Convegno A.N.V.E. "Arboricoltura del III millennio"
Mostra del Florovivaismo - Canneto sull'Oglio - 21 settembre 2007
Offerta di nuove specie: possibili conseguenze tecniche e normative
Paolo Marzialetti
- Direttore del Centro Sperimentale per il Vivaismo di Pistoia

Presentazione
Il Centro Sperimentale per il Vivaismo di Pistoia è una struttura di ricerca, sperimentazione e servizi per aziende vivaistiche di piante ornamentali da esterno, promosso dalla Camera di Commercio di Pistoia con una partecipazione della banca locale (Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia).
Sorge alle porte di Pistoia accanto al casello autostradale, su una superficie di 26 ettari. I terreni sono occupati per 4-5 ettari dall'area del centro direzionale e dei servizi, dove si trovano tutti gli edifici, le serre ed il giardino d'ingresso oltre ai vari insediamenti sperimentali delle Università di Firenze e Pisa e del CNR. Inoltre circa 12 ettari sono destinati a collezioni di piante ornamentali, mentre i restanti 10 ettari sono destinati ad espandere queste ultime.

Le collezioni di piante ornamentali ospitate presso il Centro fanno parte di un progetto chiamato “Banca del Germoplasma”, che ha lo scopo di raccogliere e conservare le diverse varietà di piante ornamentali da esterno e verificarne la rispondenza genetica e testarle. Inoltre, è a disposizione degli operatori e degli studiosi e fornisce materiale di propagazione di qualità ai vivaisti.
Tra le altre, abbiamo anche una collezione di alberature, allestita in un primo lotto nel 1996, che raccogliere i grandi generi più diffusi e molto ricchi di specie e varietà (Acer, Betula, Quercus e Tilia). Poi nel 2000 è stata completata con le altre alberature, comprendenti poche varietà, appartenenti a 25 generi diversi.
La collezione, oltre agli altri scopi, ha la funzione di campo di test in cui verificare le diverse problematiche che emergono nell'allevamento di nuove specie e varietà di piante ornamentali nel nostro ambiente.

Introduzione
Facendo un salto indietro nella storia del vivaismo, consultando la raccolta di cataloghi storici conservata nella nostra biblioteca, si può rilevare come la gamma di generi e specie di alberature coltivate nei vivai non sia cambiata molto inizialmente. Infatti i cataloghi del secondo dopoguerra non riportano specie molto diverse da quelle dei cataloghi di inizio '900.

Ad esempio per il genere Acer, che è uno dei più rappresentativi, troviamo sempre le solite specie: campestris, negundo, negundo foliis argenteis variegatis, negundo foliis aureis marginatis, platanoides, pseudoplatanus, pseudoplatanus foliis atropurpureis, saccharinum. Solo intorno agli anni '70 - '80 si possono notare delle nuove introduzioni: negundo Odessanum, platanoides Drumondi, platanoides Faassen's Black, platanoides Crimson King.

Ma solamente a partire dagli anni '90 vi sono state sostanziose introduzioni di nuove varietà: negundo Flamingo, platanoides Columnare, platanoides Deborah, platanoides Emerald Queen, platanoides Globosum, pseudoplatanus Negenia, pseudoplatanus Rotterdam, pseudoplatanus Atropurpureum, saccharinum Piramidale, saccharinum Wieri.

Per proseguire fino ai giorni nostri con l'esempio del genere Acer, che è molto rappresentativo, in seguito si sono verificate, oltre all'introduzione di numerosissime nuove varietà anche quella di nuove specie: buergerianum, x freemanii, monspessulanum e rubrum.
Cerchiamo ora di valutare, sotto i diversi aspetti tecnici, ed in seguito anche normativi, le conseguenze di questa crescente introduzione di nuove specie e varietà di alberature.

