Alla radice del problema

Perchè le radici delle piante in contenitore sono più suscettibili ad essere danneggiate dal freddo

di Jim Borland

Tradotto dall' American Nurseryman 1 Luglio 1994


Con sempre maggior frequenza, le radici delle piante si stanno adattando ai contenitori - sia nel ciclo produttivo dei vivai che nel paesaggio. Questi ambienti permanentemente artificiali danno al vivaista ed all'architetto il completo controllo sulle caratteristiche fisiche e chimiche del suolo. Ma c'è un pedaggio da pagare, infatti le radici che si sviluppano in pieno campo sono meno suscettibili alle escursioni termiche poichè il suolo circostante ha un effetto isolante, invece, le piante allevate o messe in un contenitore perdono questo vantaggio; per cui le loro radici sono esposte a temperature che possono renderle difficili da trattare.

Spesso, piante messe in contenitore all'esterno non sono in grado di ripartire in primavera. Anche con le migliori cure durante la precedente stagione e l'inverno, l'intera pianta può morire la primavera successiva, oppure le gemme possono gonfiarsi, ed anche aprirsi leggermente, prima che la parte della pianta fuori terra muoia improvvisamente.

Questo è un fenomeno comune in modo particolare nel vivaismo in contenitore; il Juniperus, altrimenti piuttosto rustico, ne è il classico esempio. Durante tutto l'inverno fino alla primavera, le piante appaiono verdi ed in salute, ed è solo quando si preparano gli inventari e quando si ordinano i nuovi quantitativi di piante che i Juniperus all'improvviso diventano giallo-verdi pallido e poi marroni, seccandosi. Attente ispezioni hanno spesso rivelato radici morte, apparentemente uccise da basse temperature precoci (temperature che non danneggiano il tronco, i rami, i germogli o le foglie).

Nel passato, architetti del paesaggio e vivaisti si sono appoggiati alla letteratura per stilare liste delle temperature minime invernali a cui date specie possono sopravvivere, e comunque, sempre che le si trovino, le informazioni sulle temperature di sopravvivenza per le radici sono poche. Queste informazioni sono importanti perchè le radici in contenitori fuori dal suolo sono sempre esposte a temperature invernali più basse di quelle che troverebbero in condizioni naturali o piantate nel suolo di un giardino.

Sebbene la storia e l'esperienza, fondamentalmente, porterebbero a raccomandare la piantagione in piena terra, tecniche come l'analisi del differenziale termico offrono un modo più veloce e più efficiente per determinare la più bassa temperatura di sopravvivenza per ogni tipo di tessuto delle piante (l'analisi del differenziale termico è un metodo scientifico che utilizza un'attrezzatura speciale per misurare la risposta del tessuto della pianta alle basse temperature).

Questo dato di bassa temperatura può aiutare i paesaggisti a selezionare le piante adatte per le varie zone del territorio. Ma le condizioni artificiali che si hanno nei contenitori aggiungono alcune variabili all'equazione.

La maggior parte dei paesaggisti sa che il substrato nei contenitori si riscalda o si raffredda più rapidamente del terreno di un campo o di un giardino, e soprattutto che può essere più caldo o più freddo dell'aria circostante. Questo processo di riscaldamento e di raffreddamento dipende dai cambiamenti ambientali che avvengono giornalmente, settimanalmente, stagionalmente e annualmente.

La rapidità e l'estensione del riscaldamento o del raffreddamento varia col volume del substrato del contenitore. E' chiaro che più grande è il contenitore, più lento è il riscaldamento o il raffreddamento. In teoria sarebbero da preferirsi grandi volumi di substrato, sebbene mettere piante in contenitori sovradimensionati è uno spreco di spazio, lavoro e risorse.

In aggiunta, il substrato dei contenitori non si raffredda o riscalda con uniformità. Le parti esterne, specialmente a Sud e ad Ovest, sono esposte molto di più delle altre. Talvolta le temperature, alte o basse, uccidono le radici su questi lati e non danneggiano le radici all'interno. Così l'esposizione del contenitore può giocare un ruolo importante tanto quanto il volume dello stesso.

La forma del contenitore è un altro dei fattori cruciali che influenzano la temperatura radicale. A volumi uguali, il substrato dei contenitori con una maggior area superficiale si raffreddano o si riscaldano più velocemente del substrato di contenitori con un'area più piccola.

E' allettante saltare alla conclusione che il contenitore sferico, in inverno, perde meno calore di uno tipico cilindrico o quadrato. Ma i contenitori che hanno una grande superficie a contatto con il suolo beneficiano del suo effetto stabilizzante. Ciò aiuta a compensare il fatto che una relativamente grande area può essere esposta all'aria. Coprendo più vasi, con plastica, schiuma o altri materiali, i vivaisti del Nord li raggruppano formando una specie di grande contenitore unico che intrappola il calore dal suolo e che aiuta a prevenire la perdita di calore provocata dai venti freddi.

