Progetto PROBIORN
Produzione biologica di piante ornamentali

Convegno Settembre 2004 - COMICENT (Pescia)
 
STRUMENTI VOLONTARI DI GESTIONE AMBIENTALE: LA POSSIBILITÀ DI REGISTRAZIONE EMAS PER LE AZIENDE AGRICOLE

Claudio Coppi
ARPAT - Dipartimento Provinciale di Pistoia

        Prima che l'uomo imparasse a coltivare la terra, e quindi prima della cosiddetta "Rivoluzione neolitica" avvenuta circa 10.000 anni fa, le piante e gli animali, sostenuti dalla fotosintesi su tutte le terre emerse, potevano bastare per una popolazione umana di pochi milioni di individui. In questa situazione l'uomo interagiva con l'ambiente in maniera poco diversa da una qualsiasi altra specie animale: subiva gli effetti del clima, competeva con le altre specie animali come cacciatore o preda, interagiva con le specie vegetali utilizzandole come cibo e, contemporaneamente, partecipando alla loro disseminazione e diffusione. Anche nei confronti di acqua, aria e suolo, non vi erano differenze fra l'uomo e le altre specie animali ed infine nessuna interferenza vi era fra l'uomo ed il paesaggio. Pure limitate erano le interazioni fra i diversi ecosistemi regionali e fra questi e l'ecosistema globale.
        La rivoluzione neolitica determinò profonde modifiche nelle interazioni fra l'Uomo e l'ambiente. Innanzi tutto, grazie alla maggior produzione alimentare, si rese possibile un aumento numerico della popolazione; in secondo luogo si instaurarono maggiori interazioni con la flora in
quanto le specie coltivate furono selezionate e privilegiate rispetto alle varietà meno utili ed alle specie non oggetto di coltivazione. Si modificò anche l'importanza del clima in quanto l'agricoltura dipende enormemente dalle stagioni e, d'altra parte, l'uomo aveva progressivamente modificato la sua dieta diminuendo l'assunzione di erbe spontanee a vantaggio delle specie coltivate cosicché una riduzione di raccolto significava inevitabilmente carestia.
        Da allora iniziò l'interferenza con il paesaggio sia in conseguenza della trasformazione di boschi e prati in terreni coltivati, sia perché intere popolazioni cessarono di essere nomade ed iniziarono a costruire case e villaggi prima e, successivamente, città.
        Quasi inesistenti rimasero le interazioni fra i diversi ecosistemi regionali e fra questi e l'ecosistema globale.
        Il processo si è accentuato con il passare dei secoli e dei millenni ma, nelle sue linee generali, si è mantenuto fino al XVII secolo quando l'Umanità agricola si trasforma in Umanità industriale.
La rivoluzione industriale ha permesso una maggior produzione alimentare, ma soprattutto una maggiore stabilità della produzione stessa. Si sono ridotte le carestie e le conseguenti epidemie ed il numero di uomini è aumentato vertiginosamente. E' aumentata l'interferenza dell'uomo verso flora e fauna ed è aumentata anche l'interazione con il paesaggio poiché aree sempre più estese vengono coltivate. Le industrie hanno sostituito boschi e prati; le città sono aumentate in numero ed estensione, l'estrazione di minerali ha modificato l'orografia di ampie zone e la produzione di rifiuti ha iniziato ad essere un problema rilevante per l'ambiente.
        Per contro è diminuita l'importanza del clima, non solo perché l'agricoltura si è evoluta verso colture protette e sono state selezionate varietà resistenti alle varie avversità ma, soprattutto, perché gli scambi commerciali hanno potuto sopperire alla occasionale distruzione di un raccolto. Parallelamente però si sono realizzate condizioni per le quali il clima locale può interferire, sia sul piano ambientale che su quello economico, con aree molto distanti.
L'interazione fra ecosistema regionale ed ecosistema globale interessa sempre più anche acqua ed aria, sia nelle immediate vicinanze delle sorgenti emissive sia in aree anche molto distanti da queste poiché i processi di diffusione tendono ad uniformare la composizione chimica all'interno dei diversi comparti ambientali e gli inquinanti si spostano dalle aree a maggior concentrazione verso quelle a minor concentrazione. In alcuni casi si verificano situazioni di grave pericolo per la salute umana e questo determina l'adozione di provvedimenti tesi a tutelarla ma l'ambiente continua ad essere un soggetto privo di importanza o, quanto meno, una risorsa illimitata. In effetti, fino a che gli inquinanti riversati nell'atmosfera o nelle acque erano sostanze facilmente degradabili, i danni all'ambiente sono stati contenuti o, comunque, reversibili e di breve durata; ma poi, attorno alla metà del XX° secolo, è iniziata una seconda rivoluzione industriale: quella della chimica di sintesi, della plastica, dei prodotti “usa e getta”, e l'ambiente è divenuto oggetto di una aggressione dalla quale non può difendersi.
Questa fase del rapporto uomo-ambiente è durata fino agli anni Settanta quando, una serie di provvedimenti normativi, in Italia come in tutti gli altri Paesi industrializzati, ha definito i valori limite accettabili nelle diverse emissioni e siamo passati da una fase di sostanziale indifferenza nei confronti dell'ambiente, ad una fase di controllo (command and control).
Dopo alcuni decenni, durante i quali l'organo di controllo ha verificato il rispetto della normativa da parte dei soggetti potenziali sorgenti di pressione ambientale, si è acquisita consapevolezza, da un lato, che è impossibile controllare tutte le aziende, in ogni momento della loro attività, per tutti i possibili fattori di pressione, anche in relazione ad effetti ad oggi non regolamentati, dall'altro, che il mancato rispetto delle norme di tutela ambientale può avere conseguenze negative per le aziende, non solo per le possibili sanzioni, ma anche in termini di immagine, costi legati ad incidenti ambientali, rapporti con i dipendenti e la popolazione locale. In altre parole, gli organi di controllo e molte aziende sono consapevoli che la tutela ambientale passa, necessariamente attraverso una strategia condivisa.
Oggi quindi, ritroviamo, nell'Universo produttivo, una pluralità di stili manageriali:
  • Il modello manageriale passivo, per il quale l'ambiente è un vincolo e il profitto (di breve periodo), è lo scopo unico dell'esistenza dell'impresa;
     
