Il trattamento dei contenitori con il rame

I benefici di allevare le piante ornamentali legnose in contenitori trattati con composti del rame.

Tradotto dall’American Nurseryman - 15 Febbraio 1994


I composti del rame sono stati usati in principio nell’attività vivaistica per controllare malattie fungine e alghe e per conservare i vasetti di fibra vegetale. Oltre 40 anni fa il naftalenato di rame veniva impiegato per controllare lo sviluppo delle alghe nei vasi di terracotta.

Nel 1953 R.F.Stinson affermava che l’immersione dei vasi di terracotta in una soluzione di rame controllava lo sviluppo delle alghe senza influenzare lo sviluppo fogliare. Egli notò anche che le piante allevate in vasi trattati col rame mostravano un cambiamento nella distribuzione dell’apparato radicale - uno scarso sviluppo delle radici sulla superficie esterna della zolla a contatto con il vaso. Stinson notò per la prima volta questo fenomeno di controllo dello sviluppo radicale quando utilizzò il naftalenato di rame

L’effetto dei composti del rame sull’apparato radicale non furono studiati fino a una decina di anni più tardi, quando i forestali iniziarono ad utilizzare questi composti per controllare lo sviluppo radicale su scala commerciale. Essi scoprirono infatti che, mentre i semenzali di conifere allevate in contenitore sopravvivevano meglio di quelli a radice nuda - specialmente se piantati in terreni siccitosi o molto poveri - le piante erano soggette ad una certa instabilità meccanica una volta attecchite.

I ricercatori attribuirono questa scarsa stabilità all’ammassamento degli apici radicali sul fondo dei contenitori ed alla mancata rigenerazione di apici radicali nella parte superiore del profilo del contenitore.

Studi successivi rivelarono che applicando un miscuglio di carbonato di rame e vernice di lattice bianca all’interno dei contenitori si controllava l’allungamento delle radici delle conifere impedendo che si ammassassero sul fondo in prossimità dei fori per il drenaggio. Il risultato era che l’apparato radicale si sviluppava in maniera più naturale, con apici radicali a tutti i livelli del profilo del contenitore. Inoltre gli apici radicali inibiti dal rame riprendevano a crescere normalmente una volta rimossi dai contenitori trattati.

Nel 1984, un gruppo di ricercatori presentò questi risultati al Comitato di Coordinamento delle Regioni Occidentali per la Produzione il Commercio ed il Riassetto del Vivaismo dell’U.S.D.A. (Ministero dell’Agricoltura Americano). Qualcuno dice che li ‘ri-presentarono’ perché diversi altri ricercatori avevano già presentato risultati simili nel 1972.

In conseguenza di ciò vennero condotte diverse esperienze per provare gli effetti del carbonato di rame su altre piante ornamentali, in special modo quelle a foglia caduca. I risultati mostrarono che le piante allevate in contenitori trattati con composti del rame avevano una miglior morfologia e distribuzione delle radici, due caratteristiche che consentivano alle piante di utilizzare con maggior efficienza gli elementi nutritivi e l’acqua, e che probabilmente poteva alleviare il problema delle temperature elevate nei contenitori.

Nel 1986, ulteriori ricerche furono iniziate utilizzando l’idrossido di rame. Attualmente l’unico composto del rame registrato per il controllo radicale è ‘Spin Out’, una vernice a base di rame.

Il presente articolo esamina come i contenitori trattati con i composti del rame migliorano la struttura dell’apparato radicale, ed i benefici che questi miglioramenti comportano.

I composti del rame inibiscono lo sviluppo delle radici delle piante ornamentali legnose attraverso una tossicità a basso livello. Quando le radici vengono a contatto con la superficie trattata esse iniziano ad accumulare una grande quantità di rame. Questo produce una lieve forma di tossicità da rame che inibisce l’allungamento delle radici. I composti del rame tuttavia non uccidono l’apice radicale della maggior parte delle piante legnose. Esse riprendono il normale sviluppo radicale dopo pochi giorni che sono state trapiantate.

