Un nuovo insetto minaccia le piantagioni di ippocastano in vivaio

C. Parrini   A.R.S.I.A. (Fitopatologia) - Firenze

L’ippocastano (Aesculus spp.) si inserisce a buon diritto nell’ampia cerchia di latifoglie arboree ornamentali oggetto di coltivazione nell’area vivaistica pistoiese.

Nei cataloghi dei produttori locali si trovano elencati: Aesculus hippocastanum (l’ippocastano comune, a fiori bianchi); la varietà "Bumannii" di detta specie (con fiori doppi, bianco-crema); A. carnea e la varietà "Briotii" entrambe a fiori rossi-rosa, l’ultima alquanto richiesta. Altre specie che afferiscono al genere Aesculus, che ne è ricco, sono di assai problematico reperimento nella produzione locale: A. parviflora, A. pavia, A. octandra. Non ci risulta che la vivaistiaca pistoiese abbia possibilità di soddisfare richieste relative ad altre specie e varietà di ippocastano altre a quelle prima richiamate.

La produzione vivaistica di ippocastano va soggetta a non poche problematiche fitosanitarie, cui di seguito brevemente accenniamo. Alcune si rivelano in grado di compromettere seriamente il buon esito delle coltivazioni ed una accorta difesa chimica è richiesta quando si intenda evitare perdite di piante o assicurare a queste normali ritmi di crescita.

E’ ben conosciuta dai vivaisti quella affezione fungina dell’apparato fogliare, l’antracnosi, che ha l’agente causale nel fungo ascomicete Guignardia aesculi. La perdita di larghi settori delle superfici fogliari che dissecano per sviluppi del micete è visione frequente sulle chiome dei giovani ippocastani, già in periodo primaverile nel corso delle prime fasi vegetative. E quando andamenti stagionali decorrano favorevoli alla biologia del fungo singole infezioni che prendono sviluppo sui lembi fogliari finiscono ben presto per confluire dando origine a disseccamenti totali delle foglie che .si accarttociano lungo la nervatura principale e iniziano a cadere anticipatamente in pieno periodo vegetativo, con intuibili conseguenze sull’accrescimento delle piante. La difesa chimica reclama interventi ripetuti, concentrati nel periodo di prima vegetazione, poiché al patogeno, che fruttifica abbondantemente sulle lesioni fogliari, è offerta possibiltà continua di contagiare i lembi fogliari, segnatamente in presenza di andamento stagionale piovoso. Anche entità parassitarie del regno animale trovano nell’ippocastano in vivaio un ospite che consente il completamento dei loro cicli vitali.

Condivide con altre latifoglie arboree in produzione vivaistica una elevata suscettibilità agli attacchi del rodilegno giallo (Zeuzera pyrina). Sui fusti di più ridotto diametro le estese escavazioni delle larve del rodilegno possono comportare perdita di piante per rotture e sono comunque all’origine di deperimenti vegetativi irreversibili. La presenza su uno stesso fusto di più larve intente a completare lo sviluppo preimmaginale, ben evidenziata da rosure esterne, è accertabile con frequenza. Su piante di maggiore età i vistosi esiti dell’attività pregressa delle larve del lepidottero sono spesso sufficienti a decretarne la incommerciabilità. Una concreta attenuazione della dannosità dello xilofago può oggigiorno venire dal ricorso a trappole e dispenser di feromoni sessuali utilizzati per monitoraggi o nelle tecniche della cattura massale e della confusione sessuale.

Anche Cossus cossus (rodilegno rosso) dà conferma, già in vivaio, della sua elevata polifagia e anche l’ippocastano viene ad essere compreso nell’ampia cerchia dei suoi ospiti. E’ risaputa l’attrazione del Cosside verso piante mal vegetanti o comunque in precarie condizioni vegetative. Gli interventi di difesa indirizzati al contenimento dei danni della Zeuzera estendono il loro benefico effetto anche nei confronti del rodilegno rosso.

Gli ippocastani in crescita nel vivaio possono inoltre, occasionalmente, essere fatti oggetto delle attenzioni di alcune cocciniglie che trovano matrici alimentari nelle foglie e cortecce di fusti, branche e rami. Si citano brevemente: Epidiaspis leperii, Diaspis pentagona, Icerya purchasi, ecc.

Alquanto sporadica anche la presenza nei terreni a vivaio di Melolontha melolontha, e M. hippocastani. Il coleottero può essere causa di deperimenti o morte delle giovani piante le cui radici fornissero nutrimento alle voraci larve nel corso del loro sviluppo ipogeo pluriennale.