Dove la neve invernale è consistente, i vivaisti possono dipendere da questa non solo come isolamento dall'aria rigida, ma anche per tenere intrappolato il calore dal terreno sottostante. Nevi di un certo spessore possono isolare così bene, che il terreno congelato precedentemente può scongelarsi completamente a causa del calore liberato dagli strati sottostanti. La parte più alta del suolo può non congelare mai se la neve permane durante tutto l'inverno. Sfortunatamente, poche aree possono contare su una copertura di neve così consistente da permettere che i vivai in contenitore possano dipendere su di essa per la loro strategia di protezione invernale.

Come ci si sarebbe potuti aspettare, anche il colore dei contenitori può fare una differenza sostanziale nelle dinamiche della temperatura. I colori scuri assorbono la maggior parte della luce e del calore. I contenitori di colore chiaro possono dimostrarsi utili in estate, quando il carico termico può essere un problema reale. I contenitori scuri dovrebbero essere migliori durante l'inverno. Comunque, un contenitore scuro esposto al sole diretto può anche alzare troppo la temperatura del substrato durante un giorno invernale, impedendo alle radici di adattarsi alla temperatura che al tramonto crolla bruscamente (per inciso, il colore del contenitore è indifferente durante la notte, al buio tutti i colori si comportano come se fossero neri e perdono calore allo stesso modo).

In ogni caso, poichè è impossibile sostituire i contenitori per il controllo della temperatura di stagione in stagione, la maggior parte dei vivaisti opta, più semplicemente, per quelli standard di colore nero, tranne i casi in cui abbiano un programma di marketing che gli impone altri colori. Ma i paesaggisti dovrebbero sapere che il colore è importante nella scelta di un vaso decorativo per una posizione particolare all'aperto.

Anche il materiale di cui è fatto un contenitore può influenzare la temperatura del substrato. Come anche nella costruzione di fabbricati, materiali sottili e densi (come il polietilene), trasferiscono il calore più rapidamente che materiali più spessi e meno compatti. Conenitori che trasudano acqua (come i vasi di terracotta) possono raffreddare il substrato interno a temperature inferiori a quelle dell'aria. Sebbene questo fenomeno sia utile in estate, è, probabilmente, ininfluente in inverno dato che la perdita di calore per evaporazione, fondamentalmente, si ferma al punto di congelamento.

I raggi solari, le temperature ambientali, la dimensione dei contenitori, la loro forma, colore e densità giocano tutti un ruolo importante nel determinare il futuro dell'apparato radicale. Comunque, anche ciò che si trova intorno ai contenitori influenza la temperatura del substrato e delle radici.

Così come per le piante in pieno campo, grandi distese di asfalto o calcestruzzo che si trovano nei pressi si combineranno per alterare seriamente le temperature dei contenitori. Altre grandi masse che assorbono calore e superfici che riflettono la luce possono provocare lo stesso risultato. Ad esempio, contenitori sistemati su film nero di polietilene possono reagire molto differentemente dai contenitori su calcestruzzo bianco (le temperature in questo caso dipendono non solo dal colore del supporto, ma anche dallo spessore e dalla porosità).

Inoltre, contenitori non protetti da barriere o da grandi masse si raffredderanno più rapidamente e più intensamente dei contenitori protetti.

Un'altra variabile è il tipo di substrato. Il movimento del calore attraverso il substrato è influenzato da porosità, umidità e contenuto in sostanza organica. Normalmente, i substrati organici trasferiscono il calore più lentamente da quelli minerali.

Alcune combinazioni di colore e materiale del contenitore e di volume e tipo del substrato possono offrire protezione dagli abbassamenti notturni. Ma nessuno di questi fattori è sufficiente a proteggere le radici da prolungate basse temperature.

Quanto deve essere freddo il substrato, prima che ci si debba preoccupare per i danni alle radici? Quando le radici sono uccise dalle basse temperature, di solito si sente dire che sono state uccise da una "gelata". Comunque, le radici della maggior parte delle zone temperate può in realtà sopravvivere alle gelate (0 °C) abbastanza bene (come chiaramente mostrato dalla profondità alla quale il gelo penetra nel terreno in molte parti del paese). Le tabelle dimostrano che le basse temperature pericolose per le radici di molte piante sono in realtà tra i -4 e i -10 °C.

E' necessario, comunque, rendersi conto che i ricercatori sono arrivati a determinare queste temperature utilizzando piante che erano state completamente acclimatate al periodo invernale, infatti le radici di piante non ben acclimatate possono anche essere danneggiate da temperature più elevate.

Durante l'autunno, le radici delle piante in pieno campo si acclimatano, alle basse temperature, più lentamente di quella parte di piante allevate in contenitore (tenuto conto che, in autunno, la temperatura dell'aria cala molto più rapidamente della temperatura del suolo). Una temperatura di -4 °C può non danneggiare un apparato radicale in Dicembre o Luglio; la stessa temperatura durante Ottobre o Novembre può dimostrarsi fatale. Le radici delle piante in campo e nel paesaggio spesso sopravvivono a corti e casuali periodi con basse temperature perchè il grande volume di terreno circostante perde calore lentamente. I substrati (e le radici) in contenitore possono esserne influenzati molto più drasticamente (per inciso, i paesaggisti che hanno sistemato piante sulla cima di muri dovrebbero sapere che la possibilità di danni alle radici è simile a quelle in contenitore. Sulla cima di un muro, almeno una parte del sistema radicale è priva del beneficio di un sostanziale effetto stabilizzante del substrato. Finchè le radici non potranno distribuirsi a una certa distanza dal muro, saranno suscettibili degli stessi problemi di quelle in contenitore).

