Serata del Vivaismo - Badia a Pacciana (Pistoia) - 5 settembre 2007
Il vivaismo pistoiese: prospettive e limitazioni
Paolo Marzialetti

(Direttore del Centro Sperimentale per il Vivaismo di Pistoia)


Per inquadrare una realtà così complessa e articolata come il vivaismo pistoiese credo sia necessario ripercorrere velocemente le tappe salienti del suo straordinario sviluppo. Benché le sue origini risalgano alla fine dell'ottocento, la prima vera e propria espansione si è avuta nel dopoguerra, quando i vivai si sono estesi nella pianura dell'Ombrone, cominciando ad interessare oltre al Comune di Pistoia anche quelli limitrofi.
In quegli anni si è verificata una crescita senza precedenti, sia delle superfici che delle produzioni, che ha portato il vivaismo pistoiese ad affermarsi anche sui mercati europei. Pensate che si è passati dai 500 ettari di vivaio del 1956 ad oltre 1.300 ettari nel 1961, quindi è seguita una crescita esponenziale fino a raggiungere i 3.000 ettari nel 1969.
Questa imponente crescita dell'attività vivaistica è stata sicuramente anche sostenuta dal grande progresso e dal notevole potenziamento della meccanizzazione che si è verificato in quel periodo. Altrimenti non sarebbe stata possibile una simile esplosione delle superfici a vivaio e soprattutto delle produzioni.

Dopo questa incredibile fase di espansione abbiamo un periodo di consolidamento, segnato dallo sviluppo tecnologico ed innovazioni produttive. La crescita delle superfici rallenta, ma non si ferma: raggiungerà i 4.000 ettari nel 1977 e stazionerà sempre intorno ai 4.400 ettari nel 1986.
Come tutti ricorderanno il 1985 è stato un anno che ha segnato profondamente la storia del vivaismo, poichè una terribile gelata distrusse gran parte della produzione vivaistica, mettendo in ginocchio il settore. Ma proprio in quel difficile momento il vivaismo pistoiese ha saputo reagire in maniera direi sorprendente trasformando la catastrofe in un trampolino di lancio per un ulteriore sviluppo.
In questo caso, non abbiamo avuto tanto un ampliamento delle superfici, che pure sono cresciute, quanto un salto di qualità dal punto di vista delle strutture aziendali e delle tecnologie. Infatti, già partire dagli anni '80 si diffondeva la coltivazione in contenitore: l'innovazione di tecnica colturale che lo proietterà nel vivaismo moderno.

Dopo il 1985 assistiamo ad un'improvvisa espansione dei vivai in contenitore. Partendo da circa 300 ettari, arrivano a 600 ettari nel 1988 e raggiungeranno gli 800 ettari nel 2000. Questo comporterà un notevole aumento della produttività per unità di superficie, richiedendo però ingenti investimenti per la realizzazione di queste strutture produttive.
Il resto è storia corrente, con i noti balletti delle cifre delle statistiche che non riescono mai a stare dietro a questo dinamico settore: ogni rilevamento statistico, che impiega sempre uno o due anni ad essere elaborato, quando esce è già vecchio.

Tuttavia le stime più recenti dell'attività vivaistica della Provincia di Pistoia valutano la superficie in circa 5.200 ettari, con una quota difficilmente quantificabile di vasetteria intorno ai 1.000-1.500 ettari. In quest'area operano oltre 1.500 aziende ed un numero di addetti stimabile intorno alle 5.500 unità di cui circa 2.500 sono dipendenti. La produzione lorda vendibile viene stimata oltre i 500 milioni di Euro (di cui circa 280 orientati verso l'export).
Quanto detto sinora mette in evidenza come sia stata veloce e tumultuosa la crescita di questo settore, che è letteralmente esploso negli ultimi 50 anni (in pratica le ultime due generazioni), ed ha visto il suo maggior sviluppo tecnologico e delle strutture aziendali negli ultimi 20 anni (l'ultima generazione).

Oltre che un settore molto esteso e fortemente radicato sul territorio vediamo adesso quanto sia complessa e articolata la sua organizzazione di filiera. Perché in tutti questi anni si è sviluppata e strutturata, direi quasi spontaneamente, seguendo le esigenze del settore, una filiera produttiva estremamente efficiente che rappresenta uno dei pilastri principali su cui poggia il successo del vivaismo pistoiese.
La struttura di questa filiera produttiva è molto complessa e con articolati intrecci talvolta anche fuori dell'area. Alla base abbiamo una serie di aziende che producono giovani piante, prevalentemente da talea o innesto, che sono destinate alla coltivazione. La produzione locale non soddisfa l'intero fabbisogno del settore, pertanto vi sono consolidati rapporti con altre aziende italiane o a livello europeo per l'approvvigionamento di giovani piante o astoni da coltivare.

