Come le nuove normative anti-inquinamento stanno trasformando il vivaismo olandese

John Edmonds

Tradotto dall’American Nurseryman 1 Marzo 1993


Nell’Agosto 1990 l’Olanda ha introdotto una legislazione che ha avuto un considerevole effetto sulle tecniche di produzione ortovivaistiche. Questa normativa, chiamata “piano poliennale per la difesa delle colture” è finalizzato a diminuire gli effetti negativi dell’agricoltura e dell’ortovivaismo sull’ambiente. Per la fine del secolo, questo piano decennale, si propone principalmente di ridurre l’uso delle sostanze chimiche alla metà.

L’evento che ha provocato l’introduzione del piano è stato la scoperta di residui di pesticidi (in special modo bromuro di metile) nelle acque sotterranee dell’Ovest, la zona delle dei grandi impianti serricoli appena a nord di Rotterdam. Il bromuro di metile è adesso proibito in Olanda.

Gli obbiettivi principali del piano sono quelli di ridurre la dipendenza dalle sostanze chimiche incoraggiando i metodi colturali organici, preferire la lotta biologica ai pesticidi e limitare fortemente l’uso degli sterilizzanti del terreno, rendendoli disponibili solo sotto stretto controllo. Infine il piano richiede l’introduzione di sistemi a circuito chiuso per ridurre al minimo le perdite per dilavamento e le infiltrazioni nel terreno dagli impianti agricoli e ortovivaistici.

Il piano prevede obbiettivi separati per ciascuno dei settori dell’ortovivaismo. Ci sono oltre 6.000 ettari di vivi di piante in Olanda, per lo più concentrati intorno all’area di Boskoop, Opheusden e Zundert. I vivaisti usano oltre 500.000 Kg di pesticidi all’anno; i disinfestanti del terreno sono oltre il 75% del totale. Il piano poliennale per la difesa delle colture intende ridurre i pesticidi del 25% entro il 1995 e del 32% entro il 2000.

Per raggiungere questo obbiettivo il piano suggerisce l’adozione di strutture a circuito chiuso per produrre un gran numero di piante in contenitore (la coltivazione in pieno campo è ancora molto diffusa in Olanda). I vivaisti sono anche incoraggiati ad adottare delle rotazioni colturali migliori ed a ridurre l’uso dei diserbanti con il diserbo localizzato, oppure il controllo manuale o meccanico delle malerbe.

In particolare i coltivatori di bulbi sono soggetti a questi nuovi regolamenti perché l’area interessata da questa coltura è circa tre volte quella dei vivai di piante. I floricoltori usano il 50% in più di pesticidi per ettaro dei vivaisti ed il 75% di questi sono sterilizzanti del terreno.

Il piano poliennale per la difesa delle colture stabilisce anche degli obbiettivi per il riciclaggio della plastica: entro il 2000 i coltivatori dovranno riciclare l’80% della loro plastica. Il piano coinvolge anche le industrie produttrici. Incredibilmente, prima del 1982 l’Olanda scaricava nel Mare de Nord 4,35 milioni di tonnellate di acido solforico con metalli pesanti (un sottoprodotto della lavorazione del polietilene). Il piano modifica questa situazione e richiede che le tecniche di produzione di tutti i materiali siano più rispettose dell’ambiente.

In Germania i produttori di contenitori e materiali da imballaggio sono obbligati a riprendersi indietro i loro prodotti per riciclarli, dopo l’uso, se non sono biodegradabili. Ma con la plastica questa è una regola infantile poiché produce solo montagne di materiale indesiderato ed inutilizzabile.

Gli olandesi sono invece più pratici. Nel Marzo 1991 è stata aperta una nuova industria che ricicla tutti i tipi di lampade elettriche a gas esaurite, comprese quelle ai vapori di mercurio e quelle al sodio. I 6 milioni di dollari per avviarla sono stati finanziati da una compagnia elettrica che fornisce anche acqua calda e anidride carbonica, suoi sottoprodotti, ad una vasta area serricola vicino a Breda.

Dopo sei mesi che il piano era stato avviato con successo, il governo olandese ha reso obbligatorio a tutte le imprese commerciali di cedere ogni tipo di lampada usata alla ditta di riciclaggio. Ventidue agenzie autorizzate adesso girano per l’Olanda a raccogliere le lampade usate, e si fanno pagare da 1000 a 3000 lire per ciascuna lampada consegnata. Invece queste agenzie devono pagare solo 500 lire a lampada quando la consegnano all’industria di riciclaggio. La differenza serve a coprire i costi vivi ed il loro guadagno. Il 92% dei 15 milioni di lampade usate in Olanda ogni anno vengono riciclate. Il rimanente materiale, per lo più costituito da lampade ad amalgama di mercurio non riciclabile, viene mandato in Germania dove viene messo nelle miniere di sale come rifiuto tossico.