Si può inoltre menzionare la ormai onnipresente Metcalfa pruinosa, cui invero risulterebbe difficile attribuire una elevata dannosità.

Infine viene da ricordare che in vivaio anche l’acaro tetranichide Eotetranychus tiliarius può occasionalmente eleggere l’ippocastano a pianta nutrice e accartocciamenti delle lamine fogliari e impedimenti al loro sviluppo possono evidenziarsi in risposta allo stazionamento, sulla pagina inferiore, di affollate colonie del fitofago.

Non poche quindi, già in vivaio, le problematiche fitosanitarie che attualmente gravano su questa pregevole latifoglia, destinate ad aggravarsi ulteriormente nel momento in cui - temiamo fra breve - nei terreni a vivaio del Pistoiese avrà modo di diffondersi un nuovo insetto, minatore fogliare: il lepidottero Gracillariide Cameraria ohridella Deschka & Dimic, descritto come nuova specie e segnalato come fitofago dannoso all’ippocastano da Autori slavi solo in tempi recenti (1986).

Trattasi di un lepidottero di dimensioni alquanto modeste. Il corpo dell’adulto misura in lunghezza solo 3 mm (l’apertura alare è di circa 7 mm); la larva matura e la crisalide presentano dimensioni dello stesso ordine di grandezza, rispettivamente 5 e 4 mm.

L’azione parassitaria degli stadi larvali della Cameraria si esercita a spese dell’apparato fogliare dell’ippocastano e si evidenzia in forma di vistose gallerie (mine) scavate nello spessore fogliare, a margine netto e che hanno immediato risalto sulla superficie fogliare. Le mine fogliari assumono inizialmente forma circolare, successivamente si sviluppano per alcuni cm con andamento irregolare e sinuoso (Figg. 1 e 2).

Foto 1            Foto 2

La biologia dell’insetto è di seguito brevemente riassunta. Sgusciate da uova deposte isolatamente sulla pagina superiore delle foglie dal microlepidottero che fa la sua prima comparsa in fine aprile - metà maggio, le larve neonate di 1° generazione, penetrate all’interno delle foglie, iniziano a scavare le gallerie rispettando le epidermidi. Completate, nel corso del loro accrescimento, alcune mute (5) si incrisalidano all’interno dellle gallerie per poi sfarfallare e dare origine a nuova generazione. Nelle regioni del nord-est italiano (Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Alto Adige), già da alcuni anni stabilmente occupate dal micro-lepidottero, sono accertate 4 generazioni annuali che si susseguono, accavallandosi infine, a partire dal mese di maggio fino a tutto settembre. Lo svernamento è sostenuto prevalentemente allo stadio di crisalide. Si ammette che la Cameraria possa comunque svernare anche come adulto.

Al lepidottero in parola è attribuita una indubbia dannosità per gli ippocastani allorquando si fa elevata la sua densità di popolazione, traguardo che la Cameraria è in grado di raggiungere in breve in virtù dell’elevato numero di generazioni annuali e della assenza di efficaci limitatori naturali. Laddove pertanto si infittiscono sui lembi fogliari gli sviluppi delle mine larvali dell’insetto costituiscono ormai visione stagionale ricorrente le spettacolari defogliazioni estive degli ippocastani, indotti in fine estate ad una seconda fogliazione e fioritura.

Cameraria ohridella è stata ascritta a fitofago dannoso all’ippocastano nel 1986 e come tale individuato in popolamenti della predetta latifoglia vegetanti in prossimità del lago Ohrid in Macedonia.

Diffusasi rapidamente in anni immediatamente successivi alla data della sua prima segnalazione, è riuscita in breve ad estendere il suo areale a Paesi dell’area balcanica e dell’Europa centro-orientale (Slovenia, Croazia, Austria, Germania meridionale, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca), dando chiari segni della sua attitudine alla rapida diffusione spaziale. Le è riconosciuta una grande capacità di sapere sfruttare largamente, nei suoi trasferimenti sulle grandi distanze, il trasporto passivo a mezzo di autoveicoli e vengono a conferma di quanto detto i reperti relativi alla sua attuale fase di continua e rapida espansione, invariabilmente localizzati lungo direttrici di traffico veicolare, nazionali e internazionali.

Entro i confini nazionali la Cameraria si è fatta notare per la prima volta a Dobbiaco (BZ) nel 1992 e attualmente tre regioni del nostro nord-est - quelle prima citate - risultano ormai ampiamente colonizzate dal lepidottero. A data più recente (1998) si fa risalire il rinvenimento dell’insetto in Emilia - Romagna (città di Bologna e dintorni).

