Progetto PROBIORN
Produzione biologica di piante ornamentali

Convegno Settembre 2004 - COMICENT (Pescia)
 
SPERIMENTAZIONE DI STRATEGIE DI DIFESA A BASSO IMPATTO AMBIENTALE

Frangi P.*, Amoroso G.*, Beretta D.**, Tantardini A.***

*: Fondazione Minoprio – Centro MiRT – Vertemate con Minoprio (Como)
**: Servizio di Assistenza Integrata al Florovivaismo (S.A.I.F.) Lombardia
***: Servizio Fitosanitario della Regione Lombardia – Laboratorio Fitopatologico - Vertemate con Minoprio (Como)


Nel presente articolo vengono riassunte le attività di sperimentazione riguardanti le tecniche di difesa a ridotto impatto ambientale svolte a partire dal 2001 nell'ambito dei Progetti di Sperimentazione regionale sul Florovivaismo.

1. Controllo biologico di Rhizoctonia solani su poinsettia

Nelle prime fasi di produzione della poinsettia uno dei patogeni più dannosi è sicuramente Rhizoctonia solani. I sintomi sono difficilmente distinguibili da quelli causati da Pythium spp. e Phytophtora nicotianae. Le piante vengono generalmente colpite dopo l'invasatura e presentano a livello del colletto un marciume secco e depresso di colore bruno chiaro. Quando il danno interessa tutto il perimetro del fusto la poinsettia dissecca e muore; in caso contrario si ha la formazione di cancri nella zona del colletto, che rendono la pianta fragile e non adatta alla commercializzazione (vedi foto 1). Questo patogeno è caratterizzato da un'elevata capacità di sopravvivenza nel terreno (anche per diversi anni).

Foto 1. Attacco di Rhizoctonia solani su poinsettia

La diffusione avviene solitamente tramite terreno infetto, portato a contatto delle piante con l'irrigazione o le normali operazioni colturali.
La difesa tradizionale si basa su misure di prevenzione, quali l'utilizzo di vasi e substrati sterili, e su trattamenti con prodotti come Rizolex (tolclofos-metile) e Switch (ciprodinil + fludioxonil). Negli ultimi anni, anche a seguito della crescente attenzione verso la lotta biologica ed integrata, si sono rese possibili nuove strategie di difesa utilizzando ceppi di antagonisti naturali contro R. solani e concimi indicati come induttori di resistenza e stimolanti della radicazione.
In tre prove sperimentali svolte presso la Fondazione Minoprio è stata valutata l'efficacia di questi formulati biologici contro R. solani, ponendoli a confronto con un principio attivo utilizzato nella difesa chimica tradizionale ed effettuando una infezione artificiale con il patogeno.

I PROVA
Questa prima prova, svoltasi nel periodo agosto-settembre 2001, ha avuto carattere preliminare ed ha valutato la patogenicità e la virulenza del ceppo di R. solani impiegato per l'infezione artificiale su poinsettia.

II PROVA
La sperimentazione si è svolta nel periodo settembre-dicembre 2001. Sono stati saggiati quattro prodotti biologici basati su ceppi antagonisti: Biomix (Trichoderma harzianum), Philos (Bacillus subtilis F3), Trichodex (T. harzianum T39) e Rootshield (T. harzianum T22). I formulati sono stati posti a confronto con un testimone chimico, trattato con Rizolex (tolclofos-metile) e con un testimone inoculato ma non trattato. L'inoculo artificiale di R. solani è stato mescolato al substrato di coltivazione con 21 giorni di anticipo rispetto alla data di trapianto delle talee, allo scopo di far raggiungere un equilibrio alla carica patogena presente nel substrato. Sono state utilizzate 3 diverse dosi per inoculare il patogeno: 1, 2.5 e 5 g di cariossidi infette per kg di substrato. I materiali così preparati sono stati conservati per 2 settimane a 22°C e poi trattati con i ceppi antagonisti.
L'incidenza della malattia è stata valutata come percentuale di piante con sintomi di R. solani a 4, 7, 14, 21, 28, 35 giorni dall'invasatura delle talee di poinsettia.
I rilievi effettuati hanno messo in evidenza una limitata efficacia dei formulati a base di antagonisti nel contenimento di R. solani anche nel caso di un inoculo a bassa concentrazione del patogeno (Fig. 1). Rizolex (Tolclofos-metile) ha invece garantito ottime percentuali di protezione alle diverse dosi di infezione della malattia.



