Progetto PROBIORN
Produzione biologica di piante ornamentali

Convegno Settembre 2004 - COMICENT (Pescia)
 
LA FLORICOLTURA BIOLOGICA COME OPPORTUNITÀ DI RICONVERSIONE DI AGROSISTEMI A FORTE IMPATTO AMBIENTALE E DI DIVERSIFICAZIONE DELLE PRODUZIONI BIOLOGICHE


Andrea Ferrante
Presidente A.I.A.B. Toscana Onlus – Vice Presidente A.I.A.B. Federale
Introduzione

L'agricoltura biologica è un modello di sviluppo sostenibile per le campagne italiane, che affonda le sue radici nel metodo di produzione biologico, a sua volta basato sui principi di salvaguardia e valorizzazione delle risorse, rispetto dell'ambiente, del benessere animale e della salute di chi consuma; un modello, quindi, capace di indirizzare in senso ecologico i comportamenti degli operatori e dei cittadini e, in particolare, il loro approccio al metodo di produzione e al consumo.

L'agricoltura biologica rimette al centro delle decisioni aziendali il produttore, cui è affidata la gestione del territorio, compito che esalta il ruolo di utilità sociale dell'azienda agricola e integra quello di operatore economico, un operatore che deve percepire un giusto reddito ed ottenere il riconoscimento, attribuito dalla collettività, per un'attività che ha un forte legame positivo con il territorio e che rispetta le chiare regole sancite dalle norme del metodo di produzione biologico.

L'agricoltura biologica, in quanto modello di sviluppo sostenibile, non riguarda solo la produzione alimentare, ma influisce su tutti i processi di produzione legati ai prodotti di origine agricola: dal tessile alla cosmesi, dalla detergenza alla floro-vivaistica, fino a tutti i servizi che l'azienda può offrire, quali ristorazione, ospitalità, informazione, formazione.

"Floricoltura biologica" significa quindi ridare valore a colture vocate ma troppo presto abbandonate, riscoprire la coltivazione in pieno campo, rivalutare l'importanza dei suoli, totalmente distrutti nella loro vitalità da decenni di sfruttamento intensivo, ricerca di alternative alla monocoltura mediante l'alternanza di diverse specie agrarie compatibili, riconoscere l'importanza dell'ambiente in cui si opera e della salute dei produttori, dare una possibilità ai giovani ed a chi si riavvicina alla terra, proteggere il territorio dal dissesto idrogeologico e dall'abbandono
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La riconversione delle aziende floricole

Sulla base di queste considerazioni una azienda che voglia riconvertirsi verso la floricoltura biologica apre un ventaglio di opportunità di sviluppo per la propria azienda che oggi, per l'eccessiva specializzazione, le sono precluse.

Tutti i dati di mercato confermano un aumento dei consumi dei prodotti biologici ed in generale di prodotti che abbiano in se anche una componente di rispetto dell'ambiente e dell'eticità di tutto il processo di produzione .
E' chiaro che in settori come la floricoltura, dove ormai la concorrenza arriva al mercato con produzioni, anche qualitativamente non disprezzabili, a prezzi assolutamente non sostenibili per le imprese italiane, la nostra risposta deve essere molto più complessa ed andare oltre la pura logica di tagliare i costi, in quanto assolutamente insufficiente.

I fiori, le piante da ornamento, i giardini ed i parchi (pubblici e privati) non fanno parte del settore agroalimentare, per cui è naturale pensare o sostenere che non riguardino la salute del consumatore, il quale può non essere interessato a fruire di un bene voluttuario anche se contraddistinto dalla garanzia del controllo e della sicurezza. In realtà, anche per i generi alimentari prodotti col metodo biologico, l'interesse del pubblico non si è manifestato immediatamente: sono trascorsi parecchi anni per accorgersi di consumare prodotti contaminati, privi dell'aspetto e del sapore originali; bisogna ricordare, inoltre, che anni addietro, di quell'unico genere presente oggi sul mercato, ne esistevano tante altre varietà, tutte con loro caratteristiche peculiari. Pertanto, esiste una parte di consumatori sempre più esigenti e numerosi che riscoprono qualità dimenticate e che vanno alla ricerca di nuovi requisiti, attribuendo valori diversi ai prodotti da acquistare. Questo percorso non tarderà a manifestarsi anche per il settore floricolo, come già ampiamente mostrato sui mercati del Nord Europa.