Quindi, nel successivo livello della filiera, troviamo i vivai che coltivano le piante fino ad una certa categoria merceologica. Questa fase può essere svolta in pieno campo oppure in contenitore e la differenza tra queste due tecniche non è poca. Com'è noto Pistoia è conosciuta da tutti per la qualità delle sue piante coltivate in terra, che resta sicuramente il suo cavallo di battaglia.
Tuttavia vi sono delle essenze, in prevalenza arbusti e fioriture, che da quando si è affermata la coltura in contenitore vengono allevate esclusivamente in vaso, talvolta rinvasate in contenitori di volume sempre maggiore, e poi avviate alla vendita. In alcuni casi, una parte di questa produzione, può essere invece avviata alla ricoltivazione in campo per ottenere le misure superiori.

Le giovani piante o astoni che vengono allevate in pieno campo, in prevalenza alberi ma come abbiamo visto anche grandi arbusti, dopo vari cicli di coltivazione, in cui possono subire anche diversi trapianti, sono avviate alla vendita a radice nuda o più spesso in zolla. In questo caso abbiamo una gamma vastissima di situazioni in cui il prodotto finito rientra in una precisa scalatura di categorie merceologiche fino ad arrivare all'esemplare da "pronto effetto" di dimensioni veramente notevoli.
Inoltre, una tecnica sempre più diffusa, è quella di ricoltivare le piante in zolla dentro ad un contenitore di misura adeguata con substrato artificiale, sia per motivi di carattere commerciale (possono essere commercializzate in qualsiasi periodo dell'anno e facilmente stoccate dal cliente) sia di garanzia di qualità (una volta ricoltivate in vaso danno una maggiore sicurezza di attecchimento).

La commercializzazione delle produzioni vivaistiche pistoiesi, in particolare sui mercati europei ed internazionali, viene affidata poi ad una serie di grandi e medie aziende, in grado di affrontare la concorrenza esterna che è sempre più competitiva. Queste aziende si sono strutturate appositamente per soddisfare le esigenze di imprese d'impiantistica, grossisti, rivenditori, grande distribuzione e catene di Garden-Center, con dei volumi ed una gamma di prodotti estremamente completa e notevolmente diversificata, che costituisce sicuramente uno dei principali punti di forza del vivaismo pistoiese.

Tutta la miriade di aziende presenti nell'area, che svolgono segmenti spesso diversi del processo produttivo sopra esposto, intrattengono rapporti che si intrecciano in un meccanismo preciso e complesso con forti legami, consolidati nel corso degli anni. Esse costituiscono la famosa filiera produttiva di cui si diceva, che rappresenta un altro dei fondamentali punti di forza del vivaismo pistoiese.
In questa filiera, già di per sè molto complessa e articolata, si inseriscono poi a vari livelli una serie di aziende dell'indotto, che forniscono mezzi tecnici e attrezzature, manodopera e attività conto terzi, servizi di trasporto e logistica, che la rendono ancor più ampia e radicata sul territorio e testimoniano quanto il vivaismo contribuisca a trainare l'economia locale.

Inoltre, grazie a questa filiera così forte e con stretti legami tra le aziende il settore si è sempre giovato di una veloce circolazione al suo interno delle informazioni, delle idee e delle soluzioni tecniche. Queste informazioni, nonostante la sana concorrenza tra le aziende, si diffondono inevitabilmente all'interno di una simile struttura di filiera, e vengono quindi condivise andando a beneficio di tutto il settore, contribuendo, come abbiamo visto, al suo rapido progresso e sviluppo.
Una volta introdotto il vivaismo pistoiese dal punto di vista della sua storia e della sua rapida evoluzione, esaminata la sua complessa struttura ed articolazione, possiamo affrontare la parte che riguarda le sue prospettive ed eventuali limitazioni, avendo già evidenziato alcuni dei principali aspetti che ne fanno un modello di successo.