III PROVA
In questa terza prova, svoltasi nel periodo luglio-novembre 2003, sono stati saggiati, oltre a ceppi antagonisti di R. solani, anche dei concimi commercializzati dalle ditte produttrici come mezzi di protezione delle piante dai marciumi del colletto. Tra questi il calcio complessato e il formulato Fungiplan (miscela di macro e microelementi) hanno lo scopo di rafforzare le pareti cellulari, promuovendo la sintesi di callosio e lignine e rendendo così la pianta meno suscettibile agli attacchi del patogeno. Rizoplan, invece, prodotto a base di polisaccardidi naturali (oligosaccarine e mucopolisaccaridi) in miscela con macro e microelementi, è in grado di stimolare la formazione di nuove radici e la protezione dell'apparato radicale.
Le tesi saggiate sono state le seguenti:
1 – 4: Diverse combimazioni di Fungiplan + Rizoplan
5: Remedier (T. harzianum + T. viride)
6: Bactis (Bacillus subtilis F3)
7: Plantshield (T. harzianum T22)
8: Calcio complessato
9: Rizolex (tolclofos-metile)
10: Testimone non trattato inoculato.
I risultati della sperimentazione hanno messo in evidenza come, dopo soli 15 giorni dal trapianto, la mortalità delle piante inoculate con R. solani e trattate con i prodotti biologici era superiore al 50%, per avvicinarsi nei successivi 15 giorni alla quasi totalità; andamento analogo è stato registrato per il test non trattato (Fig. 2). Completamente diverso è stato il comportamento del testimone chimico, trattato con Rizolex (tolclofos-metile): in questo caso non sono state registrate perdite di piante per l'attacco del patogeno sino alla fine della prova.
Occorre sottolineare come questi risultati siano stati ottenuti invasando le giovani piantine in un terreno già contaminato col patogeno. Di questi formulati, quindi, è stata valutata la sola efficacia curativa.
I dati ottenuti in questa prova hanno permesso di confermare quanto già osservato nelle sperimentazioni precedenti: la scarsa efficacia dei prodotti biologici basati su ceppi antagonisti e l'ottima attività del prodotto chimico di riferimento (tolclofos-metile). Nel caso dei concimi ad azione protettiva dell'apparato radicale delle piante è auspicabile un proseguimento della sperimentazione, allo scopo di valutare l'efficacia preventiva di tali prodotti.



2. Controllo biologico di Fusarium oxysporum su ciclamino in serra

La tracheo-fusariosi del ciclamino, causata da Fusarium oxysporum, rappresenta tuttora l'alterazione più diffusa e grave a carico di questa coltura. La sintomatologia iniziale si manifesta con ingiallimenti fogliari in prossimità del picciolo che successivamente si estendono all'intera lamina; sezionando il bulbo si evidenzia facilmente la presenza di punteggiature bruno-rossastre in corrispondenza dei vasi legnosi colpiti dall'infezione e occupati dalla proliferazione del fungo (vedi foto 2).

Foto 2. Sintomi di Fusarium oxysporum su ciclamino

La difesa tradizionale si basa su trattamenti con benzimidazolici; alcuni principi attivi non sono tuttavia utilizzabili in ambiente protetto, dove si svolge la maggior parte del ciclo produttivo di questa pianta. Negli ultimi anni è aumentato l'interesse da parte dei floricoltori verso l'utilizzo di substrati repressivi o, più precisamente, l'applicazione al substrato, subito dopo l'invasatura, di preparati biologici a base di microrganismi o di funghi antagonisti.
La disponibilità di formulati contenti ceppi di antagonisti naturali contro F. oxysporum ha rappresentato il motivo per saggiarne l'efficacia nel corso di tre prove sperimentali, confrontando i formulati con i principi attivi utilizzati nella difesa chimica tradizionale ed effettuando una infezione artificiale con il patogeno.