Il mercato biologico a livello regionale è in forte crescita, ed in particolare l'aumento sarà esponenziale, nei prossimi anni, nella ristorazione collettiva pubblica e privata, che darà luogo ad una fortissima domanda di ortaggi freschi e la produzione locale può essere in questo senso anche concorrenziale. La vicinanza comunque a grandi mercati di utilizzatori non solo di beni primari, ma soprattutto di servizi e dell'ormai famoso valore aggiunto toscano, permette alle aziende agricole di poter trovare una riposta importante alla propria capacità di diversificare la produzione di beni e servizi.

In questo senso la scelta di riconvertire l'impresa verso il biologico aiuta l'imprenditore a ripensare il suo ruolo non solo come operatore economico che deve diversificare la propria produzione di beni e servizi, ma anche come soggetto fondamentale che contribuisce alla gestione del territorio

Proporre il metodo dell'agricoltura biologica ai floricoltori è quindi possibile: non mancano i mezzi e la professionalità. È necessario fermare l'inesorabile declino della floricoltura, e ciò si può ottenere solo a condizione di conquistare per primi nuovi mercati. Raggiungere questo scopo non significa proporre una nuova coltura, né varietà inedite, bensì un metodo nuovo di produzione: ne esistono i presupposti e questo territorio presenta caratteristiche per dare una risposta adeguata.

Le esperienze fatte

In Liguria si appena conclusa una prova sulle tecniche di applicazione dell'agricoltura biologica nella floricoltura da fiore reciso, con attenzione particolare alla rotazione delle colture, alle tecniche di prevenzione, all'introduzione della biodiversità negli ambienti agrari, ed agli effetti sulla fertilizzazione e sulla lotta fitosanitaria (AIAB-Liguria PERIS
CASSINI, VALENZANO, BERARDINUCCI).
Il progetto ha dimostrato che è possibile fare floricoltura biologica sulle specie oggetto di sperimentazione (Basilico, Calendula, Girasole, Ranuncolo).
Affinando le tecniche e utilizzando colture adatte si ottengono produzioni equiparabili a quelle della floricoltura convenzionale, si mantiene e s'incrementa la fertilità del terreno, comportando nel medio periodo minor apporto di materiali fertilizzanti e riduzione massiccia dei trattamenti antiparassitari. Quest'ultima affermazione ha ricevuto una conferma eclatante dai risultati della prova: per tutto il periodo non sono stati eseguiti trattamenti fitosanitari.

La possibilità di ottenere produzioni valide dipende da diversi fattori, dai quali non si può prescindere:
 
  1. il recupero della fertilità dei suoli, depauperati da decenni di sfruttamento intensivo e da un massiccio impiego di fertilizzanti sintetici;
     
  2. l'utilizzo di specie con buone caratteristiche di rusticità ed il recupero di varietà con qualità specifiche non più ritrovabili nelle cultivar moderne, ma ancora richieste dal mercato;
     
  3. ricreare le condizioni per un ambiente agrario biologicamente equilibrato incrementando la varietà di organismi viventi;
     
  4. la riduzione dell'uso di mezzi tecnici di lotta, privilegiando accorgimenti e tecniche agronomiche diverse;
     
  5. la rivalutazione della coltivazione in pieno campo, che comporta un consumo ridotto delle risorse naturali.
     

Conclusioni

E' chiaro che una sfida del genere non può essere totalmente lasciata sulle spalle del singolo imprenditore, ma occorre la capacità di progettare a livello territoriale una riconversione di un distretto che ha certamente la sua base nella floricoltura, ma che deve assolutamente trovare la capacità di diversificare le proprie produzioni (in primis la produzione orticola biologica) ed aumentare la capacità della singola azienda di offrire servizi (agriturismi, scuole giardinaggio, etc).

Per fare questo ci deve essere anche una grande capacità di collaborazione fra gli Enti locali, gli Istituti di Ricerca, le Organizzazioni dei produttori, le strutture di commercializzazione. In questo senso il progetto PROBIORN può giocare un importante ruolo per avviare una riflessione più ampia sulla riconversione di questo distretto agricolo.

Il contributo di AIAB a questo Progetto andrà quindi ben oltre i compiti già individuati, tentando di avviare un vero processo di riconversione del territorio per un nuovo modello di sviluppo.
 
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