Progetto PROBIORN
Produzione biologica di piante ornamentali

Convegno Settembre 2004 - COMICENT (Pescia)
 
PRODUZIONE DELL'ALBERO DI NATALE BIOLOGICO E RINTRACCIABILITÀ NEL COMPRENSORIO CASENTINESE: UNA OPPORTUNITÀ DI COMUNICAZIONE COMMERCIALE MIRATA NEI CONFRONTI DEI CONSUMATORI PER LA TUTELA DI UNA COLTIVAZIONE STRATEGICA PER LE ZONE MONTANE


Marco Roselli
Divulgatore Agricolo Polivalente di 'Impresa Verde - Coldiretti Arezzo' e Segretario del 'C.A.N.C. Consorzio per la Valorizzazione dell'Albero di Natale del Casentino'


LA PRODUZIONE DELL'ALBERO DI NATALE IN CASENTINO

L'albero di Natale in Casentino viene coltivato da oltre 40 anni; i produttori, perlopiù concentrati nelle zone montane della vallata (comuni di Montemignaio, Castel San Niccolò, Pratovecchio e Stia) sfruttano appezzamenti non più utilizzati per la coltivazione di cereali e foraggi, non più remunerativi.
La coltivazione prende avvio con l'acquisto di piantine presso vivai esteri (trattasi di materiale 2s+2t oppure 2s+3t) per il 95% che successivamente vengono trapiantate, mentre solo il 5% viene autoprodotto in loco. Successivamente al trapianto si procede alla coltivazione fino a maturità (5° - 6° anno) e quindi all'estirpazione per la successiva commercializzazione.
Durante la permanenza in vivaio le piantine ricevono le normali cure colturali consistenti in diserbi, concimazioni e lavorazioni del terreno; i vivai sono condotti in asciutta.
L'aspetto tecnico più importante è senza dubbio rappresentato dal diserbo infatti nel bacino di produzione assistiamo a tecniche diverse a seconda della situazione pedoclimatica:

Situazione pedoclimatica Tecnica adottata Note
Appezzamenti di montagna con forte declività e scarsa ritenzione idrica in terreni sciolti Diserbo chimico Situazioni in cui la lavorazione meccanica provoca erosione e l'inerbimento controllato provoca concorrenza idrica (siccità 1998, 2003)
Appezzamenti di montagna semipianeggianti con maggiore ritenzione idrica Lavorazione meccanica o inerbimento controllato La maggiore capacità idrica consente un inerbimento o la lavorazione meccanica fino al 2°-3° anno
Appezzamenti di fondovalle in terreni di medio impasto Diserbo chimico Le maggiori temperature che si raggiungono in estate in assenza di acqua obbligano al diserbo chimico anche per ragioni di costi.. Durante la siccità 2003 chi ha diserbato ha ottenuto maggiore conservazione rispetto alle lavorazioni meccaniche.

I mutamenti climatici che hanno portato alle annate di siccità ripetutamente verificatesi nell'ultimo decennio unitamente alla mancanza di opere irrigue adeguate (laghetti collinari, piccoli sbarramenti) hanno reso difficile la vita per gli alberi di Natale che, come sappiamo, sono predisposti per climi freschi e umidi con piogge distribuite durante l'anno e temperature non elevate; anche le irrigazioni di soccorso operate dalle aziende che disponevano di attrezzature (rotolone) non hanno consentito la conservazione delle piante più esposte alle temperature estreme registratesi nel corso del 2003 anche a causa della chiusura degli attingimenti.
La realizzazione di “casse di espansione” per l'Arno non ci sembra una soluzione per il contenimento delle eventuali situazioni di piena dato che si vanno a compromettere irreversibilmente gli ultimi “campi buoni” del fondovalle casentinese, una soluzione più idonea potrebbe essere quella di conservare le acque in eccesso dei periodi piovosi attraverso opere di contenimento utili all'agricoltura quali i laghetti collinari o piccoli sbarramenti sugli affluenti dell'Arno medesimo.
In questo conteso, il ricorso al diserbo per molte aziende è indispensabile sia per ragioni agronomiche che economiche ma, come noto, anche i diserbanti meno persistenti non contribuiscono certo a conservare la microfauna e la microflora indispensabili precursori della formazione di humus stabile che è alla base della fertilità e della conservazione dell'acqua.