I PROVA
Questa prima prova, svoltasi nel periodo maggio - agosto 2002 ha messo a punto un sistema di inoculazione e un disegno sperimentale per ricreare le condizioni di un'infezione naturale

II PROVA
In questa seconda prova, svoltasi tra i mesi di settembre 2002 e gennaio 2003, è stata valutata l'efficacia di formulati biologici, basati su antagonisti di Fusarium oxysporum, rispetto a quella di due principi attivi tradizionali (carbendazim e prochloraz), nel contenere la fusariosi su ciclamino. Ogni tesi è stata suddivisa in due subparcelle, di cui solo una inoculata artificialmente con il patogeno. Con questo accorgimento si è cercato di riprodurre le condizioni aziendali, dove piante sane possono ritrovarsi vicino a piante infette.
Nelle tesi 3 e 4 inoculate (tab.1) la percentuale di piante colpite è risultata significativamente inferiore rispetto a quella della tesi 10 (testimone non trattato), dimostrando come gli antagonisti biologici siano stati efficaci e durevoli nel contenere la malattia anche nelle condizioni di maggior pressione infettiva. Anche nelle parcelle non inoculate i prodotti utilizzati nelle tesi 3 e 4 hanno ridotto l'incidenza della malattia, pur se non a livelli riscontrati dai test di significatività. Interessante è osservare che nessuna pianta della tesi 3 è risultata infetta dopo quasi tre mesi dall'introduzione del Fusarium patogeno nella serra di coltivazione.


Tab. 1 - Percentuale di piante con sintomi di fusariosi a 85 e a 115 giorni dall'infezione con il patogeno
Giorni dall'infezione 85 115
Tesi non inoculato inoculato non inoculato inoculato
1. Fusarium antagonista 251/2 3.1 cd 41.9 ac 9.3 b 66.1 ac
2. Philos 16.9 ac 29.9 bc 20.1 ab 42.8 bd
3. Plantshield 0.0 d 12.9 c 17.0 ab 28.6 d
4. Radix 3.5 cd 6.7 c 9.8 b 26.3 cd
5. Rootshield 16.9 ac 71.0 a 43.3 a 87.1 a
6. Fuspiù 16.9 ac 34.3 ac 20.5 ab 60.3 bc
7. Biomix TL 26.7 a 52.6 ab 26.7 ab 73.6 ab
8. Bavistin 3.1 cd 33.4 ac 10.3 b 40.2 bd
9. Octave 6.7 bd 57.5 ab 13.4 b 64.3 ac
10. Testimone non trattato 10.0 ad 54.0 ab 26.8 ab 63.4 ac
Significatività ** ** * **
Per ciascuna colonna i dati accomunati dalla stessa lettera non differiscono statisticamente tra di loro usando il test di Duncan. (*): significativo per P = 0.05; (**): significativo per P = 0.01.

L'azione di tipo preventivo è riuscita quindi a mantenere a percentuali molto ridotte di infezione sia le piante non inoculate che quelle infettate artificialmente. Nel confronto con i trattamenti chimici le tesi 3 e 4 hanno fornito risultati simili a quelli raggiunti nella tesi 8, trattata con Bavistin (carbendazim). Invece Octave (prochloraz), utilizzato nella tesi 9, si è dimostrato scarsamente efficace contro la fusariosi, provocando anche problemi di ritardo nella fioritura e un ridotto numero di fiori.