Come indicano le analisi economiche, questo settore gode di buona salute, in particolare se confrontato con molte delle altre attività economiche dell'area, ed è in costante sviluppo come abbiamo visto. Infatti l'andamento della domanda delle piante ornamentali è stato negli ultimi anni in continuo aumento, pur con temporanei e localizzati momenti di stasi, offrendo buone possibilità di espansione al vivaismo pistoiese che ha saputo tenere bene il mercato.
Pertanto vi sono discrete prospettive di crescita per questo settore, che però, come vedremo, non potrà riposare sugli allori, e dovrà esprimere tutto il suo tradizionale dinamismo, per poterla conseguire.
Infatti, dai numerosi studi condotti sul settore, sono stati individuati quelli che vengono considerati ormai da tutti come i suoi punti di forza o di debolezza, e che sono:
Inoltre, se valutiamo da un'altra prospettiva alcuni dei suoi punti di forza, possiamo trovare che c'è un rovescio della medaglia per cui questi costituiscono purtroppo anche dei punti di debolezza.
In particolare, la concentrazione dell'area produttiva in una zona così ristretta, che come abbiamo visto, costituisce un notevole vantaggio per la filiera, se analizzata da altri punti di vista può far emergere vari aspetti limitanti. Innanzitutto la saturazione dell'area è abbastanza spinta e questo sicuramente ne frena l'ulteriore sviluppo, poiché con la propria espansione ha reso sempre più scarse le sue risorse fondamentali che sono i terreni vocati per la coltivazione e l'acqua.

Riguardo quest'ultimo fattore produttivo, vogliamo sottolineare l'importanza fondamentale, per il settore, della sua gestione, sia in termini di utilizzo che di regimazione. Gli operatori hanno già realizzato ampi interventi in tal senso nelle proprie aziende, per la conservazione della risorsa idrica attraverso il suo riuso e la sua razionalizzazione. Inoltre per contribuire in maniera attiva alla gestione dell' acqua si conferma la necessità di fermarla in collina con la creazione di bacini, che servano da deposito anche per la maggiore richiesta del periodo estivo.

Benché il vivaismo tra le attività agricole non sia quella a più pesante impatto ambientale, una simile concentrazione di aziende ha pur sempre un certo peso e naturalmente genera tutta una serie di questioni che dovranno essere affrontate e risolte. Tuttavia l'obbligo di ottemperare a tutta una serie di normative (norme per l'acquisto dei prodotti fitosanitari, per la conservazione, l'impiego dei suddetti e smaltimento dei rifiuti) oltre ai severi controlli delle autorità preposte, mantengono la situazione sotto controllo.
Inoltre le aziende chimiche produttrici di fitofarmaci, hanno indirizzato i loro studi alla ricerca di prodotti sempre meno impattanti per l'ambiente. Per contro risulta particolarmente penalizzante per il settore l'impossibilità di utilizzare certi fitofarmaci, poiché non registrati per il vivaismo ornamentale, mentre possono essere impiegati addirittura su frutta ed ortaggi.

Le imprese hanno inoltre un notevole carico di altri obblighi burocratici, che incidono in maniera rilevante sulla loro attività. Citiamo ad esempio le norme sempre più rigide riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro. Abbiamo poi l'emanazione, da parte delle amministrazioni locali, di una serie di regolamenti che, con l'intento di disciplinarne lo sviluppo, impongono pesanti vincoli al settore, talvolta anche in contrasto tra loro (come i limiti all'impermeabilizzazione e l'indirizzo al recupero delle acque irrigue).

Oltre alla necessità di introdurre una maggiore flessibilità in queste norme, va aggiunto poi che, ricadendo l'area sotto vari comuni, vi è una notevole difformità di queste normative. Questo crea non poche difficoltà alle aziende che possono ricadere sotto diverse amministrazioni.
Per tutti questi motivi, molte imprese vivaistiche hanno iniziato da tempo a delocalizzare, costituendo delle unità produttive nelle aree limitrofe, in altre province, o addirittura fuori regione. E' chiaro che in questa maniera le aziende perdono tutti i vantaggi di essere inserite nell'area pistoiese, e vanno inoltre ad arricchire altri territori.

