Progetto PROBIORN
Produzione biologica di piante ornamentali

Convegno Settembre 2004 - COMICENT (Pescia)
 
Vivaismo biologico: problemi e opportunità


Paola Migliorini, Concetta Vazzana
Dipartimento di Scienze Agronomiche e Gestione del Territorio Agro-Forestale - Università di Firenze

L'agricoltura biologica oggi
Negli ultimi anni il settore dell'agricoltura biologica ha avuto una fortissima espansione, sia in termini di operatori che di mercato. Infatti (fig.1) l'andamento delle superfici condotte secondo il Reg. CEE 2092/91 in Europa dal 1985 al 1999 è di tipo esponenziale, passando da 100.000 ha a circa 3.300.000 ha (Foster and Lampink, 2000).
L'Italia (fig. 2) è il paese europeo con maggior ettari condotta secondo il metodo biologico (1.182.403 ha nel 2001) con ben 63.156 aziende (BioBank, 2002). Le ragioni di tale espansione non vengono qui approfondite ma sono da ricercarsi nelle nuove politiche agricole dell'UE, nei premi dati agli agricoltori che praticano agricoltura eco-compatibile (ex. Reg. CEE 2078/92) e nel consolidamento del mercato. Oggi non si può più parlare dell'agricoltura biologica come un settore di nicchia.
La sola Toscana è passata da 997 operatori biologici a dicembre 1998 a 2.281 a dicembre 2001 (Biobank, 2002) e 2.644 al 31/12/2002 (ARSIA). I dati al 30 giugno 2003 registrano invece un calo di operatori probabilmente dovuto ai mancati finanziamenti delle misure agroambientali del paino di Sviluppo Rurale.

I punti fondamentali attorno cui ruota l'agricoltura biologica sono:
  • Salvaguardia delle risorse ambientali e mantenimento della biodiversità
  • esclusione dei prodotti chimici di sintesi e di OGM;
  • utilizzo di piante resistenti e di insetti predatori contro i parassiti;
  •  incremento e mantenimento della fertilità naturale del terreno mediante l'utilizzo di tecniche di lavorazione non distruttive, l'adozione di rotazioni colturali adeguate e di sovesci;
  • uso di fertilizzanti naturali;
  • garanzia per gli animali di una vita conforme alle esigenze specifiche delle singole specie e miglioramento del benessere animale.
Il vivaismo biologico
Se da una parte lo sviluppo delle superfici ad agricoltura biologica ha portato ad aumentare le richieste di mercato di materiale certificato biologico, dall'altra il regime di deroga non incentiva lo sviluppo del settore.
Infatti, secondo le direttive Cee in via transitoria fino al 31-12-2003, il produttore che dimostri l'impossibilità di reperire sul mercato sementi e materiale di propagazione vegetativa da agricoltura biologica può chiedere la possibilità di utilizzare materiali da agricoltura convenzionale. Il Ministero per le politiche Agricole e Forestali ha affidato all'Ense (Ente Nazionale Sementi Elette) la gestione del Registro dei vivai biologici e delle varietà prodotte e disponibili sul mercato. Da una consultazione presso il sito ENSE (www.ense.it) è possibile verificare la disponibilità di varietà prodotte dalle stesse aziende vivaistiche biologiche.
Di tutto il settore dell'agricoltura biologica, quello del materiale di propagazione è l'asepetto più critico in quanto si impone ai produttori bio di utilizzare semi e piantine biologiche senza fornire materiale adatto. Infatti uno degli obiettivi principali dell'agricoltura biologica consiste nel mantenimento e sviluppo della biodiversità che ha come scopo ultimo il raggiungimento di quella complessità agroecosistemica che insatura un equilibrio naturale nella catena trofica (pianta-fitofago-organismo utile-etc.) proprio tramite la coltivazione di varietà e cultivar adatte all'ambiente e al territorio. Ma sono alla fine proprio i bioagricoltori ad avere a loro disposizione una varietà molto limitata di specie che è valida in modo univoco su tutto il territorio italiano e perfino su quello comunitario! E questo si verifica soprattutto per gli orticoltori che non possono fare uso di deroghe e pagano in termini di qualità scadente la mancata esperienza tecnica del settore vivaistico biologico.
Alle aziende agricole biologiche risulta più conveniente fare l'impianto con materiale convenzionale e poi convertire tutto l'appezzamento che sarà biologico dopo 3 anni di conversione e cioè al primo vero raccolto del nuovo impianto. Un'altra possibilità consiste nella produzione di piantine in proprio, soluzione ottimale in termini sia qualitativi che economici ma solo se l'organizzazione aziendale lo permette.