III PROVA
In quest'ultima prova, svoltasi nel periodo giugno-dicembre 2003, si sono confrontati ancora ceppi fungini o batterici antagonisti della fusariosi con due principi attivi utilizzati nella difesa chimica convenzionale della coltura; al confronto è stato aggiunto un concime (calcio complessato) descritto come induttore di resistenza, in quanto in grado di provocare un ispessimento delle pareti cellulari delle radici della pianta. Un'altra modifica rispetto alle prove dell'anno precedente ha riguardato l'utilizzo di piantine di ciclamino già trattate con Fusarium antagonista in fase di produzione vivaistica.
In maniera similare alla seconda prova è stato approntato un disegno sperimentale che prevedeva una suddivisione delle tesi in due subparcelle, di cui una sola infettata artificialmente con il patogeno.
I primi sintomi della malattia si sono manifestati a 60 giorni dall'infezione; lo sviluppo della malattia è stato in seguito molto lento, probabilmente a causa delle elevate temperature che hanno contraddistinto i mesi estivi durante il 2003. Si è quindi deciso di effettuare un secondo intervento di infezione con il Fusarium patogeno in ottobre.
Nelle parcelle non infettate artificialmente con il patogeno i livelli di malattia sono risultati molto bassi in tutte le tesi, ad eccezione di quelle trattate con Octave (prochloraz) e con calcio complessato, in cui si è avuta una percentuale di piante con sintomi di fusariosi superiore al 30% (Tab. 2). Nelle parcelle infettate con il Fusarium patogeno le tesi trattate con Bavistin (carbendazim) e Octave (prochloraz) sono risultate le più colpite dalla malattia anche se, data l'eterogeneità della comparsa della malattia nelle varie parti della serra, le differenze tra le tesi non sono risultate statisticamente significative.

Tab. 2 - Percentuale di piante con sintomi di fusariosi        
 
Tesi Non inoculato Inoculato
1. Fusarium ant. 251/2 0,0 c 12,5
2. Bactis 4,2 c 12,5
3. Plantshield 0,0 c 33.3
4. Remedier 0,0 c 16,7
5. Trichoderma 252 4,2 c 20,8
6. Trichoderma 14-2 8,3 c 41,7
7. Trichoderma 252 + 14-2 0,0 c 25,0
8. Fuspiù 0,0 c 25,0
9. Fusarium+Streptomyces+Pseudomonas 0,0 c 20,8
10. Bavistin 0,0 c 58,3
11. Octave 41,7 a 45,8
12. Calcio complessato 33,3 ab 25,0
13. Testimone non trattato 12,5 bc 20,8
Significatività ** n.s.
Per ciascuna colonna i dati accomunati dalla stessa lettera non differiscono statisticamente tra di loro usando il test di Duncan. (n.s): differenza non significativa; (**): significativo per P = 0.01.

Per quanto riguarda l'effetto dei trattamenti sulle caratteristiche qualitative delle piante si è osservato che Octave (prochloraz) e, in misura minore, il calcio complessato hanno ritardato la fioritura di ciclamino: nel primo caso la percentuale di piante fiorite dopo 6 mesi di coltivazione è risultata inferiore al 20%, mentre nelle parcelle trattate con calcio complessato la percentuale di fioritura non raggiungeva il 50%.

3. Impiego di insetticidi naturali per il controllo del tripide Frankliniella occidentalis in crisantemo da vaso
Frankliniella occidentalis (foto 3) non è una specie autoctona, ma è stata introdotta in maniera accidentale dagli Stati Uniti nella seconda metà degli anni ottanta. I danni arrecati su crisantemo da questo insetto riguardano principalmente la deformazione dei germogli fiorali, la decolorazione sui petali e la successiva necrosi dei tessuti.

