Serata del Vivaismo - Badia a Pacciana (Pistoia) - 5 settembre 2007
Quali politiche per sostenere la competitività del vivaismo nell'economia globale?
Renato Ferretti

(Agronomo, Dirigente del Dipartimento Pianificazione Territoriale, Agricoltura, Turismo e Promozione della Provincia di Pistoia)


Il vivaismo nasce più o meno contemporaneamente alla metà dell'800 in Italia, Francia, Germania, Belgio, Olanda, Spagna, ecc. prima con prevalenza verso la riproduzione delle piante da frutto e poi nei vari distretti che acquisivano una crescente importanza specializzandosi nelle piante con funzioni ornamentali. Nel corso ormai di quasi due secoli si sono formati in Europa una ventina di distretti produttivi che hanno assunto diverse specializzazioni o prevalenze produttive: Angers in Francia, Booskop in Olanda per le giovani piante; Oldemburg in Germania, Wetteren in Belgio per le piante a radice nuda da ricoltivare; e così potremmo continuare.

Pistoia il cui vivaismo nasce negli orti dentro le mura urbane alla metà dell'800 per soddisfare il crescente bisogno di piante da frutta e fino agli anni '50 del secolo scorso rimane la produzione prevalente poi negli anni del secondo dopoguerra inizia a svilupparsi la produzione di piante ornamentali che avrà un vero e proprio boom a cavallo degli anni sessanta e settanta ed un ulteriore grande sviluppo ed innovazione a cavallo degli anni novanta, all'indomani della gelata del 1985 che costrinse molte aziende a rifarsi da zero e conseguentemente ad innovare fortemente la produzione con l'introduzione su larga scala della coltivazione in contenitore e di nuove specie e varietà più richieste dal mercato che ha fatto di Pistoia il distretto produttivo vivaistico-ornamentale d'eccellenza in Europa.

Non c'è luogo dove si parli di Piante Ornamentali a qualsiasi titolo che non abbia visitato o voglia visitare Pistoia, è unanimemente riconosciuto l'alto standard qualitativo delle produzioni e sempre più spesso si sente parlare con ammirazione dei prodotti pistoiesi ma anche del loro alto prezzo. Ecco quindi la necessità di cercare una nuova competitività che non può essere quella del passato legata in un primo momento alla felice collocazione geografica e successivamente fino al varo della moneta unica, dell'EURO, sul vantaggio competitivo conseguente alla svalutazione della lira a cavallo degli anni '90 in particolare nei confronti del marco Tedesco. Oggi bisogna trovare una nuova competitività che si basi sui punti di forza esistenti riassumibili nel grande assortimento produttivo, nella filiera che è in grado di valorizzare la specializzazione agronomico-colturale delle piccole e medie aziende vivaistiche e la capacità di vendere su tutti i mercati del mondo delle aziende medio-grandi nonché nella concentrazione in pochi chilometri del 20% dell'intera produzione vivaistico-ornamentale Europea pronta per l'utilizzo finale.

Spesso, anche a livello nazionale, viene denunciato come uno dei fattori di crisi dell'economia la scarsa competitività del sistema di cui fanno parte i privati (aziende) ed il pubblico (enti). Nel vivaismo la cosa non è diversa nei distretti che ho citato e nei relativi paesi c'è molto più che da noi una comune volontà di affermare la propria produzione sia da parte dei privati che del pubblico, in Italia frequentemente invece c'è quantomeno un andamento asincrono talvolta contrapposto come s'è affermare una leadershep produttiva e consolidare il ruolo produttivo di un territorio fosse negativo. Gli esempi potrebbero essere numerosi ma credo sia più opportuno concentrarsi su cosa bisognerebbe fare in Italia e qui a Pistoia per non perdere ed anzi rilanciare la competitività del distretto.

Il florovivaismo ed il vivaismo in particolare, costituiscono un settore dell'agricoltura, ma direi più propriamente per l'alto impiego di capitali e la complessa organizzazione che richiede, dell'economia in senso lato che tuttora ha un trend occupazionale, produttivo e commerciale positivo. In particolare sul piano occupazionale il vivaismo ornamentale è ancora un forte attrattore di manodopera sia nazionale che estera.
La domanda mondiale è in continua crescita e soprattutto le piante sono sempre più necessarie per perseguire reali politiche di valorizzazione ambientale e di tutela paesaggistica. Non v'è, infatti, dubbio che la qualità dei territori e la sostenibilità ambientale degli insediamenti urbani passa attraverso un più deciso e razionale impiego del verde sia pubblico che privato e questo vale in modo particolare per il nostro paese che è cronicamente in deficit di verde fruibile nelle aree urbane.