Ai primi di agosto del corrente anno in quel di Montecatini Terme abbiamo individuanto alcuni ippocastani che esibivano chiome interessate da una diffusa e intensa infestazione del lepidottero. La consistenza dell’attacco accertata nella circostanza (singole foglie occupate da numerose mine) ci ha convinti che il primo insediamento dell’insetto su quegli Ippocastani da noi ispezionati dovesse, verosimilmente, retrodatarsi alla precedente stagione vegetativa. Anche sulle chiome di ippocastani siti nelle attigue frazioni di Pieve a Nievole e Montecatini Alto si rendevano già evidenti le inconfondibili mine fogliari della Cameraria, quivi presente con livelli di infestazione invero alquanto contenuti.

Di poco successivo (fine agosto - primi settembre) è stato il rinvenimento di ippocastani fatti oggetto di prima attenzione da parte del minatore fogliare anche in quattro distinte aree a verde all’interno del perimetro cittadino di Firenze: isolate e sporadiche tracce dell’attività larvale dell’insetto, spesso percettibili con difficoltà fra i diffusi ed estesi seccumi fogliari sorti per sviluppi massicci dell’antracnosi.

E’ venuta a mancare, al momento, la possibilità di completare un maggior numero di ispezioni finalizzate ad una migliore definizione della attuale distribuzione della Cameraria sul territorio regionale e dell’entità dei suoi attacchi al momento accertabile: il tutto è necessariamente rimandato alla prossima stagione vegetativa.

I reperti di cui sopra sono comunque sufficienti ad inserire la Toscana nel novero delle aree nazionali colonizzate dal microlepidottero e vengono anche a conferma dell’attuale fase di rapida espansione del suo areale in Italia.

I sopralluoghi effettuati nel bimestre trascorso in alcune coltivazioni vivaistiche di ippocastano dell’area pistoiese hanno consentito di escludere al momento la presenza di Cameraria in detto ambiente.

Ovviamente non è dato sapere con certezza per quanto tempo ancora il comprensorio di Pistoia riuscirà a sottrarsi alla Cameraria. Non appare comunque pensabile come eventualità remota il rinvenimento di prime mine fogliari addebitabili all’insetto anche sulle chiome degli ippocastani in accrescimento in vivaio. Come prima ricordato, viene riconosciuta al lepidottero una spiccata abilità a sfruttare il trasporto passivo nei suoi trasferimenti a distanza e il focolaio individuato nella vicina Montecatini Terme non lascia per niente tranquilli in proposito.

E’ stata nostra intenzione, con la presente nota, agevolare i produttori vivaisti pistoiesi nel riconoscimento dell’insetto e dei danni a questi ascrivibili.

Il personale tecnico del Servizio Fitosanitario Regionale (ARPAT) che opera con una propria sezione a Pistoia sarà opportuno venga interpellato dagli operatori locali al primo manifestarsi delle inconfondibili mine fogliari sugli ippocastani in coltivazione. Anche i Tecnici delle OO.PP.AA. provinciali che in area pistoiese svolgono attività di assistenza alle aziende potranno proficuamente essere interpellati per rimuovere dubbi e in merito alle azioni da intraprendere tempestivamente nell’eventualità di prime apparizioni del fillominatore.

La sperimentazione tuttora in corso sta evidenziando possibilità di efficace controllo del fillominatore mediante ricorso ai recenti insetticidi chitinoinibitori. Altra soluzione al problema Cameraria quale il trattamento insetticida per via endoterapica, al vaglio di attività sperimentale del momento, verrà a proporsi, se riceveranno conferma le prime risultanze positive, esclusivamente a beneficio degli ippocastani adulti e vetusti che arredano a verde i centri abitati.

Al di là dei livelli di dannosità che l’infestazione potrà assumere nella vivaistica pistoiese preme fare presente che il mancato controllo dell’insetto in ambiente vivaistico si tradurrà, inevitabilmente, in una forte accelerazione della sua diffusione spaziale, non solo entro i confini nazionali.


INDIRIZZI UTILI :

ARPAT - Servizio Fitosanitario Regionale - Dipartimento di Pistoia , Via Baroni, 19 - Tel. 0573/992511

CIPAAT - Pistoia (CIA) Via E. Fermi, 1 - Tel. 0573/934210

IRIPA - Pistoia (Coldiretti) Via dell’Annona, 191 - Tel. 0573/991011

ERATA - Pistoia (Unione Agricoltori) Via F. Pacini, 45 - Tel. 0573/21231.


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