Foto 3. Frankliniella occidentalis

Questa prova si è posta come obbiettivo di verificare l'efficacia di due insetticidi naturali: Naturalis, sospensione concentrata del fungo Beauveria bassiana, e Neem azal, il cui principio attivo (azadiractina) viene viene estratto dall'albero di Neem. Su indicazione della ditta produttrice, Naturalis è stato utilizzato in miscela con un coadiuvante biologico (pinolene), allo scopo di proteggere le spore di B. bassiana dai raggi ultravioletti. I formulati biologici sono stati messi a confronto con principio attivo tradizionale (acrinatrina).
I valori ottenuti sono riportati in figura 3. Dai risultati emerge una sostanziale inefficacia del trattamento con Naturalis (Beauveria bassiana), nonostante siano state effettuate 3 applicazioni curando di effettuare una buona bagnatura della vegetazione. Il risultato negativo potrebbe essere giustificato dalle piccole dimensioni dell'insetto e dalla difficoltà di raggiungerlo e colpirlo con insetticidi di contatto. F. occidentalis ha l'attitudine a vivere nascosto tra le parti del fiore, restando perciò riparato dalle spore di B. bassiana. L'altro insetticida saggiato, Neem azal (azadiractina), ha mostrato una modesta efficacia ed una scarsa persistenza d'azione. Il formulato chimico a base di acrinatrina ha mostrato un elevato potere abbattente ed una buona persistenza d'azione, imputabile alle caratteristiche di residualità sulla vegetazione che sono proprie del principio attivo.



4. Impiego di insetticidi naturali per il controllo degli aleirodidi su poinsettia
La lotta chimica contro gli aleirodidi si presenta abbastanza difficoltosa, sia a causa della velocità e scalarità con la quale si susseguono le varie generazioni dell'insetto negli ambienti di coltivazione, che per la facilità con la quale si sviluppano ceppi resistenti ai più comuni principi attivi utilizzati. A questo va aggiunta la difficoltà di colpire le neanidi con prodotti di contatto. Quest'ultime infatti si sviluppano sulla lamina inferiore delle foglie, in posizione protetta e difficilmente raggiungibile, coperte da materiale ceroso e da melata.
In questa prova è stata saggiata l'efficacia di due formulati biologici, Naturalis (Beauveria bassiana) e Neem azal (azadiractina), rispetto a quella di un principio attivo tradizionale (imidacloprid), nel contenere Trialeurodes vaporariorum e Bemisia tabaci (foto 4 e 5).

Foto 4. Adulto di aleirodide


Foto 5. Veduta della prova

Dai risultati, riportati in figura 4, emerge una debole efficacia del formulato a base di B. bassiana nel contenimento delle forme giovanili degli aleirodidi quando applicato in uno o due interventi. Anche Neem azal (azadiractina) non ha mostrato efficacia di contenimento delle popolazioni di aleirodidi: ciò fa presupporre una scarsa sistemicità acropeta del formulato utilizzato o una debole persistenza e residualità di questo principio attivo nel substrato.
Confidor (imidacloprid) ha mostrato una buona attività di contenimento delle neanidi e una discreta persistenza d'azione, imputabile alle caratteristiche di sistemicità acropeta e residualità che sono propri del principio attivo.



5. Verifica dell'efficacia di artropodi utili contro cocciniglia cotonosa su piante verdi
Le cocciniglie possono arrecare seri danni alle colture ornamentali. Questi insetti portano ad un progressivo deperimento della pianta per sottrazione di linfa e ad un accumulo di secrezioni zuccherine su cui si sviluppano muffe nerastre (fumaggini).
Il coleottero coccinellide Cryptolaemus montrouzieri (foto 6) è utilizzato da molto tempo in tutto il mondo nei programmi di difesa biologica ed integrata degli agrumi e delle piante ornamentali. Originario dell'Australia, l'adulto misura 5-6 mm ed è di colore marrone, con testa, protorace, punta delle ali e addome di color arancio. La temperatura ottimale di sviluppo di quest'insetto è intorno ai 25 °C.

