Dare un’impulso diverso alla produzione in contenitore

Dr. Michael A. Arnold - Dr. Don C. Wilkerson

Department of Horticultural Sciences - Texas A&M University

The Texas Nurseryman Vol. 24 N. 9, 1993


La produzione in contenitore nei vivai è risultata più vantaggiosa rispetto a quella in zolla, in particolar modo ha esteso il momento di piantagione a qualsiasi periodo dell’anno, ha abbassato i costi di spedizione ed ha permesso l’utilizzo di una confezione agevole anche per il consumatore finale. Nonostante questi vantaggi, la coltivazione in contenitore presenta anche alcuni problemi. Il principale fra questi è il limitato spazio a disposizione delle radici delle piante. Tutti abbiamo visto piante che sono rimaste nello stesso contenitore per un lungo periodo di tempo. Una gran parte delle radici diventa una massa intricata tutt’intorno alla zolla. Se i contenitori si trovano al sole, come spesso succede, queste radici, specialmente sulle pareti Ovest e Sud del contenitore, sono soggette a temperature elevate, talvolta superiori ai 40-45 gradi centigradi. Di importanza non minore è il problema delle radici che girano sulla parete interna del contenitore. Se non vengono potate adeguatamente, nella rinvasatura o nella messa a dimora, questi fasci di radici possono cingere per anni la pianta, che svilupperà un sistema radicale meccanicamente instabile.

In anni recenti i produttori di vasi ed i ricercatori hanno lavorato per modificare la tipica forma cilindrica e liscia dei vasi da vivaio proprio per cercare di impedire alle radici di girare in tondo. Queste modifiche per alterare la crescita della radici consistevano in impedimenti meccanici, tipo alette all’interno del vaso, o “air-pruning” cioè l’interruzione della crescita delle radici a contatto con l’aria esterna. Negli anni ‘70 e nei primi ‘80 alcune guardie forestali iniziarono a sperimentare sistemi chimici di controllo delle crescita radicale su giovani piante in vaso di conifere forestali. Nella maggior parte di questi lavori sono stati usati piccoli vasi quadri o contenitori tubolari. I composti più usati erano formulati a base di rame, in particolare carbonato di rame, mescolato a vernici a base di lattice, che venivano distribuiti sulle superfici interne dei contenitori.

Alla fine degli anni ‘80 il Dr. Daniel Struve, all’Università di Stato dell’Ohio, inziò a cercare di adattare le tecniche di potatura chimica delle radici ai grandi alberi ornamentali. Combinò le pratiche di potatura chimica delle radici con tecniche di accelerazione della crescita, sviluppate originariamente nell’Università di Stato de Michigan, e il risultato fu chiamato OPS (Ohio Production System). Incrementi sostanziali nei tassi di crescita, in risposta a questo sistema produttivo, furono notati in alcune specie. Ad esempio: Quercus rubra, alba, prinus, falcata var. pagodifolia e acutissima, Castanea mollissima e Taxodium distichum raggiungevano comunemente altezze di 1,5-1,8 m partendo dal seme e in una sola stagione di crescita. Alcune specie come Quercus stellata, Juglans nigra e Carya illinoinensis erano solo moderatamente influenzate raggiungendo nel primo anno un’altezza media di circa 60 cm. Poche specie testate come Aesculus flava e Carya glabra non manifestarono particolari accrescimenti in risposta all’OPS. Questo sistema fu utilizzato in seguito anche su specie propagate per talea. Mr. Mark Kuykendall (Kuykendall Nursery, McMinnville, Tennessee), usando l’OPS ed in una singola stagione, produsse Acer rubrum, var. ‘Red Sunset’ e ‘October Glory’, e Zelkova serrata alte 1,8-2,5, partendo da talee di 20 cm.