Cosa dice la legge sul materiale di propagazione bio

Si possono utilizzare solamente sementi e materiale di propagazione provenienti da agricoltura biologica; le piantine orticole devono provenire da sementi da agricoltura biologica e le piante devono essere ottenute conformemente al regolamento Cee 2092/91.
Le piante intere (astoni, barbatelle, ecc. escluse le orticole), destinate all'impianto di colture arboree non è obbligatorio siano certificate a norma del regolamento Cee 2092/91, pertanto i produttori che lo desiderano possono ricorrere a piante convenzionali previa richiesta di deroga ENSE. Le piante orticole destinate al trapianto devono provenire da agricoltura biologica. Qualora il produttore desideri utilizzare piante intere per l'impianto di colture arboree provenienti da agricoltura biologica, sia le marze che i portinnesti devono essere «biologici». Mentre nel caso in cui l'operatore debba effettuare un reinnesto, le marze devono provenire da agricoltura biologica.
La ditta vivaistica biologica deve indicare all'ENSE la disponibilità del materiale di moltiplicazione vegetativo ottenuto in produzione biologica, l'organismo di controllo certificatore della stessa, nonché una attestazione vidimata dall'organismo di controllo sulle quantità di prodotto biologico ottenuto distinto per varietà (all. 6).

Quindi da una parte sussiste un regolamento molto rigido per i vivaisti mentre per gli operatori si è più flessibili. Ciò a portato in alcuni casi ad avere piante certificate invendute. Infatti dai dati ENSE si può vedere che i quantitativi richiesti in deroga nel 2002-2003 (tab.1) per quanto riguarda le arboree sono stai 2.095.120 (33.356 in Toscana), mentre la disponibilità di piante arboree da vivaio nel 2002-2003 (tab. 2) è di 403.859. Le varietà offerte sono numerose ma i quantitativi sono esigui Solo di mele vi sono più di 100 varietà anche se i quantitativi maggiori si concentrano su una decina. Ciò è dovuto in parte al tentativo di proporre vecchie varietà ma dall'altra evidenzia una certa uniformità di strategia di mercato netta e definita. Infatti la GDO ha imposto che l'offerta dei prodotti biologici deve essere uguale a quella dei convenzionali richiedendo le stesse varietà e l'obbligo a ricorrere a maggior numero di trattamenti fino all'utilizzo di prodotti 'bellettanti'.
In Toscana all'albo degli operatori biologici gestito dall'ARSIA sono iscritti 21 operatori che hanno notificato attività vivaistica.
 

Tab. 1 - Richiesta di deroga per tipo di prodotto:
arboree (n°) annata agraria 2002/2003
ACTINIDIA 7.484
ALBICOCCO 13.218
ARANCIO 5.860
CILIEGIO 2.375
COTOGNO 60
FICO 816
FILLIREA 750
FRAGOLA 997.810
GINKO BILOBA 200
KAKI 1.475
LAMPONE 2.420
LIMONE 784
MANDARINO 2.000
MELO 11.486
MIRABOLANO 1.300
MIRTILLO 2.948
NOCCIOLO 982.240
OLIVO 15.760
PERO 7.171
PESCO 8.050
RIBES 1.023
ROVO 5.350
SUSINO 19.727
UVA SPINA 276
TOTALE COMPLESSIVO 2.095.120