Allo stesso modo della potatura meccanica delle radici, l’inibizione degli apici radicali può essere utile nella produzione ed il trapianto delle piante ornamentali legnose perché modifica la morfologia dell’apparato radicale e la distribuzione delle radici. Queste modificazioni, assieme, consentono alle piante di utilizzare l’acqua e gli elementi nutritivi più efficacemente e di alleviare il problema delle alte temperature nel contenitore.

L’inibizione radicale modifica la morfologia delle radici riducendo il verificarsi di malformazioni durante la coltivazione. Potare le radici malformate significa rimuovere una buona parte dell’apparato radicale. Per esempio, alcuni studi dimostrano che con la potatura delle radici malformate del frassino si può perdere il 48% dell’intero apparato radicale. Quando le piante sono allevate in contenitori trattati con il rame, esse in genere richiedono un intervento di potatura delle radici molto minore, prima di essere trapiantate in contenitori più grandi, nel vivaio o a dimora, per questo il loro potenziale di crescita viene preservato.

Il controllo delle malformazioni delle radici durante la coltivazione può non essere necessario per le specie in cui la ricrescita non avviene dalle radici tagliate. Per esempio una ricerca del 1990 mostra che degli aceri rossi trapiantati possono formare un apparato radicale completamente nuovo, dalle radici avventizie generate dalle iniziali della corona radicale, in soli due anni dal trapianto.

Un altro studio rivela che la crescita della parte aerea dell’acero rosso e del liquidambar non viene influenzata dalla potatura dell’apparato radicale al trapianto, tre anni dopo aver lasciato il contenitore. Quindi ogni malformazione delle radici nel contenitore originario non influenzerebbe la crescita successiva a trapianto. La rigenerazione dalle radici avventizie dalle iniziali della corona radicale è caratteristica delle specie delle pianure alluvionali come i liquidambar e molti aceri, e in una zona assimilabile a questa anche per molte specie tropicali e sub-tropicali come le palme.

Nelle palme l’intero sistema radicale è di tipo avventizio. I primordi radicali sono localizzati alla periferia dell’asse vegetativo centrale. Per esempio, quando una palma coltivata in campo viene zollata, le nuove radici non si sviluppano dalla sommità di quelle tagliate ma si rigenerano dall’asse centrale. Per questo le malformazioni radicali che si verificano durante l’allevamento in contenitore non hanno importanza per le palme.

Può darsi che i benefici dell’allevamento in contenitori trattati col rame per le specie delle pianure alluvionali e molte palme siano inferiori che per le altre specie con limitate possibilità di rigenerazione di nuove radici (come alcune querce).

Il controllo delle malformazioni radicali riduce notevolmente anche la possibilità di attorcigliamento delle radici dopo il trapianto. L’attorcigliamento delle radici è un serio problema a lungo termine perché si manifesta solo 4-5 anni o più dopo il trapianto.

Un altro fatto è che l’inibizione degli apici radicali modifica la morfologia delle radici aumentandone la densità. Quando gli apici radicali vengono inibiti, le radici laterali spuntano e si sviluppano fino a che non toccano la parete trattata del contenitore. Ripetendosi questo processo le piante sviluppano un apparato radicale molto ricco e denso, anche nelle specie caratterizzate da radici lunghe e rade.

Una elevata sopravvivenza al trapianto, attribuita al notevole potenziale di rigenerazione delle radici, è un altro dei vantaggi dell’allevamento delle piante in contenitori trattati con il rame. Una pianta per superare con successo il trapianto deve rigenerare il proprio apparato radicale. Ci sono due tipi di rigenerazione: allungamento degli apici radicali intatti e inizializzazione e successivo sviluppo di nuovi apici radicali. Il primo tipo è il più rapido, può avvenire in ogni periodo dell’anno se c’è abbastanza umidità nel terreno e la temperatura è sopra lo zero. L’altro è invece molto più lungo e dispendioso. Per esempio nella querce rosa la rigenerazione attraverso l’inizializzazione di nuovi apici radicali avviene solo in primavera e impiega 40 giorni in condizioni controllate in serra.