Foto 6. Adulto di Cryptolaemus montrouzieri


Questa prova è stata effettuata allo scopo di valutare l'efficacia del controllo biologico di cocciniglia su piante situate nella serra tropicale della Fondazione Minoprio e, in particolare, su esemplari appartenenti alle specie Croton, Brunfelsia pauciflora e Cordyline.
Sono state scelte queste tre specie, situate in tre diverse zone della serra, poiché risultate particolarmente sensibili e fortemente infestate dalla cocciniglia Pseudococcus longispinus (nota anche come “cocciniglia cotonosa” per la tipica pruina cerosa che la ricopre – foto 7).

Foto 7. Cocciniglia cotonosa (Pseudococcus longispinus)

I rilievi effettuati hanno messo in evidenza la possibilità di controllo biologico di Cryptolaemus montrouzieri nei confronti della cocciniglia Pseudococcus longispinus, e della sua applicabilità in un ambiente di coltivazione di piante appartenenti a specie sensibili a cocciniglia. Le condizioni ambientali, riferite soprattutto alla temperatura minima, ed una sufficiente infestazione da parte della cocciniglia hanno dimostrato di rappresentare i due fattori chiave per la buona riuscita del controllo.
L'attento e costante monitoraggio di queste due condizioni è infatti indispensabile per ottenere risultati positivi. Osservando, nel corso dell'anno, l'andamento dello sviluppo e dell'infestazione da parte della cocciniglia, è possibile prevedere i successivi lanci del predatore e, in caso di grave infestazione, prevedere interventi con principi attivi selettivi nei confronti dei coccinellidi antagonisti o semplicemente con prodotti a base di saponi o sali di potassio che agiscono sciogliendo la protezione cerosa che ricopre le cocciniglie, rendendole più deboli e più esposte.

6. Valutazione dell'efficacia di acari fitoseidi nel controllo di Echinothrips americanus

Originario delle regioni orientali degli Stati Uniti, Echinothrips americanus (foto 8) si è diffuso rapidamente in tutta Europa a partire dall'Olanda in seguito a scambi di materiale vegetale. Nel nostro paese è stato identificato per la prima volta nel 1998 in alcune serre dell'Italia settentrionale. In breve tempo il tripide ha 'colonizzato' moltissime serre, arrecando danni di entità sempre maggiore su diverse specie ornamentali.

Foto 8. Adulto di Echinothrips americanus

La prova ha voluto saggiare l'efficacia nel contenere questo nuovo tripide da parte di due specie di acari fitoseidi, Amblyseius cucumeris e Amblyseius californicus, validi predatori delle forme giovanili di Frankliniella occidentalis. Sono state previste tre tesi:
1. Un lancio di A. californicus (4 predatori/pianta) e due successivi lanci di A. cucumeris (100 predatori/pianta);
2. Tre lanci successivi di A. cucumeris (100 predatori/pianta);
3. Testimone non trattato.
I risultati ottenuti sono descritti nelle figure 5 e 6. Da questi emerge che il controllo biologico di E. americanus è possibile ed è anzi una valida alternativa alla lotta chimica. Infatti l'infestazione è stata contenuta in maniera soddisfacente, nonostante le elevate temperature estive.
E' apparso inoltre evidente come, nelle prime fasi della sperimentazione, A. californicus abbia garantito un miglior controllo di E. americanus, non risentendo affato delle basse dosi d'impiego. Questo risultato è probabilmente riferibile alla miglior capacità di insediarsi precocemnte sulla coltura rispetto ad A. cucumeris. Anche quest'ultimo, una volta insediatosi, è stato in grado di garantire un buon controllo del tripide.