Tab. 2 – Disponibilità quantitativi di arboree e richieste di deroga annata agraria 2002/2003
Disponibilità quantitativi      
 Arboree: 19 specie 203 varietà n° tot. 403.859
       
Quantitativi richiesti in deroga      
Arboree: n° in Toscana 33.356 n° tot. 2.095.120
+ Vite: n° in Toscana 208.974 n° tot. 789.723
       


Valutazione degli aspetti tecnico/economici del vivaismo biologico
Non esistono valutazioni economiche del comparto nazionale, ma facendo riferimento alle diverse normative e tecniche produttive si possono azzardare delle considerazioni valide globalmente, considerando la realtà regionale tramite i risultati di un questionario, realizzato in collaborazione con il Coordinamento Toscano Produttori Biologici, rivolto agli operatori dell'elenco ARSIA .
Possiamo quindi riflettere sui seguenti aspetti:
  • La modifica dell'organizzazione aziendale prima di tutto per quanto riguarda la separazione dell'unità produttiva; in secondo luogo per la disponibilità delle attrezzature, i mezzi tecnici per la difesa, le lavorazioni e la conservazione, per infine la preparazione del personale. Nell'attività vivaistica, pur dovendo sottostrae a tutte le regole definite per le coltivazioni biologiche, è ammessa la coltivazione di varietà parallele ma solo se si può garantire la separazione degli spazi e l'identificazione del prodotto ad esempio serre dedicate e contenitori etichettati. I vivaisti sono operatori biologici già abituati alle procedure di certificazione e alle norme di qualità come il passaporto delle piante ed a lavorare per partite. Possiamo anzi affermare che un vivaio accreditato CAC è sottoposto anche ai controllo fitosanitari.
     
  • Il sistema di certificazione. L'operatore con l'invio della Notifica aderisce volontariamente all'AB e sceglie l'Organismo di Controllo tra i 10 abilitati dal Ministero delle Politiche Agricole i cui costi di servizio, sostenuti direttamente dall'operatore, variano nei tariffari degli OdC nel 2003 dalle 155 alle 300 euro/ha. L'attività di controllo consiste in visite periodiche agli appezzamenti, magazzini e laboratori durante i momenti critici di produzione atte a verificare il rispetto delle norme e l'assenza di residui chimici per mezzi di analisi chimiche.
     
  • La tipologia del materiale (semi, piante madri etc.). Gli argomenti già esposti precedentemente riguardo alla normativa già evidenziano le elevate problematiche ai cui si aggiungono le maggiori difficoltà tecniche. Infatti le ultime interpretazioni di legge sono nel senso restrittivo (circolare n°3 del 2001) per chi produce piante intere che, oltre ad dover utilizzate marze e portinnesti biologici, deve utilizzare terreni biologici e quindi che hanno passato il periodo di conversione di 2 anni.
     
  • La produzione di piante per superficie può risultare in molti casi inferiore ad un vivaio convenzionale.
     
  • Il tipo di substrati. Sono ammessi i substrati di prodotti menzionati nell' allegato IIA del Reg. Cee 2092/91 Prodotti per la concimazione e l'ammendamento. I più utilizzati sono la torba (impiego limitato all'orticoltura, floricoltura, arboricoltura e vivai) e fibra di cocco e le miscele di ammendanti e concimi. Alcuni problemi si hanno con la leonardite, materiale organico di origine vegetale apprezzato per il suo elevato contenuto di acidi umici naturali (80-85%) ma che non è più ammesso.
     
  • Per la difesa la strategia più utilizzata è quella della prevenzione ad esempio avendo cura dell'apparato radicale e dei tempi di crescita; un tempestivo e continuato intervento è comunque necessario con prodotti ammessi nell'allegato IIB del Reg. Cee 2092/91 Antiparassitari e sono in larga parte utilizzati trattamenti a base di rame e zolfo contro funghi, olio di neem, rotenone, piretro e bacillus thuringensis come insetticidi.
     
