Prunus laurocerasus: diagnosi e terapia contro il disseccamento delle foglie

P. Michelot, CEPEM e S. Ballas, CNIH Chambourey

Tradotto da “Lien horticole” n.12 - marzo 1992


La coltivazione del Prunus laurocerasus rappresenta per il settore del vivaismo un’importante fonte di reddito. Da qualche anno si assiste alla comparsa sempre più frequente di una malattia i cui sintomi si manifestano con tacche e disseccamento delle foglie che rendono le piante inestetiche e poco adatte alla vendita.

In questo articolo viene fatto il punto sulle attuali conoscenze.

I sintomi di cui abbiamo accennato sopra possono essere dovuti a cause differenti, di origine non parassitaria (ambiente di coltivazione) e di origine parassitaria (bucatura delle foglie causata da un batterio del tipo Pseudomonas o dall’oidio “perforante” Sphaerotheca pannosa).

Le cause non parassitarie

Il substrato di coltura sembrerebbe avere una certa importanza sulla comparsa dei sintomi, poiché sul lauroceraso coltivato su terreni siliceo-umiferi profondi o siliceo-ghiaiosi la malattia non si manifesta mai; nei terreni argillosi, la rottura continua della crosta superficiale ostacola la malattia.

Al contrario alcune situazioni fisico-chimiche del terreno di coltura, che conducono a situazioni di asfissia radicale (suolo eccessivamente compatto, forti piogge...) possono favorire la comparsa della malattia.

In questi casi le foglie presentano aree necrotiche che successivamente si distaccano, lasciando le foglie perforate, senza che sia possibile isolare alcuna muffa o batterio.

Studi condotti dal CNIH in Francia hanno dimostrato che, nelle piante coltivate in contenitore, agendo su alcuni fattori colturali, in modo particolare sull’irrigazione per aspersione, è possibile limitare lo sviluppo di questa malattia.

Precauzioni

• usare contenitori di medio volume (7,5 l);

• disporre le piante con una densità bassa (6 p/m2);

• ammendare il substrato all’atto del rinvaso con 6 Kg/mc di CaCO3 (carbonato di calcio);

• polverizzare del nitrato di calcio (CaNO3) al 4% ogni 15 giorni (con tempo fresco o in prima mattina o in serata). Questo intervento è più di tipo preventivo che curativo.

Cause batteriche

Alcuni ricercatori del dipartimento di patologia e di agronomia dell’INRA di Angers hanno potuto dimostrare il ruolo patogenetico di un batterio nella comparsa di un certo tipo di sintomi che vengono così descritti:

“Sulle giovani foglie i sintomi più tipici sono ben visibili in trasparenza e si manifestano nella fase iniziale con delle tacche vetrose. Il centro necrotizza rapidamente, prendendo un aspetto brunastro più o meno scuro e circondato quasi subito da un’aureola clorotica delimitata da un bordo brillante. In seguito la zona necrotica si staccherà dalla foglia lasciando un buco. In alcuni casi può subentrare una reazione antocianica ai margini della tacca, il cui foro si presenterà marginato di rosso. Sulle foglie adulte le tacche presentano un’aureola gialla sulla pagina superiore; sulla pagina inferiore appaiono sotto forma di punti vetrosi leggermente in rilievo. Il diametro delle tacche può variare dai 2 ai 10 mm; le tacche evolvono in un foro nel tempo di 5-10 giorni. Quando le foglie molto giovani sono attaccate precocemente l’evoluzione dei sintomi è rapida provocando a volte una deformazione molto importante del lembo fogliare. Quando le tacche di una foglia sono molto numerose si osserva dapprima una clorosi che delimita l’area delle tacche, quindi la caduta della foglia. Nel caso di un forte attacco si nota in vivaio un’abbondanza di foglie per terra. Tale caduta di foglie indebolisce la pianta e ne altera l’aspetto estetico. Questa malattia è grave, perché lo sviluppo dei sintomi può essere esplosivo, sia con coltura in pieno campo che in contenitore”.