Aspetti tecnici
La spiegazione della richiesta ed introduzione di nuove varietà in quegli anni, va ricercata, oltre che nel continuo desiderio di novità, nelle moderne esigenze del verde urbano. Gli spazzi sempre più angusti, la necessità di ridurre gli interventi di manutenzione hanno reso inadeguate le vecchie essenze, con il loro sviluppo esuberante. Infatti spesso le nuove varietà hanno portamenti più compatti e mantengono la forma senza continui interventi di potatura.
In molti casi l'introduzione di queste nuove varietà veniva fatto principalmente con motivazioni commerciali: ad esempio, era molto di “moda” negli Stati Uniti, e veniva messa in coltivazione per lanciarla anche in Europa. Spesso le prove tecniche di adattamento ai nostri climi erano veloci e sommarie.
Tuttavia, a dire il vero, una volte introdotte nella coltivazione in vivaio, molte specie sono scomparse dopo pochi anni, proprio perché i vivaisti stessi le hanno scartate a causa dei diversi problemi emersi. Altre invece, nonostante qualche problema, resistono ancora in coltivazione perché le problematiche emerse vengono superate con vari accorgimenti colturali.

Tra i principali inconvenienti verificati anche nelle nostre collezioni abbiamo le lesioni sul tronco a causa dell'insolazione. Certamente molti alberi sono essenze arbustive allevate a fusto, per cui l'esposizione del tronco ai raggi diretti del sole non è naturale. Per questo motivo i tronchi vengono fasciati con strisce di juta nei primi anni di coltivazione. Tuttavia, una volta che l'albero è cresciuto oltre una certa misura e la corteccia si è ispessita a sufficienza dovrebbe avere una buona resistenza a questo fenomeno.
Accade invece che alcune specie o varietà selezionate conservano più o meno marcatamente questo problema, più a lungo durante lo sviluppo e magari anche in dipendenza della latitudine. Talvolta solo nei paesi del Sud Europa, mentre sono perfette nelle aree del Nord dove l'insolazione è minore (es. diverse varietà di Acer platanoides o di rubrum).
Altro inconveniente, spesso evidenziato, è quello dell'eccessiva emissione di polloni che aggravano notevolmente le operazioni colturali prima e le manutenzioni poi una volta posti a dimora. In altri casi abbiamo invece che questo fenomeno è legato al fatto che le piante sono innestate e si verificano abbondanti ricacci del selvatico sia al piede, che sulla chioma se innestate in testa. In molti casi le varietà tradizionali, oppure di nuova introduzione ma che presentano tali problemi, vengono abbandonate proprio per questo motivo (es. Tilia hybrida argentea o Acer negando variegati).

L'evoluzione del paesaggismo moderno e le nuove esigenze del verde urbano hanno modificato le produzioni verso una qualità sempre maggiore ed il possesso di specifiche caratteristiche una volta non richieste. Mi riferisco ad esempio alle altezze delle impalcature alzate oltre i 2 metri, oppure al mantenimento della freccia anche nelle alberature (una volta era richiesta solo per alcune conifere). I vivaisti hanno dovuto pertanto adeguarsi con idonee tecniche colturali che consentissero di ottenere produzioni conformi a questi requisiti. La vigoria delle diverse varietà è importante per la loro valutazione, poiché gli astoni riescono a raggiungere prima l'altezza dell'impalcatura. Inoltre, in particolare per alcune essenze è necessaria l'applicazione di un tutore che guidi la freccia, mentre per altre questo non è indispensabile, oppure non così a lungo. Questi sono tutti particolari che possono costruire il successo o l'abbandono di una nuova varietà di alberatura.

I vari inconvenienti che abbiamo visto in precedenza sono tutti quelli che si evidenziano anche in vivaio e spesso aggravano anche le cure colturali. Invece ci sono tutta una serie di problemi che si verificano per lo più sulle piante adulte poste a dimora e, non affliggendo direttamente il vivaista, non lo spingono a selezionare le varietà più o meno valide, se non lo farà poi il mercato.
Mi riferisco ad esempio ad alcune essenze che hanno un legno molto tenero, più soggetto ad essere aggredito dalle carie ed i marciumi, specie sui grossi tagli non protetti adeguatamente. Oppure hanno problemi di angolo di inserzione dei rami troppo aperti, che si scosciano facilmente, o al contrario troppo acuti con problemi di interclusione della corteccia. Il che in entrambi i casi porta a pericolose rotture dei rami (es. Acer saccharinum, Fagus).