La forte concentrazione dell'attività vivaistica esercita ovviamente anche una grande pressione sulla popolazione dell'area, che spesso ha scarsa conoscenza del settore e si radicano così false opinioni e preconcetti i quali portano sovente ad atteggiamenti critici e di rifiuto nei suoi confronti.
Tra gli altri punti individuati come debolezze del settore abbiamo la carenza di infrastrutture di servizio, di ricerca ed innovazione. Nonostante la presenza del Centro Sperimentale per il Vivaismo, che si barcamena da anni con la sua cronica carenza di finanziamenti, l'attività di ricerca e sperimentazione è abbastanza insufficiente e sicuramente non all'altezza del prestigio dell'area. Negli ultimi anni si è cercato di potenziare i rapporti con l'Università di Firenze, che tiene a Pistoia anche un corso di laurea in "Scienze Vivaistiche" e con l'Università di Pisa, con cui partecipa ad un importante progetto Europeo, ma tutti questi sforzi hanno bisogno di essere adeguatamente sostenuti e potenziati.

Questo rende le imprese vivaistiche pistoiesi maggiormente dipendenti dall'esterno per i processi innovativi e quindi meno competitive nel medio lungo termine. Un altro limite collegato ai bassi investimenti in ricerca e sviluppo, è rappresentato dal fatto che le aziende vivaistiche sono prevalentemente orientate alla produzione, mentre l'orientamento al mercato interessa solo marginalmente le strategie aziendali della maggior parte delle imprese.

Riguardo alle carenze infrastrutturali, è solo il caso di accennare brevemente all'annoso problema della viabilità, particolarmente sentito dal settore vivaistico in cui il trasporto è spesso effettuato con mezzi di notevoli dimensioni, che circolano su strade non adeguate ai mezzi pesanti.
Tra le circa 1500 aziende vivaistiche pistoiesi abbiamo la presenza di moltissimi piccoli vivai, a conduzione familiare, di ridottissime dimensioni, talvolta addirittura gestiti in part-time. Questa eccessiva dispersione aziendale è considerato un altro punto di debolezza del settore. Dall'altra parte troviamo però che si sviluppano sempre più numerose una grande schiera di aziende emergenti che contribuiscono a rendere sempre maggiore la concorrenza interna del settore.

Per concludere con i punti di debolezza, tra di essi viene spesso citato dai vari studi un supporto pubblico del vivaismo pistoiese non pienamente adeguato e rispondente alle sue esigenze. In genere le azioni di supporto si sono limitate alle agevolazioni fiscali sui carburanti o ai finanziamenti per ampliare le strutture aziendali o l'acquisto di macchine o attrezzature. Il finanziamento di enti di ricerca e divulgazione scarsamente funzionali e del tutto avulsi dalla realtà vivaistica locale, e quella di qualche iniziativa di promozione del tutto sporadica.

Riguardo alla pubblica amministrazione, un'altra problematica che però è generalizzata e riguarda pressoché ogni settore imprenditoriale, è quella dell'eccessiva burocrazia e soprattutto della lentezza dell'espletamento delle pratiche. Questo crea un notevole svantaggio nei confronti delle altre realtà europee, dove la pubblica amministrazione è molto più snella e con una organizzazione maggiormente al passo coi tempi.

A tutto questo quadro, bisogna infine aggiungere quella che viene da tutti definita come la principale minaccia incombente sul settore, cioè la crescente concorrenza degli altri produttori italiani ma soprattutto di quelli stranieri. Infatti, risulta sempre più evidente la crescita della concorrenza sia da parte di vecchi rivali come olandesi e spagnoli, che da parte di nuovi produttori soprattutto dell'Europa dell'Est, spesso più concorrenziali sui prezzi grazie alla minor incidenza dei costi della manodopera e del carico fiscale.

In conclusione, abbiamo visto che il vivaismo pistoiese è un settore estremamente dinamico, che si è evoluto molto rapidamente ed autonomamente, strutturandosi in una filiera produttiva notevolmente efficiente. Il settore è in costante crescita e ha delle buone prospettive di sviluppo. Tuttavia, nel tempo si è portato dietro alcune problematiche e limitazioni, che hanno bisogno di essere affrontate e risolte, per consentirgli di rimanere competitivo e spianargli la strada per un ulteriore sviluppo.

Un passo importante in questa direzione riteniamo che sia già stato fatto con la nascita del Distretto Rurale Vivaistico-Ornamentale: la cabina di regia da cui portare avanti un impegno integrato tra istituzioni e operatori del settore - come è stato definito.

Auspichiamo pertanto che questo nuovo strumento di concertazione vada presto a regime, per affrontare le questioni sul tappeto ed intraprendere tutte le iniziative necessarie a far fronte alle nuove sfide della competitività, oltre che sostenere lo sviluppo economico e la valorizzazione delle risorse di tutto il nostro territorio.


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