Di conseguenza le specie caratterizzate da radici lunghe e rade allevate in campo sono difficili da trapiantare poiché non hanno molti apici radicali intatti da far sviluppare quando vengono zollate. Allevare queste piante in contenitori trattati col rame consente quindi di ottenere un maggior successo nel trapianto.

E’ stato dimostrato che i contenitori trattati col rame modificano la morfologia dell’apparato radicale rendendolo più denso. Assieme a questo vi è anche un cambiamento della distribuzione delle radici. Le radici delle piante coltivate nei contenitori normali sono generalmente concentrate a ridosso delle pareti del vaso con un limitatissimo sviluppo nella zona centrale. Le piante allevate nei contenitori trattati hanno invece la maggior parte delle radici concentrate nella zona centrale.

Non è stato altrettanto ben documentato il vantaggio che queste piante traggono con la maggior densità e miglior distribuzione delle radici nell’utilizzare gli elementi nutritivi e l’acqua e nel resistere agli sbalzi di temperatura nel contenitore.

Poiché le piante allevate nei contenitori trattati hanno una maggior massa radicale nella zona centrale, riescono ad esplorare una massa maggiore di substrato. Quindi si possono produrre piante più grandi, come se il volume fosse maggiore, ma con lo stesso quantitativo di acqua e fertilizzante.

Per esempio, gli hibiscus allevati nei contenitori trattati col rame hanno mostrato di essere meno soggetti agli stress idrici rispetto alle stesse piante coltivate in contenitori non trattati. I ricercatori attribuiscono questa ridotta sensibilità allo stress ad una miglior distribuzione dell’apparato radicale nei contenitori trattati.

In un altro studio, dei semenzali di querce rossa sono stati coltivati in contenitori trattati e non per quattro mesi. Entrambi i gruppi di piante furono irrigati e concimati allo stesso modo. Alla fine della prova i semenzali dei contenitori trattati erano più alti, avevano un peso fresco maggiore sia della parte aerea che dell’apparato radicale ed avevano accumulato molto più azoto (circa il doppio) rispetto ai semenzali allevati nei contenitori non trattati.

Si ha un consistente aumento dell’assimilazione dell’azoto legato al maggior sviluppo e alla miglior distribuzione delle radici delle piante allevate in contenitori trattati. L’aumentata efficienza nell’assimilazione dell’azoto può avere una significativa importanza per la riduzione delle concimazioni azotate al fine di diminuire il dilavamento nelle acque di scolo dai vivai di contenitori.

I contenitori trattati con composti del rame per il controllo dello sviluppo delle radici sono conosciuti da oltre 40 anni. Perché allora non è stato reso disponibile prima un prodotto commerciale di questo tipo? La miglior spiegazione è che la ricerca pubblica (la ricerca universitaria) non è stata in grado di fornire garanzie di risultati significativi al settore privato. La sponsorizzazione dell’industria è spesso la miglior chiave di successo per realizzare e commercializzare un nuovo prodotto. Talvolta dei ricercatori si assumono il ruolo anche di imprenditori per produrre e distribuire la loro scoperta. Tuttavia i ricercatori non sempre sono dei bravi imprenditori.

I contenitori trattati con i composti del rame sono diventati disponibili sul mercato per merito di uno sponsor commerciale - Griffin Corp. di Valdosta Georgia. Cinque anni fa siamo stati contattati dai dirigenti della ditta per avere chiarimenti sull’effettiva efficacia di questa tecnologia, è nato così un progetto di ricerca della durata di quattro anni. Alla fine è nata Spin Out, una vernice al rame registrata all’EPA (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente). Sono stati registrati anche altri due prodotti aggiuntivi: Spin Out FM vernice per vasi di fibra vegetale e Spin Out vasi di plastica già trattati.

Questi prodotti fanno adesso parte integrante di un innovativo sistema di produzione che sta dando ottimi risultati su moltissime piante. Utilizzandolo i vivaisti hanno la possibilità di aumentare il numero delle specie che possono essere convenientemente coltivate in contenitore e migliorare i risultati di quelle che già lo sono. Questa nuova tecnica consente inoltre di mettere a dimora piante più resistenti alla siccità e migliorare l’attecchimento di quelle che notoriamente sono difficili da trapiantare.


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