LA PROTEZIONE AMBIENTALE ED IL MANTENIMENTO DELL'ASSETTO IDROGEOLOGICO

Le zone montane appenniniche del Casentino sono caratterizzate da una spiccata fragilità idrogeologica vuoi per la costituzione pedogenetica vuoi per le attività antropiche. Queste ultime, effettuate quasi esclusivamente dai privati, contribuiscono al mantenimento della stabilità montana grazie alle preziose opere di contenimento delle acque meteoriche (affossature, scoline, terrazzi, ciglioni, ecc..), attualmente tale presidio ambientale è affidato perlopiù alla attività zootecnica e alla coltivazione dell'albero di Natale dato che la produzione cerealicola è praticamente scomparsa nelle zone collinari.
Di questo aspetto ci si rende tuttavia conto solo in occasione degli eventi calamitosi nelle località dove l'attività agricola è stata abbandonata completamente è non è stata sostituita (né è sostituibile) dalle attività dello Stato; la conta dei danni mai ristorati dagli interventi pubblici porta in tali situazioni ad un ulteriore perdita di interesse per gli insediamenti di attività produttive.

ASPETTI PRODUTTIVI DELL'ALBERO DI NATALE IN CASENTINO E LE ATTIVITA' DEL C.A.N.C.

I produttori di albero di Natale nel territorio casentinese sono distribuiti nei comuni a ridosso della dorsale appenninica che fa riferimento alla zona del Pratomagno e del Monte Falterona (dove si origina l'Arno) e precisamente nei comuni di Montemignaio, Castel San Niccolò, Pratovecchio, Stia; alcuni produttori sono anche nei comuni di Poppi, Bibbiena e Talla ma si tratta di piccolissime aziende.
L'altitudine in cui si praticano le coltivazioni va dai 400 m.s.l.m. sino ad arrivare ai 1.000 m.s.l.m. ed oltre del comune di Montemignaio; in genere si produce in asciutta su terreni tendenzialmente sciolti o di medio impasto e con una non elevata fertilità costituzionale.

Specie coltivate

Attualmente si produce per la quasi totalità l'abete rosso (Picea abies L. Karsten) e solo in piccole proporzioni l'abete bianco (Abies alba Miller), l'abete del Caucaso (Abies nordmanniana Steven) e l'abete del Colorado Glauco (Picea pungens Kosteriana Glauca).
La commercializzazione avviene, come detto attorno al 5° - 6° di coltivazione con taglie attorno ai 180-200 cm, attualmente però causa la notevole richiesta di prodotto si sono estirpate anche taglie inferiori (50-80 cm) che stanno incontrando il gradimento dei consumatori non solo come albero di Natale ma anche come pianta ornamentale per tutto l'anno da interni o esterno.

Conduzione biologica e integrata

Allo stato attuale abbiamo una azienda che produce con il metodo biologico (Reg.Cee 2092/91) e tre aziende che producono secondo i disciplinari regionali di cui alla misura 6.2 del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Toscana; in questi casi, come sappiamo, secondo il protocollo dell'agricoltura biologica non sono ammessi interventi chimici per il diserbo mentre le schede tecniche delle misura 6.2 consentono l'impiego di alcuni principi attivi tra i quali il Glifosate è quello più usato dalle aziende in oggetto, magari con l'ausilio di macchine per la distribuzione in purezza del prodotto con protezioni laterali per evitare spiacevoli effetti “da deriva”.
Certamente nel biologico si interviene esclusivamente con lavorazioni meccaniche che se hanno il pregio di bloccare la risalita capillare dell'acqua hanno il difetto di produrre perdita di strato arabile a causa dell'erosione prodotta dall'effetto battente delle piogge in superfici rimosse dalle lavorazioni ed è quanto l'azienda in questione si sta trovando a fronteggiare.