In alcuni casi una parte della crescita va attribuita all’uso dei composti a base di rame applicati ai contenitori, ma in altri l’aumento della crescita appare dovuto alle condizioni di crescita accelerata o alla combinazione delle due. In tutti i casi c’era una riduzione sostanziale del fenomeno di attorcigliamento delle radici sulla superficie interna dei contenitori. Il grado di controllo della deformazione radicale ottenuto con i vasi trattati con il rame, è dipendente dalle specie (cultivar?) e dalla formulazione e concentrazione del rame utilizzato. Il controllo chimico di crescita radicale si trovò che era causato da una forma di tossicità moderata al rame confinata ai primi centimetri dell’apice radicale. Gli apici radicali del Fraxinus pennsylvanica non venivano uccisi, ma solamente inibiti nell’allungamento e recuperavano i normali tassi di crescita quando venivano allontanati dal contatto con le superfici trattate con il rame. In altre specie come il Viburnum plicatum var. tomentosum, e con differenti formulati e concentrazioni di rame gli apici radicali erano in effetti uccisi e nuove radici rigenerate dietro l’apice originario. Sintomi di tossicità foliare sono stati provocati solo con concentrazioni molto alte di rame, ben al di sopra da quelle attualmente usate nei test di ricerca.

Nella maggior parte dei casi le piante cresciute nei vasi trattati sembrano avere un apparato radicale più fibroso, probabilmente dovuto alla perdita della dominanza apicale degli apici radicali cosicchè il loro allungamento era inibito con il risultato di una proliferazione di radici laterali secondarie. Un sistema radicale più fibroso può migliorare l’utilizzazione dell’acqua e dei nutrienti. Una maggiore assimilazione di alcuni nutrienti essenziali è stata documentata per Quercus acutissima cresciuta in contenitori trattati con idrossido di rame. Inoltre, studi effettuati su alcune specie, hanno dimostrato che i contenitori trattati con rame possono essere utilizzati per ridurre la porzione di radici che sono esposte alle elevate temperature presenti sulle pareti Sud-Ovest dei contenitori. Ciò può essere di particolare beneficio per i produttori che operano in regioni più calde ad elevate intensità luminose.

Mentre gli incrementi in crescita, durante la coltivazione in contenitore, possono essere importanti, il maggior beneficio dell’uso di tecniche di potatura chimica si manifesta dopo la messa a dimora. Le radici delle piante da vivaio allevate in contenitori non trattati, dovrebbero essere potate per correggerne le deformazioni dovute al contenitore. La potatura radicale corregge effettivamente questo tipo di deformazioni, ma spesso provoca un vero e proprio ‘shock da trapianto’. Questo ‘shock da trapianto’ è difficile da definire, ma può manifestarsi in una riduzione di crescita e di vigore spesso accompagnata da sintomi di stress idrico e da numerose variazioni negative nei parametri fisiologici seguenti al trapianto. In molti casi, i contenitori trattati con il rame controllano lo sviluppo delle radici in modo tale che non è più necessario potarle al trapianto. Per più di due anni dopo la messa a dimora, sono stati controllati i risultati sull’allevamento di Fraxinus pennsylvanica, Quercus rubra e Acer rubrum, provenienti da contenitori trattati e non trattati, che hanno portato ad un aumento nella crescita dei germogli e ad una riduzione degli effetti dello shock da trapianto. Questo aumento della crescita può essere causato dalla miglior rigenerazione delle radici nel suolo esterno alla zolla originale. Tale risposta è stata notata anche in Quercus rubra, Fraxinus pennsylvanica e Malus x domestics, che sono stati trapiantati da contenitori trattati a contenitori di maggiori dimensioni.

Mentre si discutevano i molti potenziali benefici dell’uso di contenitori trattati, sono stati notati anche alcuni problemi. Da pricipio i componenti rameici venivano mescolati con vernice di lattice e distribuiti all’interno dei vasi con pennelli o spugne. Questo sistema era, a dir poco, laborioso, ma necessario perchè la miscela non era abbastanza liquida per passare attraverso l’ugello di una pistola a spruzzo. La Griffin Corporation (Valdosta, Georgia) ha ottenuto la registrazione per un formulato chiamato Spin OutTM che può essere distribuito facilmente e rapidamente con un sistema a spruzzo. Questo prodotto fu studiato per dare gli stessi risultati dei primi formulati a base di carbonato di rame.

Recentemente, la ricerca con Spin OutTM è stata estesa alle piante da aiuola, alle piante tropicali da serra e da giardino. Studi recenti, fatti dal Dr. Harvey Lang e dal Dr. Michael Arnold al Department of Horticultural Sciences al Texas A&M University, comprendono la stima degli effetti dei contenitori trattati con Spin OutTM sul controllo della crescita radicale su specie difficili come Taxodium distichum e Carya illinoensis


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