  • Il modello manageriale adattativo, preoccupato, sostanzialmente, di rispettare le leggi, adeguandosi ai limiti di volta in volta imposti dalla normativa, dai clienti, dai fornitori, dall'opinione pubblica, senza spingersi oltre nelle proprie prestazioni;
     
  • Il modello manageriale delle “buone intenzioni” caratterizzato da sensibilità ambientale e desideroso di considerare l'ambiente una possibilità o, addirittura, una opportunità, ma incapace di modificare il proprio modello di gestione;
     
  • Il modello manageriale pro-attivo, il quale riconosce nella variabile ambientale un fattore critico di successo ed una importante leva competitiva e, nei confronti della normativa, si pone nelle condizioni di superarla con prestazioni migliori di quelle in essa previste.
     
Quest'ultimo modello è tipico di grosse aziende, che fanno della politica ambientale un punto di forza della propria immagine nei confronti del consumatore e, per le quali, le opportunità offerte dagli strumenti volontari di gestione ambientale sono ben note ed acquisite. All'estremo opposto si ritrovano gli stili manageriali passivi e adattativi che vedono ancora l'ambiente come un vincolo e non come una opportunità e sono quindi molto distanti dal recepire gli strumenti di gestione ambientale.
Fra questi due estremi troviamo il modello che abbiamo definito delle “buone intenzioni”, il quale, vorrebbe acquisire un sistema di gestione ambientale ma non vi riesce per carenza di un adeguato sostegno (informativo, economico, normativo ecc.) E' a questi soggetti che deve essere rivolto il maggior sforzo poiché sono coloro che potrebbero far realmente decollare il sistema delle certificazioni e registrazioni ambientali e esercitare un effetto di trascinamento nei confronti delle aziende più riottose.