Ecco quindi emergere con chiarezza i motivi fondanti per una politica di settore fortemente orientata allo sviluppo del florovivaismo, che superi i ritardi e le incertezze che sul piano nazionale hanno caratterizzato l'azione politica dell'ultimo decennio, ma come? Certamente per gli alti impieghi di capitale per addetto e per unità di superficie coltivata non è pensabile che le tradizionali politiche di sviluppo dell'agricoltura siano automaticamente applicabili a questo settore infatti con i massimali di alcune centinaia di milioni d'investimento per azienda previsti dall'attuale politica di sviluppo rurale dell'Unione Europea non è pensabile di incentivare le aziende a fare investimenti che comunque debbono, almeno per il florovivaismo, essere legati a precise esigenze di mercato e certamente non "drogati" da agevolazioni pubbliche.

Invece le aziende necessitano di altri interventi del sistema pubblico in genere che richiedono chiare scelte ed indirizzi politici definiti per creare "l'ambiente per lo sviluppo ed il consolidamento delle imprese" e per dare dei servizi che le singole aziende da sole non possono pagarsi.
Inoltre è necessario che in applicazione anche delle più recenti tendenze in materia di organizzazione del sistema pubblico siano effettivamente semplificati tutti quei procedimenti che oggi di fatto obbligano l'operatore vivaista ad una gestione ragionieristica anche della parte strettamente agronomica del vivaio oltre che, ovviamente, dell'azienda.
Ecco allora che per ridare slancio al settore e migliorarne la competitività sono necessari interventi strutturali ed organici a tutti i livelli dell'azione pubblica dal nazionale al locale: dal Governo al Comune.

Il Governo i cui Ministri delle Politiche Agricole e Forestali che si sono succeduti negli ultimi trenta anni hanno via via annunciato il varo, fra i tanti, del piano per il florovivaismo. Ogni tanto qualche bozza è arrivata ad essere ufficializzata dal Ministro ma nessuna è mai diventata operativa e soprattutto mai vi sono state destinate risorse. Ormai è tempo che sia varato un vero e proprio piano per il florovivaismo che contenga effettivi elementi di razionalizzazione dell'azione pubblica con un adeguato ed organico sostegno alla ricerca per l'innovazione di processo e soprattutto di prodotto, per poter mettere in condizione le nostre aziende di disporre autonomamente di nuove varietà, senza dover necessariamente dipendere dalle ricerche e dall'innovazione proveniente da altri paesi, nonché per valorizzare le specie tipiche del nostro ambiente, che hanno tradizionalmente un significativo valore ornamentale. Dare respiro ad una reale politica di marketing territoriale per promuovere il nostro paese sui nuovi mercati. Effettuare finalmente, una riorganizzazione del sistema dei rapporti fra impresa, lavoro e capitali alfine di renderli più funzionali alle nuove esigenze produttive e commerciali.

E' poi necessario che immediatamente il Governo, recuperando un ritardo di almeno cinque anni, di concerto con le Regioni, provveda a semplificare ed omogeneizzare il sistema autorizzativo e di controllo degli aspetti fitosanitari che debbono essere sempre più certi sia per i produttori che per i consumatori, ma anche meno vessatori per le imprese, che spesso sono gravate da inutili sanzioni, per infrazioni formali dovute più alla complessità del sistema di autocontrollo che a sostanziali comportamenti fraudolenti. E' questa un'esigenza fondamentale anche per dare più competitività commerciale al sistema che sempre di più si caratterizzerà per la qualità e la eco-compatibilità dei prodotti.

In sostanza occorre che il sistema pubblico crei le condizioni per un reale sviluppo ed una sostanziale crescita di imprese che trovano la loro ragione d'essere nel mercato e la possibilità di operare in norme chiare, semplici e certamente applicabili togliendo tutti quei piccoli poteri, che la ormai quasi secolare sedimentazione legislativa ha prodotto, sia all'interno del sistema pubblico che di quello semi o parapubblico.
E' poi necessario che siano precisamente definite le competenze dei vari soggetti in campo: Unione Europea, Stato, Regioni ed Enti Locali con le annesse aziende ed agenzie di scopo (Azienda Sanitaria Locale, Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente, Agenzia Nazionale Protezione Ambiente, ecc.) affinché siano integrate in un organico, se non addirittura simbiotico, processo di gestione delle funzioni pubbliche e non in continua rincorsa l'uno dell'altro come troppo spesso è accaduto fino ad oggi.