In altri casi abbiamo invece essenze con apparati radicali troppo superficiali, che creano grossi problemi nelle aree verdi, specie quelle cittadine, circondate da parcheggi, marciapiedi e manti stradali (es. Fagus). Oppure le piante che sviluppano col tempo degli organi vegetali pericolosi, come ad esempio grosse spine (es. Gleditsia).
Tra le produzioni vegetali considerate spesso fastidiose in certi casi abbiamo i fiori, i semi ed i frutti che, quando vengono prodotti in grandi quantità e di particolare tipologia, possono creare problemi di pulizia delle aree alberate o anche pericolo per la loro caduta sui passanti o sulle auto parcheggiate sotto (es. Aesculus, Punus pinea, alcune varietà di Acer, Sophora).

Recentemente si è iniziato a prendere in considerazione anche la produzione di pollini, vista la dilagante problematica delle allergie. Ad esempio, negli ultimi quarant'anni, la grande diffusione del genere Betula nel nostro paese ha provocato un progressivo incremento di sensibilizzazioni da polline di betulla, che oggi è una delle maggiori essenze arboree causa di allergia in Italia. Pertanto uno dei futuri orientamenti nella scelta delle caratteristiche delle piante per il verde urbano sarà che, come si evitano le piante con spine o vegetazione urticante o con parti velenose, così pure si eviteranno le piante produttrici di polline allergenico (es. Olea, Cupressus, Betula, Alnus, Carpinus, Corylus).

Una volta passate in rassegna tutte queste conseguenze tecniche da valutare nell'introduzione di nuove specie di alberature nel verde ornamentale vediamo adesso di analizzare le possibili implicazioni normative.

Aspetti normativi
Nel nostro Paese, come pure in gran parte dell'Europa, attualmente non vi sono norme precise sulla diffusione delle cosiddette specie “aliene”, cioè piante che si sono disperse al di fuori del loro areale naturale in maniera accidentale o deliberata. A seconda della loro frequenza e delle loro capacità di propagazione le specie aliene possono differenziarsi in: Le invasive possono anche definirsi “nocive” quando la loro propagazione è tale da essere considerata un serio danno ecologico ed economico (es. Robinia pseudoacacia, Ailanthus altissima, Acer negundo).
Nonostante non vi sia al momento alcuna normativa, si prevede presto l'uscita di direttive europee a riguardo. Infatti, attraverso la Convenzione di Berna il Consiglio d'Europa sta sviluppando una Strategia Europea per le specie invasive, all'interno del quadro fissato dalla CBD (Convention on Biological Diversity).
Quindi avremo delle liste di piante la cui introduzione e coltivazione sarà assolutamente vietata, sicuramente nella forestazione e negli impianti paesaggistici, ma probabilmente anche nel verde urbano.

Attualmente queste competenze sono riservate alle amministrazioni locali, in particolare i comuni, che in molti casi hanno promulgato dei “Regolamenti del Verde Urbano” che riguardano sia il verde pubblico che quello privato. Questi regolamenti, oltre alle norme per gli abbattimenti, le potature, distanze minime delle piante, e la salvaguardia del verde contengono pure delle norme che indicano le essenze consentite e quelle vietate per i diversi impieghi.
Prendendo ad esempio un regolamento molto diffuso nei comuni dell'Emilia Romagna, vediamo che nelle zone esterne al perimetro urbano e lungo i confini fra le zone di nuovo insediamento residenziale o produttivo e le zone agricole è vietato l'utilizzo delle seguenti specie, in tutte le loro cultivar: Vi sono tuttavia dei comuni con dei regolamenti ancor più restrittivi dove alcune di queste limitazioni sono estese anche all'area urbana, al verde sia pubblico che privato.
La scelta delle specie da utilizzare in un'area verde dipende dagli scopi che si vogliono ottenere. Sono d'accordo che in generale, nell'ambito degli impianti paesaggistici con prevalente finalità naturalistico-ambientali sono da preferire specie autoctone in quanto sono in grado di svilupparsi anche in ambienti artificiali e fortemente stressati. Mentre invece l'utilizzo di specie naturalizzate e/o esotiche dovrebbe essere limitato ad interventi di ridotta estensione e con prevalente finalità estetico-ornamentale.
Tuttavia poi ci troviamo sempre più frequentemente di fronte ad aree verdi pubbliche o demaniali dove proliferano indisturbate tutte le specie più invasive della lista soprastante.