Tipicamente, una organizzazione potenzialmente registrabile EMAS o ceretificabile ISO 14001 si pone la domanda se il suo prodotto è un prodotto di qualità e, conseguentemente, affronta il processo descritto nella norma ISO 9000 anche se non necessariamente completa il percorso che la porterebbe alla certificazione.(In questa relazione faremo fondamentalmente riferimento al sistema di registrazione EMAS, facendo solo pochi accenni al sistema di certificazione ISO 14001. Non verranno trattate le certificazioni di prodotto tipo ECOLABEL, DAP ecc.)
Ritenuto quindi di avere un ciclo di produzione che permette di ottenere prodotti di qualità, è possibile che si chieda se questi sono ottenuti rispettando l'ambiente e, così facendo, inizia il percorso previsto per ottenere la certificazione o la registrazione ambientale.
        Gli strumenti volontari di gestione ambientale sono, dunque, strumenti per la salvaguardia ambientale basati sul coinvolgimento delle imprese, responsabilizzate attraverso l'adesione volontaria a programmi di protezione ambientale.



Essi possono distinguersi fra certificazioni di processo e certificazioni di prodotto. Le prime sono relative al riconoscimento delle performance ambientali di un processo produttivo; le altre sono invece relative alla qualità del prodotto anche se, al loro interno, contengono informazioni relative alle modalità di produzione, alle prestazioni ambientali del prodotto durante il suo ciclo di vita, alle azioni connesse con il suo smaltimento.

Limitando la trattazione ai processi produttivi, ed in particolare alla possibilità di registrazione EMAS (acronimo di Eco Management and Audit Scheme), osserviamo che il Regolamento 761/2001/CE, (che è, appunto, il Regolamento comunitario che definisce le procedure di registrazione EMAS), modifica il precedente Regolamento 1836/93 ed introduce la possibilità di registrazione EMAS, non solo per le imprese manufatturiere, ma anche per tutti gli altri soggetti quali imprese di servizi, autorità, istituzioni pubbliche e, ovviamente, anche aziende agricole.
        Il regolamento EMAS prevede l'implementazione di Sistemi di Gestione Ambientale (SGA) e l'adozione di procedure tali che, le organizzazioni che vi aderiscono, possano massimizzare l'efficienza in campo ambientale ed ottenere vantaggi economici e facilitazioni amministrative.
        Sia EMAS che, peraltro, la norma ISO 14001, sono sistemi basati sul miglioramento continuo delle prestazioni ambientali di una organizzazione la quale agisce con regole di comportamento ed autocontrollo schematicamente riassunte nel ciclo di Deming, noto anche come Plan-Do-Check-Act. La filosofia che sta alla base del ciclo di Deming, e che guida il comportamento delle organizzazioni impegnate nel processo di ottenimento o mantenimento della certificazione/registrazione, non impone obiettivi predefiniti ma lascia libera l'organizzazione stessa nella predisposizione del proprio programma di miglioramento delle prestazioni ambientali. Così, mentre chi decide di aderire ai disciplinari di agricoltura biologica deve accogliere integralmente quanto in questi disposto, l'implementazione di un sistema di gestione ambientale avviene attraverso un piano di miglioramento proposto dalla organizzazione (Plan) la quale dovrà poi attuarlo (Do), verificarne l'efficacia nel tempo (Check), modificare le proprie prestazioni migliorandole in senso ambientale (Act) e, quindi, ripianificare il processo (Miglioramento continuo)


Fig. 2 - Il Ciclo di Deming

L'implementazione di un sistema di gestione ambientale procede secondo lo schema riportato in figura 3: l'organizzazione adotta una politica ambientale, ovvero decide che è necessario indirizzare maggiormente in senso ambientale la propria attività; effettua, quindi, una analisi ambientale iniziale nel corso della quale individua i punti di forza e di debolezza del proprio sistema produttivo e verifica che questo permetta il completo rispetto della normativa attualmente in vigore; individua poi le situazioni che dovrebbero essere migliorate e ne definisce la priorità (obiettivi di miglioramento) redigendo un proprio programma ambientale. E' ovvio che questo programma, partendo da una situazione di rispetto della normativa, porterà ad una situazione che, in misura più o meno rilevante, sarà migliore di quella minima richiesta dalla normativa. In tutta questa fase, l'organizzazione sarà sostenuta da un “audit interno” e, una volta predisposto il proprio programma ambientale, può richiedere la certificazione ISO 14001 nel qual caso, un sistema esterno all'organizzazione (“audit esterno”), attuate le necessarie verifiche, concederà la certificazione richiesta.(L’audit ambientale esterno è una attività di verifica svolta da un Verificatore Ambientale Accreditato, indipendente dall’organizzazione oggetto di verifica, che abbia ottenuto l’accreditamento dal Comitato Ecolabel/Ecoaudit – Sezione EMAS Italia)
Se l'obiettivo della organizzazione è quello di ottenere la registrazione EMAS, dovrà predisporre la dichiarazione ambientale. Si tratta di un documento (che nel Sistema ISO 14001 non è obbligatorio) con il quale l'organizzazione attua il principio di trasparenza informando, i soggetti interessati, sul percorso di ecogestione svolto e, in particolare, sulla attività, i prodotti e i servizi della organizzazione, la politica ambientale, gli aspetti ambientali significativi e la natura degli impatti generati, gli obiettivi ed i target ambientali, i dati ambientali disponibili