Ma forse la più chiara evidenza che il piano era entrato in vigore si è vista alle fiere campionarie olandesi, dove quasi tutti presentavano dei nuovi metodi di controllo dei parassiti o nuove attrezzature sviluppate in Olanda. Nel 1991 alla fiera di Liempde i servizi di divulgazione olandesi hanno fatto diverse dimostrazioni di sistemi di coltura a circuito chiuso per la produzione di piante in contenitore. Tutti quanti avevano una cosa in comune: una barriera impermeabile di qualche tipo per impedire all’acqua di scolo dai vasi di disperdersi nel terreno ed infiltrarsi nella falda. Queste barriere sono disegnate in modo da raccogliere il percolato e convogliarlo in una vasca per essere riciclato.

Tuttavia il riciclaggio dell’acqua di irrigazione porta il pericolo della diffusione di patogeni. Per questo gli olandesi stanno cercando la strada per erogare alle colture la minima quantità di acqua necessaria. L’obbiettivo per i vivaisti è di riuscire a non far percolare nei drenaggi per il riciclaggio più del 10% dell’acqua erogata. Gli irrigatori circolari sopra-chioma, che hanno una scarsa efficienza distributiva, vengono fortemente sconsigliati. L’irrigazione localizzata o gli ugelli a spruzzo che erogano la minima quantità di acqua sono invece favoriti.

Per le acque di percolazione gli olandesi hanno sviluppato tre metodi di sterilizzazione. Il primo utilizza la luce ultravioletta per sterilizzare il flusso d’acqua in continuo. L’acqua passa in una camera dove viene trattata con lampade UV ad alta potenza ed esce dall’altra parte completamente sterile da funghi e batteri. Alcune unità riescono a trattare 20 metri cubi d’acqua all’ora (330 litri/minuto).

Il secondo metodo utilizza una macchina sterilizzatrice chiamata “Drainheater” della Brinkman, la maggiore industria meccanica olandese. La macchina riscalda l’acqua a 85°C quindi la passa in piccole quantità dentro una caldaia dove viene aumentata a 90°C per 30 secondi al minimo.

Il terzo metodo per sterilizzare le acque da riciclare è quello dell’ozonizzazione. Non è un processo continuo, un generatore di ozono rilascia il gas dentro l’acqua contenuta in una camera che appena sterilizzata viene svuotata e poi di nuovo riempita.

Per incoraggiare l’adozione di queste tecnologie il governo olandese offre delle agevolazioni: il costo dell’intero impianto può essere detratto dai profitti tassabili dell’anno di installazione.

Dopo la sterilizzazione l’acqua viene filtrata per rimuovere le scorie e pompata dentro il serbatoio di raccolta delle acque pulite. Un computer analizza la massa d’acqua, pulita e sterilizzata, per aggiustare i livelli dei fertilizzanti in essa contenuti ed aggiunge quanto basta di ciascuno, per le necessità delle piante che devono essere irrigate successivamente. Un sensore, in ciascuno dei contenitori degli elementi fertilizzanti, avverte automaticamente quando stanno per finire e può ordinare la ricarica, con una connessione telefonica via computer e modem, direttamente alla ditta fornitrice.

L’industria sta attualmente sviluppando un sistema computerizzato per analizzare in continuo la presenza di oltre 10 fertilizzanti diversi, mentre l’acqua passa nelle tubazioni. Questo sistema sarà in grado di iniettare gli elementi che mancano oppure altra acqua se necessario, per mantenere la concentrazione dei fertilizzanti ai livelli desiderati. Priva, una grossa industria europea di attrezzature scientifiche e di controllo, sta provando un prototipo di elettrodo sensibile al livello di ioni di calcio e di potassio, ma è necessario ancora molto lavoro per monitorare anche gli altri elementi.

Gli industriali olandesi stanno cercando di migliorare l’efficienza delle loro irroratrici. Attualmente gli sforzi sono concentrati principalmente sulle colture in serra e da frutto piuttosto che vivaistiche ma certamente in futuro si rivolgeranno anche a questo settore.

Brinkman ha sviluppato una barra irroratrice chiamata “Knightrider” per i trattamenti in serra. Gli ugelli applicano solo 40 litri/ettaro, con una copertura ancora migliore che in passato. I coltivatori che ora utilizzano 90 Kg/ettaro di principi attivi l’anno, ne utilizzeranno invece solo 30 Kg/ettaro l’anno con la barra “Knightrider”.