La siccità del 1998 e del 2003

Nel 1998 la provincia di Arezzo fu interessata da una forte siccità estiva per cui si ebbero ingenti danni alle colture da pieno campo ed alla produzione foraggera ed olivicola; non di meno la produzione dell'albero di Natale subì fortissime perdite.
Stessa sorte e anzi, più grave, hanno subito gli alberi di Natale nel corso dell'annata 2003 in cui i danni sono stati, per alcune aziende pari al 90% della totalità delle piante in coltivazione; in questo senso la possibilità di approvvigionamento idrico precedentemente citata appare fondamentale per il mantenimento di una qualsiasi attività agricola e per evitare che vengano perduti posti di lavoro.
A titolo informativo riportiamo in tabella l'entità dei danni provocati dalla siccità del 2003.

VALORE DELLA PRODUZIONE
(tutte le aziende)
VALORE DELLA PRODUZIONE
DANNEGGIATA
% DI DANNO
3.284.394 1.747.174 53,20

Superfici investite e quantitativo di piante

Si stima che la produzione di albero di Natale registrata all'ARPAT si aggiri intorno ai 150 ettari; di queste superfici circa 100 ettari fanno riferimento alle 20 aziende associate al C.A.N.C..
I dati numerici delle aziende associate al Consorzio sono riportati nelle tabelle e nei grafici allegati.


IL CONSORZIO DI VALORIZZAZIONE DELL'ALBERO DI NATALE DEL CASENTINO

Il CANC si è costituito nel 1998 sulla base di uno specifico obbiettivo :
  • tutelare il prodotto dalla disinformazione
  • diffondere la cultura di un albero di Natale coltivato nel rispetto dell'ambiente

Ogni anno, durante il periodo natalizio si rinnova costantemente la voce dei disinformati (o dei troppo informati) che accusano i produttori di essere i “rapinatori ambientali” cioè di prendere quanto commercializzano direttamente nelle foreste andando così a impoverire le stesse, ma forse c'è anche la mano di chi è troppo informato e cura interessi diversi; in ogni caso molte sono le voci che spesso si accomunano nel grido di dolore per le foreste saccheggiate senza considerare che l'albero di natale si coltiva e anzi, mantiene in vita un equilibrio ambientale fatto di stabilità geologica, flora, fauna.
Il Consorzio si è posto la missione di tutelare il lavoro dei propri associati, sviluppare la coscienza del consumatore verso l'albero di Natale vero che è molto più ecologico di altre tipologie, diffondendone la provenienza e le tecniche di coltivazione, attraverso la conoscenza del proprio marchio.
In questo contesto la risoluzione dei problemi tecnici quali il contenimento delle infestanti, che auspichiamo anche con le attività del progetto PROBIORN, rappresenta una ulteriore spinta per gli agricoltori verso la certificazione biologica delle proprie produzioni o verso altre forme di accertamento della qualità.

