Progetto PROBIORN
Produzione biologica di piante ornamentali

Convegno Settembre 2004 - COMICENT (Pescia)
 
IL FLOROVIVAISMO BIOLOGICO: LE POTENZIALITÀ DI UN SETTORE IN SVILUPPO

Battista Piras
MiPAF Uff. QTC 5°, Agricoltura Biologica ed Ecocompatibile


Premessa
        Il regolamento 2092/91, per la prima volta al mondo, inquadra l'agricoltura biologica, intesa non solo come metodo di produzione agricola, ma anche come etichettatura dei suoi prodotti, arrivando a definire quali siano le sostanze ammesse nella fertilizzazione dei suoli, nel controllo delle patologie delle piante e nella trasformazione e conservazione dei prodotti alimentari biologici.
        Tale regolamento, inoltre, contiene la normativa di riferimento per l'attivazione e la gestione di un adeguato sistema di certificazione aziendale e di controllo sulla osservanza delle regole vigenti in materia di applicazione del metodo dell'agricoltura biologica.
        Il regolamento 1804/99 riguarda il metodo della zootecnia biologica, comprese le questioni di ordine veterinario, il benessere animale e l'etichettatura dei mangimi.
        I regolamenti di aggiornamento e di consolidamento del metodo biologico varati dall'Unione Europea in questi tredici anni di attività sono oltre trenta e, nell'insieme, costituiscono un “corpus” organico che governa l'attività del settore, inteso come filiere che vanno dalla produzione, alla trasformazione, fino al commercio al dettaglio.
        Le produzioni, il commercio e i consumi dei prodotti biologici sono in crescita non solo in Europa, in Giappone e nel nord America, ma anche in tanti Paesi in rapido sviluppo sociale ed economico come l'India e la Cina.
        Si discute vivacemente sia a livello comunitario che nazionale dell' utilità di regolamentare al più presto il metodo dell'acquacoltura biologica, quale settore in rapido sviluppo, considerata la necessità di salvaguardare la fauna marina dall'attuale eccessivo sforzo di pesca, soddisfacendo al tempo stesso la crescita della domanda dei prodotti ittici provenienti sia dai Paesi sviluppati che da quelli in via di sviluppo, producendo il minore impatto ambientale possibile ed avendo precise regole in materia di sanità ittica e di alimentazione.

Il florovivaismo biologico
        In Europa e, in particolare in Italia, è sempre più pressante la necessità di assecondare la domanda di prodotti non alimentari ottenuti con il metodo dell'agricoltura biologica.
        Domanda proveniente da una fascia di consumatori esigenti, attenti alla prevenzione del danno ambientale.
        La pubblica Amministrazione, soprattutto a livello nazionale, riceve sollecitazioni affinché si arrivi a definire anche il metodo dell'agricoltura biologica applicata a particolari settori del non food, andando a esplorare nuovi orizzonti che sono ancora da inquadrare in un adeguato contesto giuridico e di pratica applicazione.
        In questo caso si tratta di definire i nuovi criteri del metodo dell'agricoltura biologica, con riferimento a settori particolarmente interessati, quali: canapa, gelsi-bachicoltura, florovivaismo, altri.
        Coltivazioni tutte queste da realizzare con metodi quanto più naturali, senza OGM e senza l'impiego di prodotti chimici di sintesi nei fertilizzanti, negli insetticidi, nei diserbanti, come antibiotici, ecc.
        La questione dello sviluppo del florovivaismo biologico, in particolare, è oggetto dell'odierna giornata di lavori e consentirà certamente di raccogliere riflessioni e approfondimenti specifici che riguardano sia gli aspetti tecnici che economici, iniziando a dare talune risposte a un potenziale o già reale interesse espresso da fasce di consumatori che, probabilmente, sono già addentro nel consumo di prodotti biologici alimentari che, comunque, sono particolarmente attenti alla necessità di avere a disposizione anche prodotti non food, ottenuti a basso impatto ambientale. Cioè con un sapiente impiego del letame e di altri prodotti organici, con l'adozione di pratiche agronomiche studiate ad hoc e con l'impiego di elementi naturali per la difesa delle colture.
        Si tratta, evidentemente, di nuovi campi d'azione che, in quanto tali, vanno preventivamente esplorati con appositi programmi di ricerca da attivare, per indagare sugli aspetti di ordine tecnico, organizzativo ed economico, così da evitare agli operatori di rischiare in proprio e da occupare in breve tempo degli spazi commerciali che altrimenti verrebbero fatti propri da altri Paesi.
        Vi è l'esigenza, quindi, di predisporre un progetto o dei progetti di ricerca di vasto respiro per il futuro sviluppo del florovivaismo biologico nazionale che siano utili sia per risolvere talune questioni in sospeso, non solo sotto l'aspetto agronomico, sanitario ed economico, ma anche per
 
  • la valorizzazione dei cicli produttivi orientati verso il risparmio energetico e verso l'autosufficienza dell'impresa (in materia di mezzi di produzione);
     
  • la pianificazione della conversione produttiva, con riferimento a realtà e colture diverse.
     

        Come si vede gli argomenti di ricerca da indagare sono tanti e rilevanti, e il privato ha bisogno urgente di precise risposte scientifiche ai tanti problemi che dovrà affrontare nell'avviare la sua attività produttiva.

Conclusioni
        Il convegno di Pescia del 4 settembre sarà utile se produrrà idee e proposte chiare per lo sviluppo del florovivaismo biologico.
        Si tratta infatti di un settore dalle rilevanti potenzialità che, nell'attesa di essere regolamentato ufficialmente a livello comunitario e nazionale, potrebbe avviare le proprie attività con il ricorso all'autodisciplina della materia.
        Autodisciplina che potrebbe essere predisposta e attivata per iniziativa di privati, cioè da parte di imprenditori che credono fermamente nelle possibilità di sviluppo del settore e sono disposti a impegnarsi a fondo per aprire strade nuove; come è già accaduto in molti altri casi nella storia del biologico.
        Indubbiamente vi è la necessità di approfondire le conoscenze tecniche ed economiche di questo settore nascente e, a tal fine, appare utile l'attivazione di un programma o, comunque, di programmi di ricerca dedicati che, nel loro complesso, affrontino in modo organico le tante questioni settoriali che attendono risposte basate sul metodo scientifico e non solo sull'intuizione e il buon senso.
 

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