La barra scorre su rotaie sopra-chioma, ogni braccio della barra “guarda” gli altri e si allinea automaticamente. La barra lavora da sola durante la notte consentendo poi di arieggiare prima che al mattino giungano gli operai. Porta abbastanza soluzione da trattare fino ad 1 ettaro di superficie senza rifornimento. Utilizza la tecnologia CDA (Controlled Droplet Application), cioè applicazione a goccioline controllate, sviluppata oltre 30 anni fa. Il liquido viene pompato dentro un cilindro, con le pareti di rete metallica, che ruota a 8000 giri/minuto, producendo delle goccioline delle dimensioni ideali di circa 70 micron. Troppo grandi per derivare lontano, queste goccioline sono leggere abbastanza da essere convogliate sulla vegetazione da un flusso d’aria accuratamente controllata e fornire una copertura praticamente perfetta.

Anche la Jaco, una impresa belga-tedesca, utilizza la tecnologia CDA per ottenere un’ottima copertura dagli irroratori a basso volume. I loro apparecchi irroratori per impianti frutticoli usano solo il 25% della quantità di prodotto consigliato con i normali trattamenti. Questi spruzzatori sono contenuti in un tunnel portato che circonda il filare delle piante ed il percolato viene raccolto e riutilizzato.

Gli altri sviluppi del piano di controllo dai parassiti comprendono l’adozione di programmi computerizzati per prevedere come ed in che momento la malattia colpirà la coltura. Assieme ad una piccola stazione meteorologica da montare in vivaio, il programma consente ai vivaisti di trattare le colture solo quando c’è effettivamente pericolo di infezione. Un regime di trattamenti basato su una continua e completa copertura della coltura con i prodotti chimici, non è più necessario.

Inoltre il controllo biologico per mezzo di predatori dei parassiti, al posto dei pesticidi, sta prendendo campo in tutta l’Europa. Specifici predatori (o funghi) sono adesso disponibili ed il controllo biologico è molto migliorato. Lo scorso anno alcune industrie hanno introdotto insetti predatori in bustine. L’insetto si sviluppa e schiude dentro al sacchetto, uscendo dopo un periodo di due mesi.

Uno degli aspetti negativi del piano poliennale per la difesa delle colture è che sarà necessario un investimento di 1,3 miliardi di dollari per raggiungere gli obbiettivi fissati, ed i costi di produzione annuali ci si aspetta che saliranno di 440 milioni di dollari. Qualcuno prevede che questi costi esorbitanti provocheranno l’uscita dal mercato del 6-10% delle aziende ortovivaistiche olandesi.

Non sorprende quindi che molti ortovivaisti olandesi stanno cercando delle alternative. L’apertura delle frontiere dell’Est europeo non solo costituisce per gli olandesi un’opportunità di trovare nuovi mercati ma anche di andare a coltivare in Polonia, Russia o altri paesi vicini. Alcune aziende vivaistiche si sono già trasferite in queste regioni. Altri pianificano di spostarsi nelle regioni che si affacciano sul Mediterraneo, dove possono trovare un clima migliore, delle normative meno rigide, finanziamenti governativi e manodopera a basso costo.

Gli olandesi sono stati appellati “i cinesi d’Europa” per delle ottime ragioni. I mercanti cinesi hanno la reputazione di essere degli abili commercianti e di imporre sempre delle condizioni molto dure. Gli olandesi potranno coltivare le loro piante in altri paesi ma, senza dubbio, quelle piante troveranno una collocazione sui mercati internazionali tramite delle aste che si terranno in Olanda.

Alcuni esperti del settore prevedono che almeno una azienda olandese su cinque si trasferirà all’estero prima della fine del secolo. Quelle che prevedono di rimanere in patria stanno già lavorando al fine di assicurare che gli altri paesi della CEE si allineino introducendo normative simili a quella del piano poliennale per la difesa delle colture olandese, e che tutte le piante importate rispondano agli stessi standard produttivi e di qualità.

Il piano poliennale per la difesa delle colture rappresenta un programma molto aggressivo di un paese deciso a regolare i problemi di inquinamento in agricoltura e ortovivaismo. Tuttavia l’Olanda si è avvicinata alla sua emanazione con estrema abilità: prima ha eseguito delle prove per individuare dove basare i costi, quindi ha emanato delle leggi restrittive che hanno costretto gli inquinatori a pagare. Questo è di nuovo, quello che si dice, un modo di fare tipico dei commercianti cinesi !


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