Progetto VIS   "VIvaismo Sostenibile"

Finanziato dalla Regione Toscana affidato con bando pubblico (BURT n.38 del 23.09.2009)
al Ce.Spe.Vi. - Centro Sperimentale per il Vivaismo
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INTRODUZIONE


Il florovivaismo è un settore estremamente strategico per la Regione Toscana se consideriamo che su 7.300 ettari, pari all’1% della superficie agricola utilizzata, viene realizzato il 20% della produzione agricola regionale. Gli ultimi dati relativi al 2007 pubblicati dal "Sistema statistico regionale", mostrano purtroppo una dinamica di settore con l’ulteriore contrazione della floricoltura che tuttavia viene controbilanciata da una crescita anche superiore del vivaismo. In questo scenario la provincia di Pistoia consolida la propria posizione di leader del comparto, raggruppando oltre il 70% della superficie vivaistica regionale (4.782 ettari).

Per questo motivo un progetto di ricerca per il settore non poteva che concentrare la sua attenzione su tale area della Toscana, anche in considerazione del fatto che vi è stato costituito di recente il Distretto Rurale Vivaistico-ornamentale pistoiese, ai sensi della L.R. 21/2004. Questa estrema concentrazione dell’attività vivaistica - il Distretto può essere circoscritto in un quadrato di circa 8 Km di lato - se da un lato costituisce un punto di forza per il settore, dall’altro pone tutta una serie di problematiche soprattutto di impatto ambientale, in un’area fortemente urbanizzata come quella pistoiese (Belletti et al., 2007). Tutto ciò ha fatto maturare l’esigenza di una valutazione di questo sistema produttivo soprattutto dal punto di vista della sostenibilità ambientale. Il Progetto “IDRI - Razionalizzazione dell''impiego delle risorse idriche e dei fertilizzanti nel florovivaismo” (2003-2004) ed il Progetto “PROBIORN Produzione biologica di piante ornamentali” (2004-2006) finanziati dall'ARSIA, ed il Progetto Equal “FLOVITUR – Sviluppo Rurale Sostenibile ed Integrato” (2005-2007) promosso dalla Provincia di Pistoia, sono alcuni esempi di recenti progetti di ricerca che testimoniano il crescente interesse per questi temi.

Quindi, in quest’ottica, gli argomenti di ricerca al centro dell’attenzione sono l’uso delle risorse come l’acqua e dei mezzi tecnici come i fertilizzanti ed i fitofarmaci, al fine di ridurne l’impiego e promuovere un loro uso più razionale soprattutto più rispettoso dell’ambiente (Nicese e Ferrini, 2008). Inoltre i problemi degli scarti e dei reflui aziendali, che ultimamente sono più volte balzati all’attenzione delle cronache locali, impongono la ricerca di nuove metodologie per una corretta gestione ed il loro recupero e riutilizzo per quanto possibile, in particolare delle componenti non rinnovabili come le torbe dei terricci (Marzialetti e Vieri, 2009).

Riguardo all’energia invece, a differenza della floricoltura, il settore vivaistico non pone particolari problemi. Infatti, non vi sono serre e tunnel riscaldati, se non per sporadico soccorso invernale, né illuminazione supplementare o altre pratiche ad alto consumo energetico. I carburanti per le lavorazioni e l’elettricità per le pompe irrigue costituiscono gli unici impieghi di una certa entità, ma che incidono scarsamente sul processo produttivo (Progetto FLORENER). Quindi, il tema dell’energia avrà necessariamente uno spazio limitato nel progetto VIS.

Il forte interesse per le tematiche ambientali non viene dettato solo dalle esigenze di rispettare le nuove normative (Nuvoli et al., 2007) e far convivere questo settore con la cittadinanza in un’area densamente abitata. Le aziende vivaistiche, infatti, stanno maturando un crescente interesse per l’adozione di certificazioni ambientali che consentano alle stesse aziende di rimanere i leader sul mercato europeo (Lazzerini et al., 2009).
Com’è noto è cresciuta molto nei consumatori la sensibilità ai temi ambientali, non solo per i prodotti alimentari. Da una recente indagine svolta nel Nord America da Veriflora, l’ente di certificazione ambientale per il settore florovivaistico (analogo ad altri europei come MPS), è emerso che quasi il 90% dei consumatori sono interessati ai prodotti “eco-friendly” e circa il 30% li chiede espressamente (Pizano, 2009). Non c’è motivo di pensare che non stia avvenendo la stessa cosa sul mercato europeo (il mercato principale per le piante toscane) e interno. Secondo quanto riportato nell’inserto economico del Corriere della Serra del 26/10/2009, più della metà degli italiani valutano l’impatto ambientale della produzione prima dell’acquisto di un prodotto (54%) e ritengono importante l’eco-etichetta di un prodotto (56%).

Dopo che diverse aziende vivaistiche sono approdate alla certificazione del sistema di gestione del processo produttivo e delle relative risorse (tipo ISO 9000), il mercato richiede in maniera sempre più pressante l’adozione di un “sistema di gestione ambientale” cioè la certificazione della gestione del processo produttivo che assicuri la conformità alle norme in campo ambientale (EMAS, ISO 14000, MPS ecc.). Pertanto a sostegno di questo nuovo orientamento è necessario che la ricerca e la sperimentazione metta a disposizione del settore il maggior numero di soluzioni tecniche che consentano di rendere sempre più sostenibile il processo produttivo, permettendo di conseguire gli obiettivi continuamente crescenti delle certificazioni in materia ambientale.
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