, oppure ustioni per la produzione di elevati livelli di ammoniaca.

Questi ultimi problemi sono frequentissimi tra le piante inviate per una diagnosi al nostro laboratorio.

Pratiche colturali

Ricadono in questa categoria i problemi provocati dall’applicazione scorretta o nel momento sbagliato delle pratiche colturali.

Una spaziatura inadeguata delle piante può provocare problemi patologici. Molti patogeni sono portati dall’acqua e dal vento, più le piante sono vicine e più facilmente questi si diffondono. L’irrigazione sopra chioma riproduce la pioggia e quindi può aggravare ulteriormente il problema. Nelle specie soggette a queste particolari patologie del fogliame è consigliabile aumentare la spaziatura tra le piante, per modificare anche il microclima che si crea tra di esse, e cambiare sistema d’irrigazione.

Le piante in contenitore possono essere messe su telo di polietilene nero o su ghiaino. Il primo è eccellente per controllare le erbe infestanti ma l’inevitabile ristagno dell’acqua d’irrigazione provoca una facile proliferazione dei marciumi radicali che si diffondono rapidamente. La ghiaia, oppure i teli di tessuto permeabile, sono preferibili al polietilene poiché, consentendo il drenaggio, riducono i problemi patologici.

La lotta alle erbe infestanti è uno dei problemi maggiori del vivaista e molto spesso l’uso improprio degli erbicidi provoca seri danni anche alle colture. In genere una gestione meno aggressiva del problema infestanti, basato su una più profonda conoscenza del ciclo biologico di queste erbe, è più economica ed efficace. In alcuni casi invece è il controllo meccanico delle infestanti che crea qualche problema:

• provocare lesioni con gli organi lavoranti alla corteccia del fusto predispone all’invasione di organismi patogeni.

• ammassare il terreno contro il filare delle piante provoca uno sprofondamento dell’apparato radicale.

Quest’ultimo problema spesso si evidenzia quando la pianta viene zollata ed il colletto si trova un palmo sotto al livello del terreno. Oltre al fatto che la posizione della zolla non è ottimale (contiene meno radici, gran parte dell’apparato radicale rimane in campo), quando poi verrà trapiantata sarà di nuovo posizionata troppo in profondità.

Abbiamo costatato che le conifere sono particolarmente sensibili ad una piantagione troppo profonda.

Piante provenienti da altre zone

Una specie come l’Acer rubrum viene coltivata dalla Florida su fino al Canada. Ma ogni popolazione di questa specie, secondo la località dove viene coltivata, sviluppa delle differenze fisiologiche e strutturali in relazione all’ambiente. Pertanto aceri allevati in Florida, avranno sicuramente dei problemi se trapiantati in Canada.

Questo accade anche per piante perfettamente acclimatate. Ad esempio dei Cornus kousa coltivati nel loro ambiente geografico naturale, a causa di un inverno troppo mite o per lo stoccaggio al coperto sotto un capannone, possono non ricevere la quantità ottimale di freddo per superare la dormienza delle gemme. Nella primavera successiva queste non si schiudono e anche se le piante sembrano vive ed in buona salute non vegeteranno.

Problemi delle colture in contenitore

Le piante allevate in contenitore spesso soffrono di una vasta gamma di problemi colturali, alcuni dei quali sono già stati descritti sopra.

Il substrato artificiale utilizzato, costituito da torba, sabbia o altri materiali inerti, non contiene i microelementi spesso indispensabili per la pianta. Aggiungere dei compost o altre sostanze organiche fermentate spesso e meglio che utilizzare fertilizzanti chimici. In ogni caso è sempre valido il discorso fatto a proposito del pH del substrato colturale.

Molto spesso riceviamo piante in contenitore che mostrano sintomi di scarso o incompleto accrescimento. Quando andiamo a togliere il contenitore troviamo un incredibile ammasso di radici che non ha più spazio dove andare.

Questo problema che è più frequente per gli alberi, porta alla formazione di radici deformi e spiralizzate che non riusciranno più ad avere una crescita naturale. Una scelta più accurata delle dimensioni del contenitore, effettuare i trapianti più spesso, oppure l’uso delle apposite vernici all’ossido di rame possono validamente contrastare questo fenomeno.

Per concludere, spesso i problemi colturali patiti dalle piante nel periodo di allevamento si manifestano quando vengono poste a dimora. In molti casi le cause delle fallanze e dei mancati attecchimenti vanno ricercate in vivaio. I paesaggisti devono ispezionare molto accuratamente le piante che ricevono, prima della loro piantagione, ma poi è necessario anche che le pongano a dimora correttamente, alla giusta profondità, rimovendo le coperture della zolla, tutorandole, pacciamandole e assistendole a sufficienza.


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