Per quanto riguarda invece il verde urbano le norme sono molto più complesse e articolate, oltre che molto diversificate lungo la nostra lunghissima penisola. In genere non vi sono vincoli molto stretti circa le specie di piante, se si fa eccezione ad esempio per le aree destinate a parcheggio, dove spesso sono vietate alcune essenze come: I consigli circa le piante destinate ai viali urbani si limitano molto spesso ad una lista molto vaga di generi: Acer spp, Celtis, Carpinus, Fraxinus spp, Aesculus, Liriodendron, Ulmus, Pinus pinea, Populus spp, Platanus, Quercus spp, Robinia spp, Sophora, Tilia spp

Pertanto dal punto di vista normativo al momento non vi sono eccessive restrizioni all'introduzione di nuove specie di essenze ornamentali, anche se talvolta la decisione delle piante da impiegare in un nuovo impianto di verde urbano sono spesso molto combattute e motivo di lunghi dibattiti, che spesso coinvolgono anche l'opinione pubblica. Alla fine, la scelta viene spesso determinata più da motivazioni di carattere estetico o economico che non da orientamenti tecnici.

Conclusioni
Questo non è molto incoraggiante, perché come abbiamo visto, nell'evoluzione delle specie e varietà di alberature per il verde urbano, sono proprio i problemi tecnici quelli che hanno guidato lo sviluppo di nuove essenze che li superassero, anche solo in parte. Ci sarebbe bisogno di una migliore conoscenza e quindi di una maggior considerazione delle caratteristiche tecniche del materiale vegetale che i vivaisti possono mettere a disposizione degli impiantisti.
Già adesso sono disponibili una gamma di specie e varietà con caratteristiche nuove, più adatte ai moderni impieghi nel verde urbano che possono soddisfare tutte le più diverse esigenze, riducendo al minimo gli inconvenienti che abbiamo esaminato sopra.
Tuttavia sempre nuove acquisizioni stanno arrivando nei nostri vivai, con l'assicurazione di essere accuratamente testati e valutati per esprimere quelle che sono le loro caratteristiche.

Tra le nuove specie e varietà americane di cui la Lambo si è assicurata l'esclusiva per l'Europa, mi piace segnalarne alcune che a mio avviso introducono degli elementi di novità molto validi.
Due varietà di acero senza semi, (Acer platanoides 'Medallion' e Acer x freemanii 'Celebration') che risolvono molteplici problemi: oltre a non intasare ogni cosa con le loro abbondanti produzioni di samare, non sono infestanti e non producono pollini se non in quantità molto ridotta.
Inoltre tra le essenze con problemi di ramificazioni fragili e a rischio rottura abbiamo un acero saccarino (Acer saccharum 'Fiddler's Creek') ed un frassino (Fraxinus pennsylvanica 'Cimmaron') con rami molto robusti e inseriti con angolo acuto sul fusto che li rende molto resistenti anche a i forti venti.
Abbiamo poi anche una varietà di tiglio (Tilia cordata 'Corinthian') a ridotta manutenzione sia per quanto riguarda il mantenimento della forma che l'assenza di polloni.

Per concludere vorrei auspicare che l'evoluzione ed il rinnovamento delle specie e varietà di alberature prosegua e si sviluppi per dare al settore sempre nuovi prodotti, più tecnologici ed in grado di soddisfare sempre meglio le esigenze dell'utenza. Le nostre aree urbane si stanno evolvendo velocemente: il verde dovrà fare altrettanto.



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2007 Ce.Spe.Vi. - Pistoia
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