7. Il progetto FLOROBIO (Produzioni florovivaistiche a basso impatto ambientale)
Le produzioni florovivaistiche lombarde hanno raggiunto uno standard qualitativo elevato negli ultimi anni, grazie all'ammodernamento delle strutture e dei metodi di produzione. L'introduzione di programmi di difesa integrata in alcuni distretti produttivi ha permesso di contenere l'uso di fertilizzanti e di fitofarmaci. Ma la diffusione più capillare delle produzioni a basso impatto ambientale richiede continui approfondimenti sperimentali per essere efficacemente applicabile. Il progetto si propone di fornire ai produttori florovivaisti alcune indicazioni operative atte a razionalizzare l'utilizzo dei mezzi di produzione, promuovendo interventi efficaci e risolutivi dei problemi attraverso strategie di intervento a basso impatto ambientale.
Il progetto FLOROBIO, della durata di 12 mesi, nasce dalle richieste dei tecnici impegnati nei progetti di assistenza integrata al florovivaismo della Regione Lombardia (SAIF) ed i risultati conseguiti verranno rapidamente veicolati attraverso tale canale ai produttori florovivaisti lombardi.
Risultati attesi:
  • Utilizzo di nuovi materiali pacciamanti per il controllo delle infestanti in aiuola e in vivaio
  • Protocolli di fertilizzazione organica per produzioni biologiche di qualità in ciclamino
  • Calendari di lotta integrata per il controllo dei principali fitofagi nelle colture floricole lombarde
  • Controllo di alcuni patogeni fungini delle colture ornamentali mediante l'impiego di biofungicidi e induttori di resistenza
  • Giustificazione della validità delle produzioni floricole integrate anche dal punto di vista economico
Il progetto FLOROBIO, proposto dalla Fondazione Minoprio, è stato approvato dalla Giunta regionale della Lombardia (D.G.R. n. 7/17326 del 30 aprile 2004) e finanziato al 73%.
Temi di sperimentazione:
  1. Utilizzo di materiali inerti e biodegradabili come pacciamanti per il controllo delle infestanti in aiuola e in contenitore
  2. Valutazione dell'impiego di fertilizzanti organici nella coltivazione biologica del ciclamino
  3. Valutazione dell'impiego di Coenosia attenuata per il controllo biologico delle piante ornamentali
  4. Studio dell'efficacia dei protocolli di lancio dei parassitoidi di aleirodidi su poinsettia
  5. Prova di lotta biologica contro Echinothrips americanus su piante a fogliame ornamentale
  6. Utilizzo di nematodi resistenti agli stress termici per la lotta a Othiorrynchus sulcatus
  7. Prova di attivatori di resistenza e di microrganismi antagonisti e soppressivi dei patogeni della rizosfera per il controllo di Rhizoctonia solani in poinsettia
  8. Strategie integrate di controllo di Phytophthora spp. su erica
  9. Sostenibilità della difesa integrata e/o biologica in floricoltura: casi studio

Pubblicazioni nell'ambito dei progetti di sperimentazione
A.V.V., 2004. Progetto di sperimentazione regionale sul florovivaismo. Risultati 2000/2003. Quaderni della Ricerca n. 34, Regione Lombardia, Direzione Generale Agricoltura.
Amoroso G., Beretta D., Frangi P., 2004. Valutazione dell'efficacia di acari fitoseidi nel controllo di Echinothrips americanus. Clamer Informa 29(1): 19-23.
Beretta D., Tantardini A., Frangi P., 2004. Utilizzo di lotta biologica in serra su piante verdi per il controllo di cocciniglia. Clamer Informa 29(2): 57-60.
Tantardini A., Frangi P., 2002. Valutazione dell'impiego di insetticidi biologici e di origine naturale per il controllo del tripide Frankliniella occidentalis su crisantemo in vaso. Flortecnica 26(3): 96-99.
Tantardini A., Frangi P., Ronchi L., 2002. Poinsettia: scarsa efficacia di mezzi biologici nella lotta a Rhizoctonia solani. Colture Protette 31(11): 87-89.
Tantardini A., Beretta D., Frangi P., 2003. Valutazione dell'impiego di insetticidi biologici e di origine naturale per il controllo degli aleirodidi su poinsettia. Clamer Informa 28(5): 25-30.
Tantardini A., Frangi P., Beretta D., 2003. Valutazione della lotta biologica a Fusarium oxysporum su ciclamino. Colture Protette 32(9): 133-137.

 
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