LA POSIZIONE DEL CONSUMATORE E DELLA DISTRIBUZIONE

L'albero di Natale è una pianta ornamentale come un'altra, che viene coltivata e che completato il suo ciclo d'uso deve essere smaltito tra i rifiuti organici.
Questa soluzione trova ancora remore anche tra i consumatori più informati tanto che si assiste alle azioni più diversificate : chi lo trapianta in giardino, magari in un contesto di piante preesistenti in cui l'abete non c'entra nulla, chi si trova impegnato con i ragazzi delle scuole in opere di “rimboschimento”, magari con la partecipazione degli enti locali, senza considerare che trattasi di operazioni vietate dalla legge.
Questo tipo di atteggiamenti ci deve far pensare che nella collettività resiste un modo di vedere l'albero di Natale come una pianta diversa dalle altre, nell'immaginario di molti si è radicato il concetto di un vero e proprio albero che appartiene al mondo forestale, niente di più sbagliato dato che è una pianta ornamentale coltivata che non ha nulla a che vedere con un contesto di diffusione spontanea in ambito più o meno selvatico quale quello delle foreste.
La GDO gioca un ruolo molto importante dato che rappresenta un canale distributivo di grosse quantità di prodotto e che si trova a trattare l'albero di Natale in modo diverso da altre piante verdi o vasi fioriti presenti più che altro per una esigenza di “offrire tutto” alla clientela infatti, l'albero di Natale è un articolo che l'utente “si aspetta di trovare” in negozio così come in un garden center in quanto, generalmente si va al supermercato per la grossa spesa delle feste in cui si acquisterà sicuramente anche l'albero.
La gestione delle piante vere presenta anche problemi per i distributori. Le piante estirpate con molto anticipo rispetto alla vendita subiscono stress da trasporto, da magazzinaggio in condizioni inidonee per la specie, da manipolazioni che spesso compromettono la tenuta “a verde” degli aghi che, nei casi più gravi cadono subito dopo l'acquisto, con forte delusione dell'acquirente finale che ben difficilmente si riorienterà verso un albero vivo.
Inoltre l'invenduto non può essere riutilizzato per l'anno successivo come avviene per gli alberi di plastica.
In definitiva si tratta di studiare soluzioni per il miglioramento della filiera partendo dall'azienda agricola che deve presentare prodotti esteticamente validi per poi curare meglio la fase di trasporto e magazzinaggio al fine di assicurare un mantenimento accettabile almeno per tutto il periodo delle festività.
Un ruolo fondamentale gioca anche una politica dei prezzi ragionevole che non possono pesare eccessivamente sul momento decisionale del potenziale acquirente che si trova, oggi più che mai, a dover fare i conti con un budget familiare sempre più risicato; forse è arrivato il momento di un confronto complessivo almeno con la GDO.

IL PROGETTO PROBIORN

Il ruolo del C.A.N.C. nel progetto è di tipo tecnico e di coordinamento amministrativo delle attività previste, la parte agronomica è supportata dalla presenza di specializzati a supporto delle aziende e di amministrativi per la parte burocratica.
Il progetto “probiorn” costituisce per la produzione di albero di Natale un momento importantissimo sia per la possibilità di risoluzione delle problematiche agronomiche che ostacolano l'accesso alla certificazione biologica delle produzioni (diserbo) sia per l'opportunità di far emergere le virtù intrinseche di una coltivazione che, come detto in precedenza spesso è oggetto di diffamazione.
Oltre a quanto considerato il progetto costituisce per il Consorzio di tutela anche un occasione di confronto con istituzioni scientifiche che sono in grado di trasferire una notevole mole di informazioni e situazioni ed esperienze preziose per la crescita professionale del Consorzio stesso.


TRACCIABILITA' E RINTRACCIABILITA' UNA IDEA ANCHE PER IL VIVAISMO

Con la fine degli anni novanta e l'inizio del nuovo millennio si sta assistendo ad una vera e propria rivoluzione in materia di sicurezza alimentare e accertamento dei metodi produzione, origine delle materie prime, qualificazione dei fornitori, tracciabilità e rintracciabilità nel settore agricolo.
Molti sono gli strumenti disponibili sul mercato per qualificare le produzioni agricole dalla valorizzazione dei marchi di origine (DOP, IGP) all'agricoltura biologica (Reg. Cee 2092/91), al sistema di normazione ISO; tutto questo converge in un insieme di sistemi ognuno dei quali può essere elemento di una connessione, che comporta un flusso di informazioni e può dare garanzie sull'identificabilità comunicando al consumatore un sistema di relazione tra le diverse fasi della filiera, che sia trasparente, chiaro e semplice.
In questo contesto si inserisce la rintracciabilità definita dal Reg.Cee 178/2002*, che è un innovazione di natura tecnico-organizzativa basata sulla tecnica di raccolta e gestione dei dati riguardanti una filiera al fine di produrre informazioni sulla sicurezza del prodotto e sulla sicurezza dei metodi di ottenimento dello stesso.
Rintracciare e tracciare sono due processi distinti:
  • tracciare significa stabilire quali informazioni devono essere identificate,
  • rintracciare significa stabilire lo strumento tecnico più idoneo per ricostruire queste informazioni (dette appunto tracce).