Non esiste un modo semplice per determinare la dimensione, forma o colore più adatti di un contenitore per una particolare sistemazione nel paesaggio o per un particolare sistema produttivo. Troppe altre variabili sono in gioco. Il miglior consiglio è (oltre a quello di non usare contenitori per niente!) di scegliere il contenitore più grande che sia anche pratico e conveniente. Per venire, invece, alle temperature del sistema radicale, quanto più il paesaggista o il vivaista potranno approssimare le condizioni del substrato a quelle naturali, tanto migliori saranno le piante.

E ricordiamoci che se la pianta non sopravvive in contenitore, in inverno, ciò non significa che non è adatta al clima rigido delle nostre aree.


Protezioni dei contenitori per i vivaisti

Poiché l'allevamento in contenitore espone le radici delle piante ad un alto rischio di danneggiamento per le basse temperature i benefici di questo sistema di coltivazione spesso vengono sopravanzati dagli svantaggi. Per proteggere le loro piante durante l'inverno i vivaisti hanno escogitato in sacco di metodi molto ingegnosi. Molti di questi comprendono la strategia di riunire assieme i contenitori, sdraiati o in piedi, per minimizzare l'effetto sul contenitore isolato, ed a partire da questo accorgimento le diverse combinazioni e variazioni sono praticamente infinite.

I fattori che influiscono sulle decisioni del vivaista comprendono:

• il tipo di piante,

• la temperatura minima prevista (e la sua durata),

• la localizzazione dei contenitori (inclusa l'altitudine, i venti prevalenti e la conformazione del terreno circostante),

• il substrato dei vasi,

• la disposizione e le spaziature,

• il controllo dell'umidità,

• i costi

• la velocità di copertura e scopertura dei vasi,

• le esigenze di irrigazione, riscaldamento, ventilazione e controllo delle malattie durante l'inverno,

• le misure dei contenitori,

• la copertura del manto nevoso (o piuttosto la sua mancanza).


Ecco un elenco dei più comuni materiali e strutture protettive, a partire dai più semplici e arrangiati fino ai più elaborati e sofisticati.

Neve. Utile solo quando raggiunge uno spessore sufficiente (15-20 cm) e rimane per un discreto periodo. I vivaisti possono fornire un ulteriore isolamento sopra le piante e dei ripari per impedire al vento di portarla via.

Letti freddi. (interrati o fuori terra) Ripari molto bassi consistenti in una parete rigida ed una lastra di vetro o materiale plastico. Usata soprattutto per colture molto piccole (semenzali) o per produzioni amatoriali.

Bordatura delle stive. I bordi delle stive, formate con le piante accatastate sdraiate o in piedi, possono essere protetti con dei pannelli, semplici o isolanti, oppure con delle file di contenitori riempiti di terreno, balle di paglia o altri materiali. Questa tecnica può essere usata da sola (nei climi più miti) o associata ad altri tipi di protezione.

Tessuti. (nontessuto, aggregato ...) Utili per proteggere le piante per brevi periodi solo da lievi gelate. Le piante rimangono in piedi e possono essere irrigate attraverso il tessuto.

Film plastici. Tipicamente polietilene bianco. Generalmente viene usato quando le stive devono essere coperte per periodi più lunghi.

Film plastici imbottiti di gommapiuma. Un tappeto di gommapiuma, di vario spessore, viene incluso tra due film di polietilene (bianco all'esterno e trasparente all'interno). Le piante vengono irrigate ed accatastate sdraiate prima della copertura, che rimane per tutta la durata dell'inverno. Alcuni vivaisti, al posto della gommapiuma, adoperano dei materiali isolanti più economici (ad esempio paglia).

Piccoli tunnel. Archetti bassi, di metallo, plastica o legno, coperti con film di polietilene singolo o a doppio strato isolato. Le piante vengono irrigate prima della copertura per l'inverno. I contenitori possono essere accatastati sdraiati o in piedi, secondo la specie ed il clima.

Serre tunnel. (senza riscaldamento) Sono tunnel più larghi e più alti che consentono il passaggio all'interno. La copertura è generalmente un film di polietilene singolo bianco, oppure un doppio film trasparente gonfiato con aria. In certi casi sono dotati di riscaldamento d'emergenza. La ventilazione viene fornita da ventilatori e finestrature automatiche oppure dall'apertura delle porte alle due estremità. Le piante possono essere ricoverate scoperte e in piedi oppure coperte con film , tessuto o gommapiuma.

Serre standard. Riscaldate, con ventilazione, irrigazione, concimazione e trattamenti antiparassitari automatizzati disponibili per tutto l'inverno. Vengono utilizzati vari tipi di copertura, dalla plastica al vetro. Le piante rimangono praticamente in coltivazione e spesso continuano a vegetare per tutto l'inverno.


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