        Nei casi in cui l'audit esterno confermi l'osservanza di tutte le prescrizioni del Regolamento EMAS (Analisi ambientale iniziale, Politica ambientale, Obiettivi, Target, Programmi, Sistema di Gestione Ambientale, Audit interno) e la veridicità/attendibilità/esattezza di tutte le informazioni riportate nella Dichiarazione Ambientale, si può procedere alla Registrazione, cioè alla attivazione del procedimento attraverso il quale l'Organismo Competente (in Italia il Comitato Ecolabel/Ecoaudit – Sezione EMAS Italia) con il supporto tecnico di APAT e del Sistema delle Agenzie Ambientali, iscrive nell'elenco nazionale dei siti EMAS l'organizzazione candidata a registrarsi, secondo quanto stabilito dall'apposita procedura emanata dall'Organismo stesso.
La Registrazione legittima l'organizzazione a utilizzare il logo EMAS, secondo le disposizioni del Regolamento 761/01 CE e successive decisioni e raccomandazioni.

        I Sistemi di Gestione Ambientale che hanno ottenuto la certificazione ISO 14001 o la registrazione EMAS beneficiano di diversi vantaggi: alcuni diretti (agevolazioni fiscali e creditizie, aumento dei canali finanziari, miglioramenti gestionali derivanti dalla codifica di procedure di autocontrollo e monitoraggio), altri indiretti (aumento di credibilità nei confronti delle Autorità titolari di competenze ambientali con la conseguente possibilità di elaborare semplificazioni amministrative così come sancito dall'art. 18 della legge 93/01, maggiore fiducia da parte di consumatori, clienti, comunità locali ecc., maggior vantaggio competitivo derivante dalle nuove opportunità di mercato e da un'immagine credibile della organizzazione, maggiore motivazione dei dipendenti derivante dal loro necessario coinvolgimento nel percorso di ecogestione).


La rete EMAS/SGA: A chi rivolgersi per ottenere informazioni
La rete di diffusione EMAS/SGA è un sistema attivo volto ad introdurre la cultura dei Sistemi di gestione ambientale in maniera capillare sul territorio, diffonderne la filosofia, le logiche, le procedure e stimolare lo studio e l'impiego nei vari settori produttivi delle migliori tecnologie in campo ambientale (BAT)
La rete EMAS/SGA è stata concepita come un sistema a rete informatica, composto da un insieme di soggetti che agiscono nell'ambito di una struttura articolata in un Focal Point (presso APAT), un nodo Regionale (gestito dalle ARPA) ed una serie di punti locali a livello territoriale, su base provinciale e sub-provinciale.
Il Focal Point è costituito dall'APAT, dal Sistema delle Agenzie ambientali, dal Comitato Ecolabel/Ecoaudit – Sezione EMAS Italia, da Confindustria, Unincamere, CNA, Confartigianato e Confcommercio. La sede del Focal Point è presso APAT.
I Nodi Regionali, le cui funzioni sono svolte dal sistema delle Agenzie ambientali, rappresentano gli elementi di connessione funzionale dei diversi Pnti che insistono sul territorio di competenza. Oltre a svolgere funzioni di diffusione dell'informazione a livello locale, hanno un ruolo importante di stimolo e di armonizzazione delle iniziative sul territorio.
I Punti sono costituiti da Enti e Associazioni rappresentative del mondo economico locale e svolgono compiti che si possono ricondurre, essenzialmente, a quelli di sportello informativo e di partecipazione alle attività di promozione e diffusione di EMAS, in sinergia con la Rete regionale (Nodo e Punti della stessa Regione).
La Rete Toscana è stata attivata nella primavera del 2000.
 
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