Ora la rintracciabilità è un sistema che diverrà obbligatorio ma riguarda solo i prodotti alimentari tuttavia la concreta applicazione di tale sistema di organizzazione di informazioni e ricostruzione della storia di un prodotto finito costituisce una opportunità senz'altro da valutare anche nel settore delle piante ornamentali.
Poter ricostruire tutto il percorso produttivo di una determinata pianta sia in termini di approvvigionamento di materie prime, trattamenti antiparassitari subiti, concimazioni, identificazione dei lotti, consegne e quant'altro rappresenta un flusso di dati che oggi è possibile gestire tramite apposite dotazioni informatiche.
L'elemento di valorizzazione e pubblicità, di cui sono già in atto esperienze nel settore alimentare, è costituito da internet dove attraverso l'identificazione del numero di lotto è possibile leggere l'origine di quel determinato prodotto ed i trattamenti che esso ha subito compresa la data di preparazione e confezionamento.
Una ipotesi di lavoro in questo senso, per quanto complessa nel settore delle ornamentali è senz'altro da valutare in un ottica di trasparenza e qualificazione aziendale; molto concreta appare per l'albero di Natale dove il flusso delle informazioni da gestire non è di grandi dimensioni.

 
*Reg.Cee 178/2002 – definisce la rintracciabilità dei prodotti

E' disposta in tutte le fasi della produzione, trasformazione, distribuzione la rintracciabilità di alimenti, mangimi, animali….
Gli operatori devono riuscire a individuare i fornitori di alimenti, mangimi, animali…
Alimenti e mangimi immessi sul mercato della Ce devono essere adeguatamente etichettati per agevolarne la rintracciabilità…
Gli operatori devono disporre di sistemi per individuare i fornitori mettendo a disposizione le informazioni alle autorità richiedenti…

Norma UNI 10939

Si tratta di una norma generale, pubblicata dall'UNI nell'aprile 2001, che definisce i principi e specifica i requisiti per l'attuazione di un sistema di rintracciabilità nelle filiere agroalimentari, in grado di documentare la storia di un prodotto, attraverso l'identificazione e la registrazione dei flussi materiali e dell'organizzazione che accompagnano la formazione, la commercializzazione e la fornitura del prodotto.
 


Tabelle e grafici

CANC : consistenza delle superfici per specie e per età
 
  DATI PROD.      
         
specie Superficie (ha) Quantità (n°) Taglia (cm) Età (anni)
a.rosso 14,30 214.000 20 1
a.rosso 21,37 320.550 40-50 2
a.rosso 23,80 357.000 60-100 3
a.rosso 20,60 309.000 120-160 4
a.rosso 4,05 60.000 180-200 5
a.rosso 1,20 18.000 >200 6
totale a.rosso 85,32 1.278.550    
a.bianco 0,05 500 20 1
a.bianco 0,40 4.000 30-45 2
a.bianco 0,20 2.000 55-90 3
a.bianco 0,20 2.000 110-140 4
a.bianco 0,10 1.000 150-190 5
a.bianco 0,20 2.000 >200 6
totale a.bianco 1,15 11.500    
nordmanniana 1,10 11.000 20 1
nordmanniana 1,10 11.000 30-45 2
nordmanniana 2,40 24.000 55-90 3
nordmanniana 1,50 15.000 110-140 4
nordmanniana 1,30 13.000 150-190 5
totale nordmann. 7,40 74.000    
kosteriana 0,10 1.000 20 1
kosteriana 0,10 1.000 40-50 2
kosteriana 0,50 5.000 60-100 3
kosteriana 0,10 1.000 120-160 4
totale kosteriana 0,80 8.000    
  95 1.372.050    





CANC : dati tecnici per tipo di conduzione
tipologia n° aziende Superfici (ha) Quantità (n°) %
integrato 3 24 215500 15,7
biologico 1 4 23010 1,68
convenz. 16 67 1133540 82,62
totali 20 95 1372050 100







 
Pagine gestite e realizzate da: Paolo Marzialetti  © 1996/2008 Ce.Spe.Vi. - Pistoia
La riproduzione anche parziale del contenuto di queste pagine é vietata