Perché il Distretto sia efficace e contribuisca a dare competitività al sistema economico occorre che la parte pubblica sia in grado di dare agli operatori privati, nella fattispecie ai vivaisti, risposte chiare e certe in tempi rapidi, anche perché per fare queste cose non occorrono risorse finanziarie aggiuntive ma solo la volontà politica e la forza di fare delle scelte consapevoli basate sulla conoscenza del settore e delle reali esigenze che esprime, razionalizzando e valorizzando le risorse umane e strumentali che già vi sono impegnate.
E' indubbio che seppur il quadro normativo è estremamente articolato e complesso se fossero completamente rispettati i ruoli e le competenze ed altresì i tempi che le leggi prevedono, ad esempio la normativa sullo sportello unico o quella della LR 1/05 sul governo del territorio, pur nella complessità si potrebbero avere tempi e procedure più certi e compatibili con il panorama Europeo. In Europa infatti, sia nei paesi più avanzati (Belgio, Francia, Germania, Olanda, ecc.) che in quelli di recente ingresso (Ungheria e Polonia) le procedure ed i tempi per l'avvio di attività d'impresa sono oggettivamente minori rispetto all'Italia e pur non pensando alla quasi perfezione del sistema pubblico francese è fuor di dubbio che la competitività in futuro ma già oggi si gioca anche sulla comparabilità dei tempi e sulla coerenza delle procedure autorizzative ed amministrative in genere. E' questo un tema che personalmente mi appassiona e sul quale credo che dovrà concentrarsi l'attenzione dei diversi soggetti coinvolti per far sì che almeno su questo piano in Europa ci sia parità di condizioni, obiettivo peraltro conclamato nei trattati dell'Unione Europea.

Il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali insieme ai colleghi di Governo interessati deve affrontare una questione prioritaria e di respiro Europeo, sulla quale è necessario costruire delle concrete alleanze in materia di politica estera in grado di vincere gli interessi locali, e cioè quello di garantire ai produttori Italiani condizioni di pari competitività con i nuovi paesi produttori, Europei ed extraeuropei, dove per condizioni fondiarie e standard di sicurezza del lavoro e dell'ambiente oggi operano in un sistema meno garantito del nostro ed al quale, anche per il pieno rispetto dei diritti civili e per uniformità del lavoro, dobbiamo operare per un loro adeguamento. Ma soprattutto nel campo della produzione delle giovani piante e della floricoltura, è necessario che insieme agli altri partners Europei siano stabiliti accordi di collaborazione commerciale che garantiscano i nostri produttori da forme di concorrenza sleale basata sullo sfruttamento del lavoro minorile e delle risorse naturali.

Vi è poi un altro filone che è di fondamentale importanza per attestare il florovivaismo italiano su posizioni di forza nell'ambito del processo di globalizzazione di questo settore: ed è quello di una razionale e mirata politica di promozione delle specificità italiane che deve necessariamente vedere il comune sforzo dei Ministeri interessati, delle Regioni e degli strumenti operativi come Istituto per il Commercio Estero, Camere di Commercio ed Agenzie Regionali, finalizzato a promuovere ed introdurre i nostri prodotti sui nuovi mercati sia ad Est che a Sud dell'Europa, e, che ad oggi rischiamo di non acquisire a solo vantaggio dei paesi europei più organizzati come: Francia, Germania, Olanda e Belgio che diventano anche esportatori dei nostri prodotti. Per queste politiche di promozione le aziende hanno necessità di un forte ed incisivo sostegno pubblico non solo di carattere finanziario ma anche di carattere organizzativo e di servizi dedicati.

Ecco un altro fronte di lavoro a cui il sistema pubblico, se vuole essere veramente strumentale allo sviluppo delle imprese, non può sottrarsi.
Infine credo che ci dobbiamo soffermare su un esigenza tutta locale che senza voler imitare ciò che fanno in altri distretti, ed anche qui gli esempi potrebbero essere numerosi, occorre che ci sia uno sforzo sinergico del pubblico e del privato per dotare il distretto di quella minima strumentazione di servizio per potersi confrontare sulle tematiche della ricerca applicata, dei servizi e dell'innovazione in modo da poter acquisire competitività anche di sistema nei confronti dei partner Europei. D'altro canto grazie alla lungimiranza di alcuni personaggi Pistoiesi nell'ambito dell'area dell'ex campo di volo esiste già il Cespevi che con la banca del germoplasma dove sono raccolte circa 1000 specie ornamentali può essere la sede dove concentrare le risorse pubbliche e private e farne il vero punto di riferimento del vivaismo ornamentale non solo Pistoiese come il recente meeting dell'ENAR (Associazione Europea dei Ricercatori del Vivaismo) e lo stesso Vestire il Paesaggio hanno già ampiamente dimostrato. Bisogna, in sostanza, crederci e fare al Cespevi un BHR di Anger o una Maison de la Pepiniere di Wetteren.

In conclusione la competitività di oggi e di domani non è più solo legata alla capacità delle imprese ed alla felice collocazione geografica che corrisponde alla possibilità di disporre di un vasto assortimento di piante ornamentali, ma è sempre di più legata alla competitività del distretto che valorizzando i propri punti di forza sappia fare veramente sistema in modo che la sinergia fra pubblico e privato consenta sistematicamente di spostare la propria linea di concorrenza rimanendo sempre avanti sul piano della tecnologia e dell'innovazione che è quello su cui possiamo essere veramente vincenti.



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