  • Dal punto di vista commerciale tutti gli operatori concordano che il prodotti certificato bio si vende meglio visto che la concorrenza è molto poca, ma si lamentano del fatto che non sempre i maggiori costi di produzione vengano compensati dalla vendita dei prodotti bio: il prezzo finale insomma non può essere fuori mercato.
     
  • L'assistenza tecnica. Molti operatori lamentano la mancanza di una qualificata assistenza tecnica specializzata nel settore del biologico.
     
  • La ricerca di varietà adatte alle tecniche produttive e al mercato è una delle priorità per questo settore che deve investire in un programma di miglioramento genetico.
     

Per quanto riguarda il settore delle ortive a causa del mercato limitato gli ordini sono molto frammentati e scostanti. L'operatore dunque si trova a coltivare nello stesso appezzamento con medesime proprietà ambientali colture con esigenze molto diverse sia idriche che nutritive e ciò va a ripercuotersi sulla qualità del prodotto finale. Mentre dal punto di vista fitosanitario riveste molta importanza il tipo di struttura; infatti se la serra è ben attrezzata e ben climatizzata non vi sono grosse difficoltà tecniche, tranne qualche problema standard come ad esempio la concimazione sul pomodoro o la peronospora su insalate e peperoni.
Discorso analogo anche se con problemi molto diversi per il settore viticolo, dove il problema di mercato è aggravato dalla possibilità di deroga. L'elevata specializzazione del settore richiederebbe infatti una diversificazione delle produzioni (lo stesso clone su 4-5 portinnesti) e quindi, considerando le difficoltà normative e tecniche il lavoro si fa più complesso. Infatti rispetto al convenzionale le piante madri vengono allevate in parete e non 'a terra 'per problemi di gestione delle infestanti; inoltre le barbatelle, impiantate in terreni biologici, necessitano di rotazione colturale per problemi fitosanitari, costringendo l'operatore vivaistico, normalmente dotato di superficie limitate, ad affittare terreni bio. Il costi finale del prodotto già elevato per il settore convenzionale non può certo raddoppiare, come succede per altri articoli.
Di fronte a tutte queste difficoltà si può però affermate che vi sono molti motivi per acquistare piantine biologiche e dunque anche di produrne:
 

  • la tracciabilità del prodotto è garantita
     
  • controlli OGM free
     
  • normative per la commercializzazione CAC garantiscono l'assenza di patogeni e malattie
     
  • adattamento delle piante all'ecosistema con radici più sviluppate etc
     
  • assenza di residui di fitofarmaci
     
  • valorizzazione delle varietà
     


Fig. 1 – Superficie (ha) ad agricoltura biologica in Europa dal 1985 al 2001
Fonte: Lampkin, Organic Centre Wales, (2001) Statistic about organic farming
in Europe, http://www.organic.aber.ac.uk/stats.shtml





Fig. 2 – Superficie e aziende biologiche in Italia



Bibliografia

Buscaroli C. “Perché il biologico non decolla. Per ora.” Agricoltura mensile Emilia Romagna aprile 2003
Cristina Micheloni (2001), Produrre e trasformare: cosa serve al biologico, Tutto Bio, Ecodistilleria, Forlì.
ARSIA (2003) L'albo degli operatori biologici www.arsia.toscana.it.
Biobank, (2003) www.biobank.it.
Foster, and Lampkin, N., (2000) European organic production statistics 1993-1996, Welsh Institute of Rural Studies, University of Wales, Aberystwyth, GB-SY23 3AL.


Ringraziamenti

Si ringrazia:

CTPB per la collaborazione nella raccolta dati e nelle interviste agli operatori biologici toscani
Coordinamento Toscano Produttori Biologici (CTPB)
Sede regionale AMAB (Associazione Mediterranea Agricoltura Biologica)
Piazza Dalmazia, 20/c 50141 Firenze
tel. 055/413173 fax: 055/413172 e-mail: ctpb@ctpb.it


 
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