Da foglie che presentavano i sintomi sopra descritti si è isolato un batterio che è uno Pseudomonas syringae pv. syringae. E’ stato quindi messo in atto un programma di ricerche per meglio studiare l’agente patogeno, i metodi di lotta (effetto fitotossico dei prodotti a base di rame) e le tecniche agronomiche (apporti di calcio e di azoto) in grado di influire sulla malattia.

Lotta

Si basa sull’uso di prodotti batteriostatici che impediscono la moltiplicazione dei batteri, arrestando in tal modo la malattia, senza però ucciderli:

• sali di rame alla concentrazione di 100-150 g/litro;

• ossichinolina (Cryptonol liquido, 1,5 litri di prodotto per hl).

L’oidio perforante

Questo fungo, Sphaerotheca pannosa, attacca preferibilmente i giovani germogli, provocando sugli steli e sulla pagina inferiore delle foglie delle macchie biancastre dovute alla presenza del micelio, poi brunastre.

Le foglie attaccate dalla malattia si deformano accartocciandosi e si perforano. Non è possibile attribuire tali sintomi alla causa batterica o di ordine fisiologico per l’evidente presenza del micelio che non dà possibilità di errore.

Questa malattia si sviluppa nel periodo vegetativo, dalla primavera fino all’autunno.

I danni maggiori si hanno nelle zone umide, poco ventilate, su terreni fertili dove le piante crescono vigorosamente. Piante con forte sviluppo vegetativo, quindi con alta percentuale di tessuti giovani, sono particolarmente sensibili.

Profilassi

Limitare gli apporti di azoto, le frequenti irrigazioni, la piantagione in zone umide; eliminare le parti malate, utilizzare le cultivar meno sensibili (es.: “Caucasica”). La cultivar “Rotundifolia” è particolarmente sensibile agli attacchi di oidio.

Lotta chimica

Irrorare ogni 15-20 giorni con un anticrittogamico al fine di prevenire lo sviluppo della malattia. Gli attacchi di oidio sono improvvisi e la malattia può progredire rapidamente. Nessun intervento di tipo curativo può giustificarsi poiché le foglie deformate dagli attacchi della muffa non riacquistano più il loro aspetto normale.

Efficacia dei diversi fungicidi

Insufficiente: benomyl, dinocap, fenpropimorph, prochloraz, triforine.

Media: bitertanolo, bupirimate, propiconazolo, pyrazophos.

Buona: cyproconazolo, difenoconazolo, fenarimol, flutriafol, hexaconazolo.

Ottima: fluisilazolo, Triadimenolo.

Buona: ma non possono essere distribuiti in vivaio per l’effetto nanizzante: tebuconazolo, triadimefon.

In tutti i casi aggiungere un bagnante.

Un fenomeno complesso

Il deperimento del P. laurocerasus è dunque un fenomeno molto complesso che può essere la conseguenza di un attacco parassitario o di un errato metodo colturale. Anche se non si conoscono ancora bene le condizioni di sviluppo della batteriosi, si può affermare tuttavia che, nel caso dell’oidio, quest’ultimo può essere molto favorito da certe condizioni colturali. Conviene pertanto evitare tutte quelle condizioni che predispongono alla malattia e quando questa si manifesta è necessario diagnosticarla correttamente e combatterla fin dall’inizio.

Le situazioni favorevoli possono essere evitate:

• utilizzando un substrato che non sia acido (attenzione alla torbe non neutralizzate), aggiungendo un ammendante a base di calcio;

• coltivando in contenitori di media grandezza, avendo cura di distanziare sufficientemente le piantine;

• evitando l’eccesso di acqua e substrati asfittici;

• limitando la concimazione azotata.

Per diagnosticare correttamente la malattia è necessario osservare attentamente la comparsa dei primi sintomi. Anche se il risultato finale è identico i sintomi sono diversi:

• tacche vetrose e necrotiche nel caso di attacco batterico;

• presenza di micelio bianco sulle foglie nel caso di infezione da oidio.

La lotta chimica va intrapresa fin dall’inizio al fine di bloccare l’evolversi della malattia:

• distribuire prodotti cuprici nel caso di un attacco da Pseudomonas, ogni 15 giorni;

• irrorare Triadimenolo o fenarimol ogni tre settimane contro attacchi di oidio.


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